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Rapporto industria: Copyright e aspetti legali del settore audiovisivo

Australia: La ricerca di un miglior equilibrio nella legge sul copyright

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I sostenitori di una riforma del copyright convergeranno ad un forum sul copyright della Australian Digital Alliance il primo marzo, per darsi battaglia sulla necessità di riformare le leggi nazionali sul copyright, oppure sul motivo per il quale non farlo.

Tra loro, Nicolas Suzor, docente di diritto tecnologico e della proprietà intellettuale presso la University of Technology del Queensland, che ha affermato la necessità di un maggior equilibrio nella legge australiana sul copyright.

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Equilibrio che verrebbe raggiunto con un'eccezione alle disposizioni del copyright per un uso trasformativo, in cui gli artisti utilizzino o adattino opere già esistenti nelle loro nuove performance. 

Fenomeno diffuso, questo, nell'industria musicale. Si pensi ai tanti dj che utilizzano canzoni di altri artisti nel sampling e nei remix, ma anche nei film, in cui, ad esempio, gli autori di documentari utilizzano clip di film reali o sequenze protette da copyright.

La regista Cathy Henkel sta realizzando un documentario su Don McAlpine, celebre direttore della fotografia australiano.

La Henkel ha affermato che ha richiesto sei mesi farsi largo in un sistema di copyright complesso per ottenere l'autorizzazione ad usare clip del precedente lavoro di McAlpine e, senza lo sconto della casa di produzione, era costato più di 300.000 dollari ( quasi 235.000 euro ) – molto più dell'intero budget del film.

Film come Moulin Rouge hanno preteso non solo licenza di copyright dai singoli attori, da Nicole Kidman, ma anche richieste a parte per musica ed immagini, mentre una sequenza dal film del 1996 Romeo + Giulietta ha richiesto l'autorizzazione di ogni stuntman e ballerino.

 

“ In sostanza, se usi materiale d'archivio è complesso, costoso e richiede un sacco di tempo ed energia “, ha detto la Henkel.

 

Mentre una certa indulgenza, in casi particolari, potrebbe essere una buona cosa per incoraggiare, invece di evitare, la composizione delle storie, Cathy Henkel non ha la stessa certezza riguardo ad una regola generale sul fair use ( un uso giusto, consentito ).

I sindacati hanno negoziato, nell'interesse degli artisti, di ottenere dei pagamenti e questi hanno meritato di essere protetti e pagati per il riutilizzo del proprio lavoro.

Suzor ha asserito che il sistema attuale stava imponendo dei costi ai futuri artisti e che dovrebbero essere concessi diritti per un uso trasformativo laddove non ci sia stato danno al valore degli interessi del possessore originale.

 

“ Il copyright deve incoraggiare la creatività, ma è una vera e propria tassa su di essa”.

 

Suzor ha affermato che fosse discutibile se la tenuta di Marion Sinclair dovesse avere diritto ad una quota di utili per via dell'utilizzo del suo motivo Kookaburra Sits in the Old Gum Tree da parte della band australiana Men at Work.

 

“ Se un tale uso non si fosse potuto prevedere, non avrebbe potuto causare danni ai suoi interessi di allora”, ha detto Suzor. “ Il copyright dura più a lungo, è più rigido ed ha un'applicazione più estesa. “

 

Ma perchè un possessore di copyright di una qualsiasi opera, sia essa artistica, musicale o cinematografica, non dovrebbe essere ricompensato per l'uso di proprio materiale da parte di artisti in lavori a venire, sotto forma di diritti di licenza ?

Nel rimettersi all'inchiesta della Australian Law Reform Commission sul copyright e l'economia digitale, il Music Council of Australia ha dichiarato che il governo potrebbe aiutare l'industria a creare dei sistemi per identificare in maniera più efficace possessori di diritti, licenze ed autorizzazioni.

Riguardo agli usi trasformativi, i remix, spesso, avevano lo stesso successo commerciale dell'opera originale e non c'era motivo per il quale non dovessero pagare per l'utilizzo di “ materiale grezzo”.

Secondo il Music Council of Australia, “ tentare di abbozzare un'eccezione che permetta l'uso di lavori protetti da copyright per usi trasformativi non solo toglie agli attuali possessori di diritti d'autore la possibilità di essere remunerati ed elimina gli incentivi di mercato che servono a riformare il processo di concessione della licenza, ma crea una significativa dose di incertezza riguardo a cosa sia un uso trasformativo, in contrapposizione ad un uso non trasformativo. “

Matthew Sag, professore associato di diritto presso la Loyola University di Chicago, ha affermato che mentre i possessori dei diritti hanno spesso negato che il sistema avesse bisogno di una riforma per proteggere i loro interessi pecuniari in un rigido sistema di copyright, era chiaro che l'Australia non manteneva il passo con l'era digitale.

