Thelma (2017)
Nico, 1988 (2017)
The Charmer (2017)
Muchos hijos, un mono y un castillo (2017)
The Nothing Factory (2017)
Out (2017)
Soleil battant (2017)
precedente
seguente
Scegli la lingua en | es | fr | it

email print share on facebook share on twitter share on google+

Country Focus: Regno Unito

UK - Conclusioni del rapporto governativo sullo stato dell'industria cinematografica (ottobre 2003)

di 

- Una commissione governativa ha stilato un rapporto sullo stato dell'industria cinematografica britannica. Ecco le conclusioni.

I politici favorevoli gli incentivi fiscali

Il 18 settembre, una commissione governativa di esperti ha pubblicato un esaustivo rapporto sullo stato dell’industria cinematografica britannica, orientato a individuare le sfide che l’industria si trova a fronteggiare all’interno del competitivo mercato internazionale, ed identificare dove il sostegno pubblico possa essere incrementato.
L’inchiesta è arrivata alla medesima conclusione precedentemente avanzata dalle maggiori agenzie cinematografiche inglesi: il sistema di incentivi fiscali va mantenuto, se non aumentato, e la presenza delle reti televisive (BBC in particolare) rafforzata con un impegno crescente di supporto ai film locali.
Cineuropa guarda più da vicino il rapporto e le principali conclusioni della Camera, e le segnalazioni che saranno ora sottoposte al governo inglese.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

1. Un'industria britannica esiste

Alla fine dello scorso anno, un gruppo di 11 deputati (a maggioranza laburista) venne incaricato dal governo inglese di ispezionare lo stato dell’industria cinematografica britannica attraverso una valutazione accurata delle spese, dell’amministrazione e della politica del Ministero della Cultura, Media e Sport (DCMS).
A partire dalla domanda aperta “Esiste un’industria cinematografica britannica?”, il Comitato Scelto del DCMS, guidato dal leader laburista Gerald Kaufman, ha ristretto a sei le aree sulle quali focalizzare l’attenzione:

-il contributo dell’industria all’economia del Regno Unito
-l’importanza dei film inglesi riguardanti ”l’Inghilterra in Inghilterra”
-i rapporti fra l’industria cinematografica inglese e quella televisiva
-la natura del sostegno governativo all’industria
-la struttura ed il rendimento dell’industria e
-l’azione del Film Council britannico e del British Film Institute.

Dopo sei mesi di ricerche e interviste a più di 100 professionisti di cinema e televisione inglesi ed americani (fra i quali i produttori Michael Kuhn, Eric Fellner, Tim Bevan, Jeremy Thomas, ed il regista Gurinder Chadha) e rappresentanti governativi, il Comitato è giunto alle seguenti conclusioni: esiste un’industria cinematografica britannica estremamente importante per il paese, in termini culturali ed economici.
A fronte di un totale di spesa nell’intrattenimento cinematografico mondiale ammontava, lo scorso anno, a circa 63 miliardi di euro, la quota detenuta dal Regno Unito all’interno del mercato ammontava al 5%, una percentuale molto ridotta se paragonata a quella degli Stati Uniti (80%), ma elevata in rapporto al 15% restante, rappresentata dal resto del mondo.
In termini finanziari, l’industria cinematografica britannica ha investito, negli ultimi 5 anni, 1,7 miliardi di sterline (euro...) all’estero, e 1,1 nelle produzioni domestiche, e l’importo totale dell’alleggerimento fiscale, nello stesso periodo, si è attestato intorno agli 860 milioni di sterline.
Il settore più redditizio per l’industria locale si è rivelata la fornitura di servizi per gli studios Hollywoodiani, in trasferta nel Regno Unito per realizzare film di grosso budget approfittando dei vantaggiosi incentivi fiscali, della qualità di staff tecnici ed artistici, di strutture e della condivisa lingua inglese.
Nel 2002, 19 film di fiction realizzati da major sono stati girati nel Regno Unito con investimenti entranti stimanti intorno ai 234 milioni di sterline; 165 milioni sono stati spesi per la realizzazione, nel Regno Unito, di 42 pellicole domestiche, e 133 per 43 co-produzioni girate all’estero.

2. L'industria produttiva

Secondo il rapporto, il settore resta, in ogni caso, un “lavoro a domicilio sotto-finanziato, basato su imprenditorialità individuali che portano avanti singoli progetti”. L’industria produttiva ha puntato il dito sulla scarsa enfasi assegnata alla distribuzione, nazionale ed internazionale. Il mercato distributivo britannico è reso, più che altrove, particolarmente difficile, per i distributori, a causa del basso rendimento dei canoni d’affitto delle pellicole (tra il 25-40%, in base al film e al rivenditore), dei costi pubblicitari, tra i più alti al mondo, e dal dominio, sul mercato, delle major americane, integrate nel sistema.

