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Country Focus: Francia

Francia: il modello produttivo (marzo 2005)

di Fabien Lemercier

16/03/2005 - Un modello produttivo


Con 203 pellicole registrate nel 2004 e 194 milioni di biglietti venduti (il 38% dei quali andato alla produzione nazionale), la Francia è, in definitiva, uno dei paesi migliori per la produzione cinematografica. Il paese è divenuto anche un modello in termini di sostegno finanziario alla produzione; la Francia è un mercato creativo e dinamico che deve molto alla cooperazione tra Stato e industria.

Mantenendo la sua posizione al vertice delle classifiche europee con 167 produzioni importanti (“film d’iniziativa francese” o FIF) nel 2004, la Francia ha molto da insegnare, in special modo l’emergere costante di nuovi talenti: lo scorso anno, 54 pellicole d’esordio sono state girate, e ogni stagione, nuovi registi promettenti aggiungono i loro nomi ad una lista piena di prestigiosi filmmakers. Il buon ricambio generazionale non porta benefici solo dal punto di vista creativo; è anche un sinonimo crescente di diversità di stili e generi. Dai film d’arte tipicamente francesi fino alle produzioni principali, commedie e drammi psicologici, la varietà del cinema francese assicura una buona quantità di materiale esportato— secondo l’Unifrance, 200 milioni di euro di beneficio sono stati guadagnati al di fuori della Francia nel 2004.

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A parte i suoi talenti, il cinema francese è famoso anche per la buona organizzazione del sistema di supporti produttivi; questo sistema è caratterizzato da una grande diversità in termini di forme differenti di supporti finanziari offerti a tutti i produttori. Nel 2004, oltre un miliardo di euro sono stati investiti in film registrati come francesi, 892 milioni dei quali andati al French Films, che da un budget medio per un film francese di 5.34 milioni di euro —al vertice della lista, troviamo Arthur di Luc Besson (65.2 milioni di euro). Questo sostegno finanziario rende la situazione molto comoda della sua stabilità, garantita dall’impegno di Stato e dipartimenti cinematografici (il Centre National de la Cinématographie - CNC) per lo sviluppo di produzioni cinematografiche nazionali ed europee. La legislazione è molto protezionista in questo ambito, rendendo obbligatorio per le reti televisive francesi la spesa di parte dei loro benefici in prevendite e co-produzioni. Nel 2004, le reti televisive hanno investito circa 290 milioni di euro in grandi produzioni francesi; Canal + è stato il più impegnato (136.65 milioni di euro spesi in 124 lungometraggi) mentre i cinque canali terrestri (TF1, France 2, France 3, M6 e Arte) hanno speso circa 125 milioni di euro. I canali televisivi sono, ciononostante, lontani dal divenire gli unici fornitori di fondi: la CNC offre un supporto selezionato (circa 32 milioni di euro, incluso il popolare anticipo sugli accessi in sala che ha aiutato 63 film lo scorso anno) ; il Sofica raccoglie fondi (27.5 milioni di euro nel 2004) ; i fondi regionali hanno progredito, dedicando 21 milioni di euro alla produzione di lungometraggi nel 2004. Lo scorso anno, inoltre, il governo ha dato vita ad un sistema di sgravio fiscale (fino a 500,000 in meno per i lungometraggi, e fino a 750,000 in meno per i film di animazione) per rendere la Francia un paese ancora più ospitale per la produzione. Finalmente, il CNC ha uno schema di supporto automatico che ha portato nelle tasche dei produttori francesi un extra di 56 milioni di euro nel 2004. Questo progetto (che è stato necessario nel caso di Una lunga domenica di passioni, prima eleggibile e poi escluso dallo schema) riguarda tutti i produttori europei, garantendo loro 0.73 euro per ingresso quando il film viene distribuito. Il Segretario per gli Affari Culturali francese, Renaud Donnedieu de Vabres, sta progettando inoltre di rende questo fondo automatico disponibile (a certe condizioni, come il girare in Francia e/o in francese) a produttori non-europei.

L’ampia varietà di possibilità offerte ai produttori rendono la Francia quasi un modello per molti altri paesi e attraggono co-produttori stranieri. Lo scorso anno, infatti, i produttori stranieri hanno investito 229 milioni di euro in 73 co-produzioni (37 delle quali principalmente francesi) mentre i loro partner francesi hanno investito 226 milioni di euro. I molti sussidi, le doti tecniche di rinomanza mondiale (direzione dell’immagine, montaggio, effetti visivi…), e la grande varietà di paesaggi, danno alla Francia un grande potenziale per le co-produzioni e una posizione chiave in Europa, in questo ambito. I suoi partner ricorrenti sono Regno Unito, Italia, Spagna, Belgio, Germania— i primi tre hanno addirittura contratti bilaterali con la Francia, che autorizzano semplici co-produzioni finanziarie, senza alcun suggerimento artistico o tecnico da parte del partner di minoranza. La grande vitalità degli scambi è perfettamente illustrata dalla presenza di produzioni di maggioranza e minoranza selezionate per competere a Cannes quest’anno, come Manderlay [+leggi anche:
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di Amos Gitai. Le autorità pubbliche francesi hanno definitivamente deciso di dare vita ad un network di co-produzione che copra il mondo intero, includendo più di 25 paesi europei. Queste partnerships offrono, potenzialmente, ai professionisti francesi un vasto accesso a sempre più ampi mercati e di presentarsi al mondo intero con i frutti di una produzione in ottima salute.

 

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