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AUDIOVISIVI Europa

Unesco: sì alla diversità culturale, ma manca la ratifica

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E' una prima e sincera vittoria. Ma la battaglia non è ancora stata vinta. La "diversità culturale" è stata adottata ieri in sessione plenaria a Parigi. Con una larga maggioranza: 148 voti a favore, 2 contro (Usa e Israele) e 4 astensioni (Australia, Liberia, Nicaragua e Honduras). Una carta bianca agli aiuti pubblici a lungo termine per tutti i servizi culturali, compresi cinema e media. Un imprimatur alla politica europea per frenare l'importazione massiccia delle opere di Hollywood.

Gli USA, che sono tornati ad aderire all'UNESCO nel 2003, per iniziativa di Georges W Bush dopo averlo lasciato nel 1983, non sono riusciti a far bocciare un documento dalla portata giuridica sfavorevole ai loro interessi commerciali. Fino ad oggi tutto ero sottomesso alle decisioni dell'OMC (Organizzazione mondiale del commercio) che autorizzava solo delle esenzioni provvisorie alla regola del libero scambio.

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Prima debolezza. L'articolo 20 dice che la convenzione Unesco è di natura giuridica "equivalente a ogni altro strumento internazionale esistente", e quindi alla pari con l'OMC. Si tratterà ora di mettere d'accordo queste due giurisdizioni che non sono consensuali. In prospettiva ci saranno degli scontri, con lo sbarramento degli USA sui due fronti.
Seconda debolezza: per entrare in vigore, la diversità culturale deve essere ratificata da almeno 30 paesi ed essere adottata dai rispettivi parlamenti nazionali. Non c'è un limite temporale per la ratifica. Il che può permettere agli Usa di continuare nella strategia ad effetto domino (accordare degli aiuti in un altro settore commerciale in cambio di una libera penetrazione dei film imposti dalle major). Tanti paesi si trovano già in questa situazione. L'Unione europea ha parlato con una sola voce a Parigi. Cosa succederà nelle assemblee nazionali? Perché anche i paesi europei sulla questione erano divisi.

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(Tradotto dal francese)

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