Le sezioni Orizzonti e Spotlight di Venezia raccontano le fratture del mondo contemporaneo
- Dalla memoria storica alle crisi sociali, dalle migrazioni ai conflitti familiari: le due sezioni dell’83ma Mostra di Venezia tracciano una nuova mappa del presente

La Storia, nelle sue molteplici declinazioni, e le tensioni del presente attraversano il concorso Orizzonti della 83ma Mostra di Venezia che, come ha sottolineato il direttore artistico Alberto Barbera presentando oggi la Selezione ufficiale (leggi la news), testimonia ancora una volta la capacità del cinema di trasformare la cronaca in racconto e di offrire “uno straordinario strumento di conoscenza del reale”.
Ad aprire il concorso composto da 19 titoli sarà La ragazza con la Leica di Alina Marazzi (Vogliamo anche le rose), adattamento dell'omonimo romanzo di Helena Janeczek che riporta alla luce la figura di Gerda Taro, pioniera del fotogiornalismo rimasta a lungo nell'ombra del compagno Robert Capa. L'Italia è tra le presenze più consistenti della selezione anche con Una storia, esordio alla regia dell’attrice Anna Foglietta (Un giorno all’improvviso) che affronta la crisi di una donna costretta a ridefinire la propria identità quando la figlia lascia la casa per l'università. Il racconto dei legami familiari torna anche ne I figli della scimmia, debutto nel lungometraggio di finzione del documentarista Tommaso Landucci (Caveman), in cui Riccardo Scamarcio interpreta un padre alle prese con la disabilità del figlio in un dramma che evita deliberatamente ogni deriva melodrammatica. Più cupo il registro de La città dei vivi di Edoardo Gabbriellini (Holiday, Padroni di casa), trasposizione del libro di Nicola Lagioia, che porta sullo schermo uno dei più sconvolgenti fatti di cronaca nera degli ultimi anni.
Tra i titoli europei emerge A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra, il secondo lungometraggio della greca di Jacqueline Lentzou (Moon, 66 Questions), racconto concentrato nell'arco di una sola giornata che segue un'adolescente ribelle tra rapporti familiari, primi amori e un'amicizia destinata a cambiare il corso degli eventi. Dalla Polonia arriva What Belongs to the Others, il secondo lungometraggio di Grzegorz Debowski (Next to Nothing), storia di una donna schiacciata dalla propria esistenza che cerca una forma di riscatto appropriandosi della vita di un'altra persona. L'Austria è rappresentata dall'opera prima Eklipse di Manuel Wetscher, racconto di formazione ambientato alla fine degli anni Novanta, in cui due cugini trascorrono un'estate lavorando nella fattoria dello zio mentre la paura dell'AIDS alimenta pregiudizi ed esclusione. Dalla Germania arriva invece Oasis, debutto di Jannis Lenz, regista formatosi alla Filmakademie di Vienna sotto la guida di Michael Haneke e Jessica Hausner, che esplora con sensibilità le dinamiche di emarginazione all'interno dell'ambiente scolastico.
La Serbia porta in concorso Until the Day Ends, esordio nel cinema di finzione della documentarista Jelena Maksimović (Homelands), che rielabora in chiave stilisticamente radicale le proteste studentesche contro la corruzione del potere. Sul versante francofono, La Moula del giornalista e sceneggiatore Jérôme Pierrat utilizza il mockumentary per raccontare il traffico di droga nel porto di Marsiglia con toni ironici e paradossali, mentre Un Détour par Diane di Anne Sirot e Raphaël Balboni (La folle vita, La sindrome degli amori passati) prende le mosse dal desiderio di vendetta di una donna per riflettere sulle conseguenze imprevedibili della violenza.
Completano il concorso Orizzonti il thailandese The Burning Giants di Phuttiphong Aroonpheng (già vincitore del premio Orizzonti per il miglior film con Manta Ray) ambientato in un futuro distopico; l’iraniano Falling House di Mohsen Gharaei, una denuncia del patriarcato; The Difficult Bride della regista bangladese Rubaiyat Hossain (Made in Bangladesh), che riflette sulla condizione femminile, mentre The Color of the Sun del giapponese Xavier Tera racconta di amicizia adolescenziale a Okinawa. E poi ancora, La Maison du vent, opera prima del camerunense Auguste Bernard Kouemo Yanghu dedicata alle ferite dell'emigrazione; Lovers in the Blue Night dell'indiano Anuparna Roy, storia d'amore ambientata tra gli immigrati dei bassifondi di Mumbai; Big Little Things dell'esordiente Michelle Zhou, che osserva la difficoltà di vivere apertamente una relazione omosessuale nella Cina contemporanea; e Too Much Sugar, il nuovo lavoro dello statunitense Robert Greene (Kate Plays Christine), sul tentativo di una famiglia di ricostruire la propria storia attraverso il cinema.
Per quanto riguarda Venezia Spotlight, alla sua seconda edizione, gli otto titoli selezionati in lizza per il premio assegnato dagli spettatori delineano un percorso che attraversa culture e generi molto diversi, mantenendo però al centro personaggi alle prese con profonde trasformazioni personali e collettive. L'apertura è affidata al documentario giapponese Sumo: Spirit Weighs Nothing di Erik Shirai, frutto di sei anni di riprese che seguono dall'interno il durissimo percorso di formazione di alcuni giovani campioni del sumo. Tra i titoli europei spicca Serpenti, terzo lungometraggio di Roberto De Paolis (Cuori puri, Princess), che con questo film scritto insieme ai fratelli D'Innocenzo si allontana dal realismo abbracciando i registri del surreale e del grottesco, con protagonisti Alessandro Borghi e Valeria Golino.
