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Rowan Atkinson, attore in Johnny English

Intervista

L'attore comico britannico presenta il suo nuovo personaggio, paragonandolo al più tradizionale ruolo di Mr. Bean

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di Federico Greco e
Valeria Chiari

Il suo nome è English, Johnny English [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
: professione l’Agente Segreto. Impossibile paragonarlo ai suoi illustri predecessori. Lui è unico: non si ferma davanti a nessun pericolo e prende di petto ogni difficoltà. Letteralmente.
Certo, sebbene la parola ‘errore’ non “trovi spazio nel suo dizionario”, anche l’Agente Segreto più improbabile del Regno Unito commette degli sbagli: può capitargli infatti di paracadutarsi sul grattacielo sbagliato e di non saper utilizzare in maniera appropriata la tecnologia che ha a sua disposizione. Ma alla fine, grazie al suo entusiasmo, smisurato quanto la sua inadeguatezza, e alla preziosa collaborazione del suo fedele segretario Bough (leggi Bof, interpretato da Ben Miller) e dell’Agente Speciale Lorna Campbell (Natalie Imbruglia), l’imbranato English finisce bene o male per portare a termine la missione, salvando i preziosi gioielli della corona.
Di passaggio a Roma per promuovere il film, Rowan Atkinson, interprete del ‘poliedrico’ Johnny English, racconta la sua nuova avventura cinematografica, che uscirà l’11 aprile contemporaneamente nelle sale d’Italia, Germania, Spagna e Regno Unito.

Una bella differenza tra il personaggio muto di Mr Bean e quello parlato di Johnny English?
“Non poi così tanta. In fondo resta ancora molto forte la comicità delle immagini. Anche qui l’umorismo scaturisce dalle situazioni in cui si trova il personaggio, e il dialogo finisce in un certo modo per essere solo un supporto”.
Per il suo 007 si è ispirato più a Roger Moore o alle parodie dei fumetti, del genere di ‘Mad Magazine’ per esempio?
“In realtà Johnny English non è veramente una parodia. Non abbiamo colto tutte le occasioni per divertire o sottolineare la comicità. Ovviamente c’è un intento comico ma non la volontà di fare scenette divertenti in ogni momento.
Tra i James Bond che ammiro, sicuramente ci sono quelli di Sean Connery e Pierce Brosnan. Ma posso dire di essermi ispirato più al Bond di Roger Moore: al suo fascino flemmatico, al sorriso sereno e tranquillo in ogni situazione. Anche se poi il mio personaggio assomiglia molto più a quello che esce fuori dalle pagine dei romanzi di Fleming, che non al super-eroe cinematografico. E’ molto più goffo e maldestro, e commette stupidi errori, cadendo nelle trappole perché invece di riflettere cede alle lusinghe”.

Ma il film Johnny English si è veramente ispirato agli spot della fine degli anni ’90 realizzati per la Barclays Bank?
“Si. Avevano incontrato un grandissimo successo di pubblico ed erano percepiti come dei mini-film. Passare poi dallo spot al lungometraggio non è stata proprio una passeggiata”.

In un momento di evidente tensione politica tra Francia e Inghilterra il fatto che il britannico Johnny English metta alla berlina il francese Pascal Sauvage (John Malkovich), che vuole incoronarsi Re, non suona un po’ provocatorio?
“A dire la verità i rapporti tra Francia e Inghilterra non sono buoni da almeno 250 anni. Mi auguro però che il pubblico decida di mettere da parte i problemi bellici quotidiani per godersi il film. Non si tratta di una rivincita degli inglesi sui francesi. E’ solo una commedia che vuole far ridere e rilassare, giocando sulla stupidità e sull’inadeguatezza dei suoi protagonisti. Di tutti i suoi protagonisti”.

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