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Recensione: La moglie del poliziotto

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Una donna va a fondo

di 

- Ovvero: come implode una famiglia felice in 59 capitoli, in un film di produzione tedesca in concorso alla 70a Mostra di Venezia.

Recensione: La moglie del poliziotto

Dopo vari riconoscimenti a Locarno e un documentario che nel 2006 ha vinto sia il premio speciale della giuria a Sundance che lo European Film Award (Il grande silenzio [+leggi anche:
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), il regista tedesco Philip Gröning è stato selezionato in concorso alla 70a Mostra di Venezia con La moglie del poliziotto [+leggi anche:
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, un film di finzione diviso in 59 capitoli che scandiscono i 175 minuti di narrazione.

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Un uomo e una donna abitano una casetta di periferia. Lui fa il poliziotto (David Zimmerschied), lei resta a casa a occuparsi della bambina. In un quadretto famigliare teoricamente semplice e senza problemi apparenti, la giovane protagonista (interpretata dalla straziante Alexandra Finder) si prende cura dell’anima di sua figlia nutrendola di un amore smisurato. La bambina è come una boa che mantiene la madre a galla, mentre le caviglie, il volto e il resto del corpo materno sono anchilosati dai segni di una violenza coniugale che la trascinano verso il basso, la sofferenza e l’isolamento…

Ogni capitolo in realtà è una scena del film, come un polmone che si dilata e si contrae tra due dissolvenze senza immagazzinare la stessa quantità di ossigeno tra una respirazione e l’altra. Capitoli molto brevi (appena dieci secondi) si alternano ad altri che lasciano più spazio alla narrazione, ma il pubblico dovrà affrontarne la metà prima di capire il vero nodo del film, cioè la questione della violenza coniugale, a lungo nascosta dietro una bolla di felicità che tarda molto a scoppiare.

Il punto di vista di Gröning sui personaggi rimane distaccato. Si rifiuta di denunciare il male o di ricondurlo a una cattiveria qualunque. Se sembra che l’uomo sia anche lui una vittima e soffra piuttosto di un disturbo bipolare, resta il fatto che un veleno intossica la coppia e distrugge tutto: rapporto, personalità, identità…Solo la bambina ne resta fuori, grazie agli sforzi della madre, ma la cancrena avanza e lo spettatore finisce per capire che non sarà risparmiata. Questa inquietudine è la principale fonte di tensione del film, tanto più che il personaggio della figlia, interpretato da due gemelle che si alternano, è particolarmente toccante per semplicità e purezza delle reazioni.

La moglie del poliziotto non moltiplica le scene di violenza ma non esita a mostrarne gli effetti devastanti. La radicale scelta di montaggio autorizza capitoli più astratti. Altri potranno invece sembrare superflui considerata la lunghezza della narrazione, che forse ci avrebbe rimesso in semplicità se avesse dovuto subire l’umiliazione di essere ridotta. La storia fa paura soprattutto perché inizia semplice e bella per poi precipitare nell’orrore a un ritmo inconsueto, che fa pensare che chiunque potrebbe ritrovarsi a quel punto senza sapere in che modo le cose abbiano davvero potuto degenerare così…

(Tradotto dal francese)

photogallery

titolo internazionale: The Policeman's Wife
titolo originale: Die Frau des Polizisten
paese: Germania
rivenditore estero: The Match Factory
anno: 2013
regia: Philip Gröning
sceneggiatura: Philip Gröning, Carola Diekmann
cast: Alexandra Finder, David Zimmerschied, Pia Kleemann, Chiara Kleemann

premi/partecipazioni principali

Venezia 2013 Premio speciale della giuria
cinando

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