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Rapporto industria: Finanziamenti

Reso conto del seminario "World Forum on Strategy and Finance for Cinema" (Roma, ottobre 2006)

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Reso conto del seminario "World Forum on Strategy and Finance for Cinema" (Roma, ottobre 2006)

- Il primo «Davos» del cinema, organizzato da Media Consulting Group in partenariato con Cinecittà holding e Cinema. Festa Internazionale di Roma, si è svolto nella cornice della prima Festa di Roma. Circa 200 professionisti europei hanno assistito agli interventi degli esperti internazionali invitati nei cinque panel del Forum e hanno potuto dibattere analisi, interrogativi, esperienze.

Rivoluzione digitale e modello economico

Introducendo i dibattiti, Gaetano Blandini (IT – Direzione Generale Cinema) ha sottolineato le particolarità dell’industria cinematografica europea, soffermandosi, da una parte sulla sua ricchezza, legata alla diversità culturale, e dall’altra sui cambiamenti profondi, finanziari e tecnologici, che la attraversano.
Nel panel 1, due universitari, Chris Brady (UK – Film Business Academy) e Alessandro Usai (IT – Università Bocconi), hanno messo a confronto le loro analisi sulla validità della teoria della lunga coda (long tail theory) per il cinema, concludendo che la rivoluzione digitale cambia innanzitutto i comportamenti dei consumatori e che un numero crescente di mercati di nicchia può esistere e offrire a condizioni vantaggiose programmi che fino a quel momento stentavano a trovare un equilibrio sui mercati tradizionali.

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Nel panel 2, i produttori Antonio Saura (ES – Zebra Producciones) e Riccardo Tozzi (IT - Cattleya) sono stati concordi nel constatare che se il digitale aggiunge valore allo sfruttamento delle opere, non per questo ne crea. A loro avviso, il cinema non è entrato in una spirale di produzione « low cost » e i film destinati alla sala saranno sempre più cari, senza contare l’aumento delle spese di marketing per l’uscita dei film. I produttori si trovano in un modello economico intermedio in cui i modi di finanziamento tradizionali sono sempre più insufficienti per finanziare i film (meno denaro delle emittenti mainstream e della distribuzione) e non sono ancora compensati dagli apporti dei nuovi media (VOD e DSL).

Nell’analisi di Robert Pisano (USA - MPAA) questi nuovi business models si stanno modificando a causa dei cambiamenti nelle scelte dei consumatori. Da 5 anni « il consumatore decide in gran parte come e quando vuole vedere i film » e dunque si fa urgente il bisogno di una cronologia dei media più flessibile e di DRM. Queste nuove condizioni di mercato spingono Majors e indipendenti a cercare strategie economiche differenti come le uscite simultanee su più supporti. Tuttavia, tutti gli esperti del panel sono stati d’accordo nell’affermare che il film sarà sempre pensato per la sala cinematografica. Secondo Olivier Zegna-Rata (FR – Canal Plus), gli operatori delle Pay TV avranno sempre bisogno di film e i servizi aggiuntivi (VOD e S.VOD) messi a disposizione dai gruppi di comunicazione stanno diventando sempre più potenti e dovrebbero contribuire in maniera decisiva all’equilibrio del sistema facendo coesistere due modelli economici complementari : la televisione e i nuovi modi di consumo individuali.

Soluzioni per l'avvenire del cinema

La crisi del modello economico tradizionale della produzione potrebbe essere parzialmente risolta, come hanno dimostrato gli esperti del panel 4, attraverso l’arrivo di fondi di investimento e di nuove categorie di investitori. Secondo Vincent Grimond (FR –Exception Wild Bunch) il bisogno di finanziamenti della produzione potrebbe essere soddisfatto dagli apporti di capitale e dagli investimenti in strumenti finanziari specializzati (slates) qualora il mercato si dotasse degli strumenti necessari alla decisione finanziaria (database finanziari, modellizzazione, banchmarking). Questi strumenti hanno mostrato la loro efficacia, come ha sostenuto Roy Salter (USA – The Salter Group), ma alcuni investitori tradizionali (Marino Cucca, IT - Banca Nazionale del Lavoro) dubitano ancora della loro adeguatezza al quadro economico europeo, che non raggiunge la massa critica. In queste condizioni, uno strumento europeo di garanzia (Laurent Vallet, FR - IFCIC) garantito da risorse nazionali e comunitarie potrebbe essere utile al settore.

Infine, i rappresentanti dei fondi pubblici europei hanno insistito nel corso del panel 5 sul ruolo dinamico dell’intervento pubblico. A livello regionale, come ha mostrato Giulia Rodano (IT – Région Lazio), l’azione della Regione si sviluppa in un registro ampio di sostegno alle imprese e alle attività. A livello nazionale, Henning Camre (DK – Danish Film Institute) ha analizzato i bisogni dell’intervento pubblico senza il quale buona parte del cinema europeo non esisterebbe, senza dimenticare tuttavia i limiti e i rischi di un intervento pubblico troppo volontaristico. Aviva Silver, capo unità del Programma MEDIA, infine, ha esposto la logica delle sinergie professionali, culturali e politiche che fondano l’azione comunitaria in complementarietà con gli Stati membri.
Nel corso della giornata, nel panel 3 sono state esposte anche le prospettive di collborazione tra professionisti americani ed europei. Richard Fox (USA – Warner Bros) ha mostrato come uno studio hollywoodiano puo’ aver interesse al co-sviluppo della creazione europea rispettando la lingua, i talenti e le strutture dei diversi paesi, in progetti che possono quindi beneficiare delle competenze e dei mezzi di uno studio. Secondo Fox, « se i film perdono sui loro mercati nazionali, è una perdita per tutti ».
Gli oratori di questa giornata hanno mostrato tutti grande fiducia nell’avvenire del cinema come espressione specifica della cultura (Michel Reilhac, FR - ARTE) e se il cinema non è in crisi, il suo modo di produzione in piena trasformazione deve diventare l’oggetto di un’attenzione speciale, non soltanto politica o legislativa, innovativa, al fine di preservare il suo avvenire.

La registrazione integrale dei dibattiti in formato mp3 è disponibile on line sul sito www.mediacg.tv

Autori: Alain Modot, VP Media Consulting Group per Cinema.Festa Internazionale di Roma, Cinecittà Holding e Media Consulting Group

 

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