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FESTIVAL Ungheria

Milky Way di Benedek Fliegauf a Locarno

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Il cinema ungherese sarà rappresentato alla 60ma edizione del festival di Locarno (1-11 agosto) da Milky Way di Benedek Fliegauf, in concorso nella sezione Registi del presente. Applaudito con Forest e multipremiato con Dealer, il regista magiaro, 32 anni, ha firmato con questo terzo lungometraggio un film definito psichedelico, concepito sulla linea della musica "ambient" esplorata da Brian Eno. Combinazione di stili differenti, questa corrente che risale ad Eric Satie e conta tra le sue figure più conosciute Robert Rich, Brian Lustmord e The Dead Texan, armonizza molteplici livelli di ascolto senza mai forzare l'interesse. Cercando di adattare questo principio al cinema, Benedek Fliegauf ha cercato di fare di Milky Way una sorta di "trip" metafisico e ipnotico a più livelli, lasciando una grande libertà d'interpretazione.

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Il protagonista del film è il pianeta Terra, o meglio la galassia dell'umanità: la Via Lattea. Lunghe sequenze minimaliste mettono in scena le azioni dei protagonisti come se fossero percepite oggettivamente dall'esterno sulla scala dell'eternità. Composto da diversi episodi legati tra loro da uno stile e un'atmosfera identici, Milky Way utilizza il tema del mistero come filo rosso delle diverse storie, un mistero proteiforme che va dal normale al divino, passando per la psicologia, la natura e il micro-realismo. Un vasto programma che dà, secondo Benedek Fliegauf, "un punto di vista orbitale che ci permette di vedere il posto dove viviamo com'è realmente: un pianeta in uno spazio infinito. Nel film non ci sono città, campagne, conflitti politici, bensì la biosfera, i paesaggi senza tempo ed esseri strani e misteriosi che vivono in noi: noi stessi".

Anche autore della sceneggiatura di Milky Way, Benedek Fliegauf ne ha firmato pure la musica insieme a Raptors’ Kollektiva. Come tutti i film precedenti del regista, il lungometraggio è prodotto da András Muhi per Inforg Stúdió. E nel cast figurano anche i due protagonisti di Dealer, Felícián Keresztes e Barbara Thurzó, oltre a László Benedek e János Breckl.

(Tradotto dal francese)

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