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Rapporto industria: Digitale

La Terza Dimensione

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- Nel 2004, un battito di ciglia fa, in tutta l’Europa c’erano trenta schermi digitali. Oggi sono diventati quasi settemila: la rivoluzione digitale è arrivata? Sì e no, visto che, nonostante l’indiscutibile boom iniziato nel 2009 e proseguito nel 2010, ancora quattro quinti del parco sale del Continente si affida al 35mm.

Ciò che invece è sicuramente avvenuto è la “rivoluzione tridimensionale”, dato che, degli schermi passati alla nuova tecnologia di proiezione adottando il 2K o, più recentemente, il 4K, quasi l’80% si è attrezzato anche per il 3D. Degli oltre cinquemila impianti 3D, più di tremilacinquecento si trovano nei sei mercati principali, quelli che annualmente contano almeno cento milioni di spettatori. La Francia, balzata nel 2009 alla testa della transizione digitale, fa la parte del leone con quasi 900 unità, seguita dal Regno Unito (oltre 700) e dalla Germania (oltre 600). Seguono quindi Italia e Russia, entrambe sopra le 500 installazioni, e la Spagna (poco meno di 400).

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Sostenuta dalla disponibilità di prodotto proveniente dall’industria cinematografica statunitense, che ha mantenuto il calendario delle uscite inizialmente annunciato, la corsa al 3D è stata il motore della digitalizzazione negli ultimi due anni. Chiave di volta di questo fenomeno è stata la buona accoglienza della novità da parte degli spettatori, disposti a pagare un biglietto più alto per questo tipo di film e, in sostanza, a finanziare l’acquisto delle nuove attrezzature. Così, mentre per la digitalizzazione in senso stretto, cioè la conversione di tutti gli schermi di un complesso al digitale, bisognerà aspettare ancora parecchio tempo e, soprattutto, reperire le risorse necessarie a includere in questo processo anche le sale meno redditizie, il 3D è già da ora disponibile in un elevatissimo numero di siti, multisala e non.

Fenomeno passeggero? C’è chi, guardando a quanto avvenuto in passato, cioè alle ricorrenti ma non durature ondate di interesse per il 3D, resta piuttosto scettico. Al contrario, altri, considerando anche la mole dei capitali investiti sia sul versante della produzione sia su quello delle sale, ritengono che i film tridimensionali, pur non arrivando a sostituire quelli in 2D, diventeranno stabilmente parte della “dieta” dello spettatore cinematografico. A pensarla così c’è per esempio il Direttore della Mostra di Venecia, Marco Müller che, a proposito del premio per la creatività in 3D istituito dal suo festival, ha dichiarato: “La tecnologia 3D non può essere etichettata come una trovata passeggera; per fortuna, il 3D è qui per restare”.

E se finora sulla scena del 3D a scala internazionale sono stati i film “made in USA” a spadroneggiare – con qualche eccezione europea come il precursore Fly me to the Moon – il 2010 ha visto un significativo numero di titoli del Vecchio Continente adottare la nuova tecnologia, per saggiare linguaggi e generi diversi. E soprattutto ottenere una distribuzione internazionale. Si va così da un documentario che esplora i fondali marini, come la coproduzione franco-svizzera-spagnola Océans, al britannico Streetdance, straordinario successo di pubblico, tutto incentrato sulla danza, fino ai cartoni animati come il finlandese Moomins and the Comet Chase, il belga Sammy’s Aventuren e il recente Winx Club: Magic Adventure a firma italiana, senza tralasciare l’horror, dove si colloca la coproduzione olandese Amphibious 3D.

Questa passione per il 3D è peraltro uno degli elementi che dimostrano che il passaggio al digitale significa molto di più che la sostituzione di un tipo di proiettore con un altro. Vero è che la sala cinematografica e la sua proposta al pubblico si stanno trasformando. L’abbiamo visto con il successo della visual music su grande schermo – si tratti dell’opera o dell’ultimo concerto rock - , con gli eventi sportivi di richiamo mondiale in diretta su tutti i continenti e lo vediamo col 3D, che ancora una volta fa della sala il luogo privilegiato per la fruizione di uno spettacolo irripetibile sul piccolo schermo domestico o portatile. E lo stesso 3D è molto di più che l’aggiunta di effetti speciali a “film normali”. Nella video intervista rilasciata a Hans Ulrich Obrist per l’ultima Biennale di Architettura di Venezia, Wim Wenders, a commento del suo film in 3D che porta lo spettatore a scoprire, ma soprattutto ad “ascoltare”, un edificio magico come il Rolex Center di Losanna, diceva: “Il 3D è un linguaggio. Nel prossimo futuro darà nuovo vigore al documentario, portandogli corpo e volume”.

E rivolgendosi ai nuovi artisti, continuava, parlando delle straordinarie opportunità offerte dalla tecnologia digitale e da Internet: “Oggi le possibilità di creare sono enormi. Il mio sogno è che nel XXI secolo gli strumenti per la comunicazione siano sempre di più in mano alle persone piuttosto che ai poteri consolidati.” Questa è la sfida anche per le sale e per il cinema europeo: che le nuove tecnologie ne facciano sempre di più uno spazio per la creatività e l’espressione della diversità culturale.

 

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