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Liliana Cavani e John Malkovich • Regista e attore

Intervista

Intervista con la regista alla Mostra di Venezia per presentare fuori concorso il suo film Il Gioco di Ripley interpretato dall’attore John Malkovich

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di Federico Greco

Ripley è cresciuto. Ha raggiunto il potere e i soldi che voleva possedere. In grado di assaporare l’arte, l’architettura, la musica, il cibo e il relax di cui si è circondato è anche pronto a difenderlo a tutti i costi. Ma ama organizzare perfidi giochi ai danni di chi si è permesso anche solo un acido commento su di lui.
Liliana Cavani presenta fuori concorso a Venezia il suo Ripley rileggendo il terzo dei cinque romanzi di Patricia Highsmith su Tom Ripley Ripley’s game, in cui il protagonista organizza con successo la trasformazione di un uomo innocuo in un assassino. L’intuito e l’intelligenza tipiche del personaggio trovano una straordinaria interpretazione in John Malkovich, il cui carisma e talento si combina perfettamente a quelli di uno dei più intensi e acuti personaggi della letteratura noir del ‘900.


I romanzi della Highsmith con Ripley protagonista, sono stati spesso tradotti al cinema. Perché Tom Ripley suscita tanto fascino nei registi e nel pubblico?
Liliana Cavani: "Tutte le persone libere, quelle che sono in grado di agire nel presente sono affascinanti. E Ripley è un uomo libero che agisce mosso esclusivamente dal desiderio di raggiungere il proprio benessere".
John Malkovich: “Ciò che piace di più in Ripley è che fa cose che molti vorrebbero fare. Pensa e agisce consapevolmente e per il proprio interesse e la maggior parte delle persone vorrebbe riuscire a bloccare la propria coscienza per riuscire a fare lo stesso”.

Con un personaggio come Ripley viene naturale pensare a Dostoievskij, nonostante il “Delitto senza castigo”...
L.C.: "Probabilmente è vero. Patricia Highsmith era una appassionata lettrice di Dostoievskij, diceva di lui che se fosse nato in epoca più moderna sarebbe stato un grande autore di suspense, anche se avrebbe dovuto accettare di essere più conciso".
J.M.: "Non sono un esperto di questo autore: tra l’altro ho letto ‘Delitto e castigo’ vent’anni fa e proprio non me lo ricordo. Non sono in grado di rispondere".

Perché ha scelto di ambientare la storia nel Veneto e mescolare l’arte Palladiana alle malefatte del personaggio?
L.C.: “Nel terzo romanzo della Highsmith, Ripley è ormai un uomo che ha raggiunto le mete prestabilite. Si è sistemato, è più cosciente di sé, ha finalmente costruito il suo modo di vivere e trovato il 'mondo' in cui vivere. Per un amante dell’arte e delle cose preziose la villa Palladiana mi sembrava esattamente quello che poteva ambire di avere”.

Nell'interpretare Ripley ha ritrovato sentimenti e reazioni che le appartengono?
J.M.: “E’ un personaggio che riesco a capire, anche profondamente, sono sulla sua stessa lunghezza d’onda, ma questo non mi fa uguale a lui. Ripley non mi rappresenta”.

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