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Rapporto industria: Focus: Africa

Il Marocco vuole fare rinascere la magia del cinema

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- Marocco, i cui paesaggi hanno fatto da sfondo a molti capolavori quali Lawrence d’Arabia, Il Gladiatore o L’uomo che sapeva troppo, celebra questa settimana il Film FIFM, che si conclude sabato.

Anche se lontano dal red carpet abbiamo potuto vedere Lea Drucker, Olga Kurylenko, Radu Mihaileanu, Roschdy Zem o il capogiuria di questa 11° edizione, Emir Kusturica, il cinema in Marocco è in crisi, così come l’intero continente africano.

Nel 1987, i cinema contavano 37 milioni di ingressi. Vent’anni dopo, hanno faticato per ottenerne poco più di tre milioni, secondo la Camera marocchina degli operatori cineteatrali.

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Canali satellitari e DVD pirata, venduti illegalmente a ogni angolo di strada per 5 o 10 dirham (meno di un dollaro), attraggono sguardi fuori dai cinema,

spesso inadeguati, con un’unica sala da 1000-2000 posti, a fronte di un’audience che preferirebbe avere una più ampia scelta di film in cinema multiplex anche con sale più piccole.

Intere sale sono ora abbandonate a Rabat e usate come rifugio da chi cerca un po’ di privacy per fumare o appartarsi con la propria ragazza.

Per ridare vigore all’industria, il Centro Cinematografico Marocchino (CCM), ente pubblico che gestisce l’industria cinematografica nel settore privato, dai permessi per le registrazioni alle sovvenzioni, considerate le risorse limitate dello stato.

“Due multisala a Rabat, due a Tangeri (nord), uno a Fez (centro) e un altro ad Agadir (sud) verranno costruiti nel 2012 grazie al contributo del settore privato,” ha detto ad AFP Noureddine Sail, direttore del CCM, fuori dal Marrakech International Film Festival, del quale è vicepresidente.

“Per convincere il settore privato a investire nell’industria cinematografica, abbiamo una ragione chiara e semplice: c’è una grande audience, una forte domanda di film, anche in Marocco” ha affermato il direttore del CCM, convinto che ai marocchini, soprattutto i giovani, piacciano i film.

L’ultimo festival del cinema documentario ha visto una grande partecipazione da parte dei giovani nell’immenso teatro Mohammed V di Rabat, a Novembre, evidenzia l’AFP.

Alcune sale hanno solo bisogno di essere restaurate. “L’incarico fu affidato ai comuni, che hanno accettato di rinnovare e adeguare i vecchi cineteatri, spesso abbandonati” ha detto Sail.

Secondo il CCM, di 357 sale esistenti negli anni ‘90, in Marocco oggi ce ne sono meno di un terzo, comprendendo i 23 multisala di Marrakech e Casablanca.

Il governo ha recentemente espresso il suo impegno nell’erogare 18 milioni di dirham (1,6 milioni di dollari) l’anno, praticamente 900.000 dirham per sala. Una “cifra irrisoria che forse basterà per rinnovare le poltrone e le pareti”, dice Abdelhamid Marrakchi, portavoce della Camera Marocchina dei cinema.

Solo Casablanca e Marrakech offrono multisala, che tuttavia non contribuiscono a diffondere le opere dei registi nazionali.

In Megarama, che ha 14 sale a Casablanca, è possibile vedere le ultime uscite americane e francesi, come per esempio la popolare commedia “The Untouchables”, ma nessun film marocchino è in programmazione.

I multisala, i cui biglietti sono abbastanza costosi, si popolano principalmente della classe medio alta della popolazione, che apprezza i “blockbuster” stranieri.

Per poter vedere un film, gli amanti del cinema non hanno molta scelta oltre alle vecchie sale dei cinema d’essai, gestite dal CCM, come per esempio il “7th Art”, una delle ultime sale rimaste a Rabat, la capitale.

Per far conoscere i nuovi film, il Marocco ha diversi festival, tra cui quello di Marrakech è il più famoso. Due film marocchini aprono e chiudono questo festival: The lover of the Rif del regista Narjiss Nejjar e Death for Sale di Faouzi Bensaïdi, vincitore di un premio a Cannes.

Il Marocco ha prodotto 23 lungometraggi nel 2011, afferma Sail all’AFP. “Se due o tre di questi sono buoni, abbiamo vinto la scommessa.”

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