La Georgia è rappresentata da Guria di Levan Koguashvili (Brighton 4th), uno sguardo ironico e affettuoso sulla vita quotidiana di una comunità alle prese con il difficile periodo successivo all'indipendenza. Torna a Venezia l'ungherese Gábor Reisz (già vincitore del Premio Orizzonti per il miglior film con Explanation for Everything) stavolta con Ground Floor, commedia grottesca ambientata in un condominio divorato dalla muffa che diventa una trasparente metafora dell'Ungheria dell'era Orbán. Chiude il panorama europeo I Matter, debutto alla regia della romena Alina Șerban (prima regista rom a presentare un lungometraggio nella selezione), un film fortemente autobiografico che attinge all'esperienza dell'autrice negli orfanotrofi dove è cresciuta e nei quali oggi sviluppa progetti teatrali e cinematografici con i bambini.
Tra gli altri titoli, spicca la terza regia di Gael García Bernal, Hombre al agua, che intreccia riflessioni sull'identità latinoamericana, le migrazioni, la mascolinità e la politica centroamericana. Dalla Palestina arriva Conversation with the Sea di Muayad Alayan (The Reports on Sarah and Saleem), incentrato su un uomo costretto a fare i conti con un passato mai risolto quando un tribunale israeliano gli impone di saldare i debiti fiscali del figlio morto. Infine, dal Libano arriva Furies, primo film di Rami Kodeih, ambientato durante il collasso economico che ha travolto il Paese nel 2019; tra i produttori esecutivi figura George Clooney.
I titoli selezionati:
Orizzonti
La ragazza con la Leica – Alina Marazzi (Italia/Germania, film d’apertura)
The Burning Giants – Phuttiphong Aroonpheng (Thailandia/Francia/Singapore/Taipei/Paesi Bassi)
What Belongs to the Others – Grzegorz Debowski (Polonia)
Una storia – Anna Foglietta (Italia)
La città dei vivi – Edoardo Gabbriellini (Italia)
Falling House – Mohsen Gharaei (Iran/Stati Uniti/Germania)
Too Much Sugar – Robert Greene (Stati Uniti)
The Difficult Bride – Rubaiyat Hossain (Francia/Bangladesh/Portogallo/Norvegia/Germania)
La Maison du vent – Auguste Bernard Kouemo Yanghu (Camerun/Francia/Belgio/Benin/Arabia Saudita/Qatar)
I figli della scimmia – Tommaso Landucci (Italia)
A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra – Jacqueline Lentzou (Grecia/Germania/Francia)
Oasis – Jannis Lenz (Germania/Austria)
Until the Day Ends – Jelena Maksimović (Serbia/Bulgaria/Slovenia/Montenegro)
La Moula – Jérôme Pierrat (Francia)
Lovers in the Blue Night – Anuparna Roy (India/Stati Uniti)
Un Détour par Diane – Ann Sirot e Raphaël Balboni (Belgio/Francia)
The Color of the Sun – Xavier Tera (Canada/Italia/Giappone)
Eklipse – Manuel Wetscher (Austria/Italia)
Big Little Things – Michelle Zhou (Hong Kong/Stati Uniti)
Orizzonti Cortometraggi - Concorso
Angelo azzurro – Tommaso Acquarone (Italia)
Test Track – Lydia Cornett (Ungheria/Regno Unito/Stati Uniti)
Motmama – Jessica Di Costa (Australia)
Una fortaleza – Alba Gaviraghi (Cile)
Los poderes – Salim Jaller (Colombia/Francia)
Head of a Camel – Shannon Lee (Stati Uniti)
Tropic of the Mourning Gecko – Stavros Markoulakis (Grecia/Francia/Paesi Bassi)
Sasso, carta, forbici – Virginia Mori (Italia/Francia)
Bleu au loin – Amir Houshang Moein (Francia)
Man Made Lake – Annie Ning (Stati Uniti/Cina)
Quelques instants de bonheur – Shaden Safieddine Tazi (Francia/Regno Unito)
Silence – Pavlo Shpegun (Ucraina)
Paper Plane – Saoirse Ronan (Regno Unito/Irlanda)
Orizzonti Cortometraggi - Fuori concorso
Il senso della terra – Alessandro Ingaria, Simone Massi (Italia)
Sounds from Home – Nathan Silver (Francia/Stati Uniti)
Venezia Spotlight
Sumo: Spirit Weighs Nothing – Erik Shirai (Giappone/Stati Uniti/Danimarca/Regno Unito, film d’apertura)
Conversation with the Sea - Muayad Alayan (Palestina/Paesi Bassi/Arabia Saudita/Qatar)
Hombre al agua – Gael García Bernal (Messico)
Serpenti – Roberto De Paolis (Italia)
Furies – Rami Kodeih (Brasile/Libano)
Guria – Levan Koguashvili (Georgia/Svizzera/Lussemburgo/Bulgaria/Turchia/Norvegia/Arabia Saudita)
Ground Floor – Gábor Reisz (Ungheria/Italia)
I Matter – Alina Șerban (Romania/Germania/Belgio)
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