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CANNES 2006 Quinzaine / Portogallo

Transe: un’Europa da incubo

di 

Da Berlino (Alex, 1991) a Venezia (Deux frères, une sœur) e a Cannes (Les Mutants, 1998), Teresa Villaverde non è un volto sconosciuto nel giro dei grandi festival. Rieccola ora alla Quinzaine des Réalisateurs con una favola, terrificante, su un’Europa da incubo.

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si snoda fra le tenebre di un Vecchio Continente abitato da esclusi, da trafficanti di corpi e anime. Un mondo di tenebre dove "è guerra … tra le persone. I più forti uccideranno i più deboli", dice uno di questo soldati moderni, che sono in guerra per sopravvivere. Cronaca di una discesa agli inferi, il film procede attraverso una narrazione ellittica con inquadrature dilatate. Interpretata da Ana Moreira, Sonia, scappa al gelo della Russia.. ma questo freddo la perseguita. Dalla camera dell’albergo in Germania dove viene fatta prigioniera alla casa italiana dove viene servita come regalo per il rampollo di una famiglia, (Robinson Stévenin). Rubata, stuprata, costretta a prostituirsi, sequestrata, Sonia diventa una merce, un corpo perduto alla deriva.

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Attraverso un lavoro sulla durata, che lascia il tempo alle immagini di palpitare, grazie a questi luoghi non individuabili su una cartina, piatti come delle scenografie teatrali, attraverso il lavoro sul suono (tante voci fuori campo tutte come voci interiori) e sui colori (freddi come quel ghiaccio che Sonia voleva non sentire più), Transe è un allegoria, dove è assente ogni linearità ma è forte l’impianto poetico, che ricorda il cinema di De Oliveira. E se il maestro portoghese raccontava la fine della civiltà in Un film parlato, Teresa Villaverde è andata a filmarne invece la dannazione.

Rivenduto da Gémini Films, che lo distribuirà in Francia, Transe è stato prodotto da Clap Filmes e Gémini di Paulo Branco, in coproduzione con gli italiani di Revolver. Il film ha ricevuto il sostegno di ICAM, CNC e Eurimages.

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(Tradotto dal francese)

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