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Ermanno Olmi - regista

Intervista

Il regista Ermanno Olmi parla della realizzazione del suo ultimo film Cantando dietro i paraventi, la storia della vedova Ching

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di Federico Greco e Chiara Nano

Con il suo nuovo film Cantando dietro i paraventi [+leggi anche:
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scheda film
]
, Ermanno Olmi torna alle vicende di ‘uomini d’arme’. Concluse le riprese negli studi romani dell’ex DinoCittà e dopo oltre 9 settimane di lavorazione in Montenegro, il regista italiano ricostruisce la faticosa avventura del suo film, storia della vedova Ching, famosa donna pirata della fine del XIX secolo che rifiutando le offerte di pace dell’Imperatore della Cina dedicò la propria esistenza alla pirateria.

E’ una fiaba orientale?
”No, la vicenda della vedova Ching è autentica tanto da essere presente negli archivi storici di Pechino. E’ quella materia viva del passato che continua a parlare a noi contemporanei ma come tutto ciò che è leggendario, è in fondo anche un po’ favola”.

A cosa s’ispira il film?
”Per caso ho letto un racconto e mi è rimasta la curiosità di questo mondo dei pirati in Cina tra il ‘600 e l’800, nel quale la pirateria era praticata anche da gentiluomini come l’abate Caracciolo che fondò su una piccola isola una città della giustizia e dell’uguaglianza. Le ciurme erano un po’ come le squadre di calcio di oggi, ingaggiavano i pirati più abili e prevedevano regolamenti anche per gli incidenti sul lavoro”.

Perché questo titolo?
”Come racconta un poeta cinese, le donne come la vedova Ching, quando lasciavano le armi imbracciate per necessità, tornavano a cantare dietro i paraventi. E’ un’immagine perfetta che evoca pace e che mi ricorda le donne che in campagna andavano a lavare i panni cantando. Quelle voci racchiudono la vita, i sentimenti, l’amore”.

Chi è la protagonista?
”Jun Ichikawa è una ragazza che studia architettura a Roma. Di solito per scegliere il cast mi occorrono 2500 provini, e invece questa giovane mi ha convinto subito. E’ lei la moglie dell’ammiraglio Ching di cui prenderà il posto una volta ucciso, diventando una celebre pirata che sfida la flotta imperiale. Ma arriva il giorno della grande decisione: combattere fino alla morte o cercare il dialogo. Un evento inatteso la convince che la vittoria vera è tornare al suo ruolo naturale di donna”.

Quanto ha pesato nel lavoro la presenza di un produttore americano?
”Mi dicevano: se fai un film con gli americani ricevi ma anche dai tutto, nel senso che ti trovi a firmare sceneggiatura pagina dopo pagina nonché il cast. E invece sono state sufficienti solo tre paginette alla Lakeshore e non ho firmato nulla”.

Ci sono scene di battaglia?
”Lo spettatore va rispettato, il mio intento non è mostrare la guerra nel suo gesto più cruento, ma arrivare alla soglia di questo momento e ricordare che possiamo fermarci. Non mi interessa spettacolarizzare il conflitto, questo lo fa ogni giorno la televisione”.

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