Solo nel 2006 la popolazione ha potuto fare legalmente uso dei videoregistratori per registrare i propri programmi televisivi preferiti. Secondo la legge australiana sul copyright, motori di ricerca come Google erano ancora illegali.

 

“ Per quelli come Google è bene negoziare con il governo i parametri delle disposizioni attuali dei diritti d'autore, ma che ne sarà delle prossime generazioni dei Google a venire ? “, dice Sag. “ Non possono volerci altri 20 anni per approvare o disapprovare una tecnologia che già esiste “.

 

Negli Stati Uniti, il copyright non ha dato ai proprietari, in perpetuo, un diritto di monopolio per ogni sua manifestazione.

Mentre la legge australiana permette la riproduzione di opere a scopi di ricerca, oppure nella parodia e nella satira, Sag dice che la disposizione, molto più aperta, del “ fair use “ negli Stati Uniti dovrebbe essere adottata in Australia con un criterio che si basi sulla “ ragionevolezza “ d'uso.

Negli Stati Uniti, esso prende in considerazione la natura dell'opera, come deve essere riutilizzata, se ha un fine commerciale e se ha un impatto sul valore di mercato o sull'opera originale.

Mentre organi come la Internet Industry Association affermano che il fair use ha portato a milioni di dollari di innovazione negli Stati Uniti e ha ostacolato nuove attività imprenditoriali online in Australia, secondo i proprietari dei diritti d'autore, se sarà introdotto verrà male utilizzato.

Secondo i musicisti, potrebbe giustificare il file sharing di musica non autorizzata, conducendo alla pirateria assai diffusa che mina la crescita nell'industria musicale.

Le organizzazioni no profit di gestione dei diritti, Copyright Agency e Viscopy, nel rimettersi all'inchiesta sul copyright, hanno asserito che un'eccezione per il fair use creerebbe incertezza ed aumenterebbe i rischi di contenzioso.

 

“ Sviluppare un modello di business basato sull'utilizzo non autorizzato di contenuti altrui e sul sostegno fornito da un'eccezione, necessariamente, comporta un rischio di contenzioso se l'uso è su scala commerciale, perchè la posta in gioco è alta. Se l'eccezione è di quelle “ flessibili “ come il fair use, l'incertezza ed i rischi sono ancora più alti “.

 

Stephen Dalby, chief regulatory officer della iiNet Ltd, ha affermato che l'economia nell'era digitale ha preannunciato un dissesto per coloro che hanno costruito un'azienda intorno a vecchi modelli di contenuto.

 

“ Esiste una serie di intermediari che hanno una parte da reclamare nella distribuzione, nell'immagazzinamento, nella produzione, nelle scaffalature per la vendita al dettaglio, sia che si tratti di DVD per uso personale sia che si tratti di film a livello commerciale”, ha detto Dalby.

 

“ Una volta che ci si muove all'interno del modello della distribuzione digitale, esso crolla. La gente produce e distribuisce, da sé, i propri contenuti, e molti sono privi dei diritti per farlo.

 

“ Le case cinematografiche hollywoodiane ci vogliono a guardia delle infrazioni. Ma il mondo è cambiato. “

 

Dalby ha detto di non aver creduto alla tesi per la quale “ non si può competere con quello che è gratis, e perciò dovremmo spegnere internet. “

 

“ Guardate il volume del mercato dell'acqua in bottiglia. La differenza, tra quello che viene fuori da un tappo, è interamente dovuta alla confezione.

 

“ La pirateria può essere un esempio di fallimento del mercato e un esempio di gente che ruba materiale o ricerche di mercato per vedere dove c'è richiesta, se non altro.

 

“ Il contenuto digitale, i costi, una volta che è stato prodotto, per distribuirlo sono vicini allo zero, e la sua distribuzione è pagata dall'utente, come quelli di iTunes. E' lo stesso concetto della confezione. Quanto facile sia procurarsi le cose, trovarle e riprodurle. “

 

Dalby ha detto che i distributori devono lasciar perdere e muoversi in un mondo di distribuzione digitale.

 

“ Può permettere di guadagnare ed ha senso dal punto di vista commerciale, che si tratti di videogiochi, musica, film o acqua imbottigliata. “

 

Nicolas Suzor, Matthew Sag e Stephen Dalby, il primo marzo, parleranno al forum della Australian Digital Alliance, “ Embracing the Digital Economy “.

 

 

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