La mancanza di supporto da parte delle televisioni (BBC, ITV, Channel 4 e Granada) è un’altro inconveniente di primaria importanza per il Regno Unito, se paragonato a paesi europei come Francia, Germania o Spagna, dove le reti televisive sono autorizzate legalmente ad investire nelle produzioni cinematografiche locali.
Nel rapporto, Lo UK Film Council ha duramente criticato l’attuale supporto televisivo all’industria cinematografica, definito “deplorevole”, in termini finanziari, una visione condivisa da buona parte delle aree professionali, fra le quali Stewart Till (UIP) ed Anthony Minghella, direttore del British Film Institute.
BBC e Channel 4, infatti, investono ogni anno circa 10 milioni di sterline (l’1% circa del budget annuale della BBC), e l’ ITV ha comunicato apertamente al Comitato la propria riluttanza ad investire in un settore ritenuto “troppo rischioso”.

3. Gli incentivi fiscali sono essenziali

In risposta alle molte rivendicazioni dell’industria e alle “al pluriennale stato di difficoltà croniche”, il Comitato Scelto ha identificato un numero di settori chiave che hanno bisogno dell’intervento del Governo, con due priorità:

- la prosecuzione ed il miglioramento dell’attuale regime fiscale per il cinema e
- il bisogno di aumentare il livello degli investimenti da parte delle radiotelevisioni nazionali

Introdotto nel 1997, lo schema della sezione 48 prevede il 100% di esenzione fiscale per gli investimenti nella produzione o acquisizione di film britannici che abbiano un budget inferiore ai 15 milione di sterline, e possono rappresentare fino al 12-14% dei budget di produzione. Come sottolineato dalla Commissione, “per gli studios hollywoodiani ed altri filmmakers stranieri, questo sistema di sgravi sembra aver creato un livello unitario fra Regno Unito ed altre destinazioni popolari per la realizzazione di film, come Canada, Irlanda, Australia, Nuova Zelanda e Repubblica Ceca”. Per i film inglesi, invece, la ritenuta fiscale ha offerto loro qualcosa da portare alle negoziazioni, come un veterano fra i produttori, Jeremy Thomas, ha spiegato al Comitato. “La Sezione 48 ha creato un enorme quantità di denaro per i produttori indipendenti, e ha reso loro possibile presentarsi e dire: posso scendere del 20%. Troviamo un accordo. Per la prima volta, a quello che ricordo, c’è un’arma di negoziazione per l’imprenditoria produttiva britannica, perderla vorrebbe dire spararsi sui piedi”
. Sulla base di tutte le testimonianze raccolte fra professionisti inglesi e americani, il Comitato ha concluso che gli attuali incentivi fiscali sono “d’importanza indispensabile per mantenere un salutare movimento di grandi produzioni dall’estero, e della medesima importanza nella promozione di una grande quantità di produzioni domestiche”. I deputati hanno inoltre sollecitato il Governo a velocizzare il dibattito sul futuro degli incentivi fiscali della Sezione 48, che scadrà nel luglio 2005, ma anche a impegnarsi alla sua “evoluzione” in una sorta di “figlio della 48”, che includerebbe una maggiore attenzione alla distribuzione. Il British Screen Advisory Council- BSAC ha comunicato al Comitato che gli attuali incentivi “dovrebbero evolversi, legando la funzione distributiva e al suo marketing alle decisioni produttive, e adattando le opportunità fiscali in modo da mettere in moto il rapporto fra le due più rapidamente”.
Barry Jenkins del Cinema Exhibition Association ha sottolineato inoltre che “bisognerebbe offrire ai distributori ancora di più, da spendere in materiale stampa e in pubblicità, perché un’iniezione di denaro ai distributori, destinata appunto al materiale stampato e alla pubblicità di un prodotti specifico, permette di sicuro di ottenere altrettante sale, nel paese, per mostrare il prodotto stesso”.
Il progetto dell’incentivo fiscale “figlio della 48” è attualmente in discussione presso la BSAC, il Ministero della Cultura, Media e Sport, lo UK Film Council ed il Ministero del Tesoro, e sarà reso pubblico in futuro.

Per quello che riguarda il sostegno da parte delle radio-televisioni pubbliche, il Comitato ha suggerito una crescita di impegno da parte della BBC. Un Ofcom (authority di controllo sui media) ricostituito, in particolare, potrebbe rivestire un’azione significativa per migliorare le relazioni fra reti televisive inglesi e l’industria cinematografica locale, utilizzando, per esempio, la Dichiarazione di Politica dei Programmi richiesta dalle televisioni.

Il rapporto ha infine lodato i risultati ottenuti dal Film Council, rilanciando il ruolo cruciale del British Film Institute come custode degli archivi cine-televisivi, e raccomandando il Governo di provvedere al finanziamento di entrambe le agenzie, al fine di raggiungere i rispettivi obiettivi. I membri più importanti dell’industria britannica hanno accolto entusiasticamente il rapporto, che sarà ora valutato dal Ministero.
I professionisti inglesi sperano ora che il Governo seguirà le indicazioni, come già accaduto nel caso del precedente rapporto del Comitato che aveva portato all’introduzione delle concessioni fiscali per gli investitori cinematografici britannici.

 

in questo country focus

Newsletter

ArteKino
Unwanted_Square_Cineuropa_01

Follow us on

facebook twitter rss