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USCITE Italia

Signorinaeffe, l’amore ai tempi dello sciopero

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Molto cinema di genere, in arrivo nelle sale italiane: a cominciare da American Gangster di Ridley Scott (Universal, 470 copie) e dal mix di animazione e live-action Alvin Superstar di Tim Hill (Fox, in 260 sale), cui si aggiunge l’horror L'incubo di Joanna Mills –The Return Asif Kapadia (Eagle, 80 copie).

Atmosfere più autoriali per Il club di Jane Austen (Sony, 10 copie), e soprattutto per i tre titoli italiani: Gli Arcangeli di Simone Scafidi, distribuito in 2 copie da (dis)ORDET, Riparo [+leggi anche:
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di Marco Simon Puccioni (in 10 sale con Movimento Film), e Signorinaeffe [+leggi anche:
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di Wilma Labate, presentato in anteprima all’ultimo Festival di Torino.

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In uscita con 70 copie per 01 Distribution, Signorinaeffe – a giudicare dai fischi e dagli applausi che l’hanno accolto alla fine della proiezione per la stampa – è destinato a far discutere: la storia d’amore tra Emma e Sergio si intreccia infatti al grande sciopero che bloccò la Fiat per 35 giorni, nella Torino del 1980.

Lei (Valeria Solarino), è l’ultimogenita di una famiglia di emigranti, e insegue il riscatto sociale nello studio e negli affetti (è fidanzata con il dirigente Fabrizio Gifuni, e si sta laureando in matematica); lui (Filippo Timi) è un operaio umbro, e piuttosto ombroso: per l’interprete, è “un uomo fragile, che si sente inadeguato perché non ha proprietà di linguaggio, e quindi preferisce restare in silenzio, e parlare col proprio corpo. Per questo, le poche parole che dice sembrano ancora più importanti”.

Lo schema narrativo, spiega lo sceneggiatore Domenico Starnone (che ha scritto il film con la regista e Carla Vangelista) “è il mélo a sfondo sociale, sul modello del Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti. È stato un anno duro, il 1980, che ha segnato la fine della coscienza di classe: l’abbiamo raccontato condensandolo nelle lacerazioni e nelle trasformazioni di Emma”.

Anche per questo, Signorinaeffe – sostiene Wilma Labate – è “un film femminile, persino sensuale, con una protagonista molto moderna, che vuole affrancarsi dalla propria classe sociale ma inciampa nello sgambetto della passione. Emma è un personaggio sospeso: non fa scelte plateali, vive a pieno i propri sentimenti ma non abbraccia mai l’ideologia di Sergio”.

Non nuova all’impegno civile, la regista inseguiva da anni il sogno di una storia operaia: “l’Italia di allora è una pietra miliare per comprendere quella di oggi”. E a chi le rimprovera d’aver taciuto sul terrorismo (tema centrale del suo secondo film, La mia generazione), risponde che “il peso di quell’argomento avrebbe messo in secondo piano la lotta operaia, confondendo i due piani”.

Prodotto da Donatella Botti per BiancaFilm (insieme a RaiCinema, col contributo del MiBAC e della Film Commission Torino Piemonte) Signorinaeffe conferma l’attenzione della produttrice per un cinema “che stimola il dibattito: se un film divide, vuol dire che ha un’energia sana”.

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