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CANNES 2006 Un Certain Regard / Francia

Il dottor Usmonov guarisce l’impotenza

di 

Il giovane Kamal riuscirà a superare il blocco e a consumare finalmente il matrimonio? Questo è in apparenza il soggetto di Per andare in cielo, bisogna morire, il nuovo film del regista tagiko Djamshed Usmonov, una coproduzione europea proiettata oggi pomeriggio nella sezione Un Certain Regard. Ma il divertente viaggio iniziatico in città di questo bel ragazzo un po’ maldestro (Khurched Golibekov, nipote del regista) che passa il tempo a guardare tutte le ragazze che gli passano sotto tiro, e che viene invitato dal cugino ad andare a letto con delle prostitute, nasconde un secondo film che inizia quando il ragazzo incontrerà un pericoloso criminale. Convinto che Kamal sia andato a letto con sua moglie (una impeccabile Dinara Droukarova), l’uomo lo trascina con sé in una serie di furti in alcune ville lussuose. Ma la passività del ragazzo finirà dopo l’omicidio e lo stupro commessi dal suo compagno. Dopo averlo ucciso riuscirà anche a perdere la verginità e, una volta compiuta la missione, ritornerà da sua moglie. Un passaggio dal racconto personale al trhiller con una strana morale finale per un film che il pubblico non ha accolto all’unanimità malgrado lo stile visivo e narrativo impeccabile.

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Prodotto dalle società francesi Elzévir e Ciné Manufacture, Per andare in cielo, bisogna morire ha beneficiato di un budget di 1,milioni di euro compresa la coproduzione dei tedeschi di Pandora, degli svizzeri di Saga Production e di TSR, di Arte France Cinéma e di South Bridge (Russia). Sostenuto anche dal CNC (120 000 euro), da Filmstiftung NRW, Filmförderungsanstalt e Ufficio della Cultura federale svizzero, il film di Djamshed Usmonov sarà distribuito in Francia da Rezo Films. Celluloid Dreams lo rivenderà all’estero.

(Tradotto dal francese)

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