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Recensione: Katyń

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Wajda esprime l'inesprimibile

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- Il maestro del cinema polacco racconta un dramma storico. Il suo lungometraggio è candidato all'Oscar 2008 per il miglior film straniero ed è stato presentato fuori concorso alla Berlinale

Recensione: Katyń

Un articolo pubblicato lo scorso 3 febbraio sul quotidiano russo Niezawisimaja Gazeta cerca di persuadere i lettori che la responsabilità del massacro di ufficiali polacchi nella foresta di Katyn, avvenuta nel 1940, non è dell'URSS bensì dei nazisti. Posizioni simili sono state assunte nel settembre 2007 da un altro giornale russo, la Rossijskaja Gazeta, e riprese un mese più tardi dalla televisione moscovita. Il paradosso è che il pretesto per queste pubblicazioni scandalosamente mendaci è Katyn [+leggi anche:
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]
di Andrzej Wajda, un film realizzato proprio con lo scopo di opporsi alle falsificazioni e restituire la verità storica.

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Per Wajda, il dramma di Katyn è un tema personale: la madre del regista ha atteso tutta la vita il ritorno del marito, combattente della Grande Guerra, della guerra polacco-bolscevica, dell'insurrezione silesiana e della campagna del settembre 1939. La disperata attesa del padre ha lasciato una traccia indelebile nel regista. E' solo dopo tanti anni di preparazione che egli è riuscito, nel 2007, a esprimersi su questo soggetto e tradurlo in linguaggio cinematografico. Tuttavia, Wajda non voleva che il film prendesse la forma di una confessione intima e personale. Pur ispirandosi alla propria storia, l'autore ha voluto realizzare un'opera universale e mostrare i fatti attraverso un "personaggio collettivo": le donne che aspettano i loro mariti, fratelli, padri, figli. "Questo film è la storia di una famiglia separata per sempre, di grandi illusioni e della brutale verità sul massacro di Katyn. In breve, lo vedo come la storia della sofferenza di alcuni individui, la cui rappresentazione per immagini ha una forza emotiva più grande dei fatti storici", ha sottolineato il regista all'inizio delle riprese.

Per trovare la sceneggiatura adatta ci sono voluti anni. Wajda ha scartato diversi testi. Persino il romanzo scritto apposta per lui da Wlodzimierz Odojewski. Anche il racconto di Andrzej Mularczyk, scelto infine come base della sceneggiatura, è stato notevolmente modificato dal regista. Wajda ha voluto dare allo spettatore un quadro ampio: le storie particolari delle donne, una verità storica sul massacro, le bugie sostenute contro ogni evidenza, il dolore della nazione polacca. Questo sovrapporsi di contesti e un eccessivo didattismo sono, secondo la critica, i punti deboli del film.

Ma occuparsi di questa tragedia, i cui dettagli, numeri, luoghi e nomi sono tutt'oggi pressoché sconosciuti, non era un compito facile. La troupe del film, gli attori (i migliori in Polonia, da almeno due generazioni) e il produttore lo sanno bene, poiché alcuni di loro sono legati, per questioni familiari, alle vittime di Katyn. Fare questo film era un imperativo. E resta la prima e unica opera di finzione dedicata a questo dramma.

(Tradotto dal francese)

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premi/partecipazioni principali

European Film Awards 2008 European Film Academy Prix d'Excellence
Berlinale 2008 In Concorso
Orły - Polish Film Awards 2008 Migliore Attrice non Protagonista (Danuta Stenka)
Migliore Fotografia
Migliore Musica
Miglior Suono
Migliore Scenografia
Migliori Costumi
cinando

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