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Recensione: Sacro GRA

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Gianfranco Rosi alla ricerca del Sacro GRA

di 

- Una mappatura di storie e paesaggi che gravitano intorno all'anello autostradale che avvolge. Roma.

Recensione: Sacro GRA

Cosa hanno in comune un nobile piemontese decaduto che vive con la figlia in un monolocale, un botanico in cerca del rimedio per liberare le palme dalle larve, un principe e il suo castello- set per fotoromanzi, un barelliere in servizio sull'autoambulanza, un pescatore d'anguille che vive su di una zattera sul fiume Tevere? Nulla, se non che vivono e operano nei pressi del Grande Raccordo Anulare.  Su questi 70 km di autostrada urbana che cinge Roma come un anello di Saturno si è perso col suo mini-van per più di due anni in cerca di storie Gianfranco Rosi, Leone d'Oro alla Mostra di Venezia con il documentario Sacro GRA [+leggi anche:
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 (molto azzeccato il gioco di parole nel titolo).

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Per i cittadini romani GRA è sinonimo di caos, lunghe file e uscite mancate. Ai lati di questa cintura d'asfalto che da tempo non riesce più a contenere il tracimare della metropoli, il territorio brulica di vita e di esistenze. Rosi ha esplorato questa terra di nessuno, ha individuato donne e uomini che fossero filmabili, vicende che potessero essere raccontate. Duecento ore di girato e un montaggio (con Jacopo Quadri) che le ha trasformate in un film. 

In Boatman, Rosi aveva ritratto la giornata di un barcaiolo sul fiume Gange, con Below Sea Level si era spostato nel deserto americano per filmare una base militare dismessa e una comunità di homeless, El Sicario, room 164 [+leggi anche:
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 dava la parola ad un ex killer del narcotraffico dei cartelli messicani. In Sacro GRA il documentarista che non ammette differenze tra cinema del reale e finzione ha operato una sorta di spaesamento del territorio attraversato da questo gigantesco serpente che si morde la coda, scaturito negli anni 60 dalla motorizzazione di massa. 

Il film nasce dall'intuizione del paesaggista-urbanista Nicolò Bassetti, che ha proposto al regista una mappatura di storie e paesaggi di questo luogo che avesse un'identità narrativa. Le guide del regista nella ricerca di location sono stati un saggio dell'architetto Renato Nicolini e Le città invisibili di Italo Calvino, a sottolineare l'incontro tra il reale e il viaggio immaginifico. Lontano dai ricorrenti topoi della capitale, in un gioco diametralmente opposto alla Grande Bellezza [+leggi anche:
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intervista: Paolo Sorrentino
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 di Paolo Sorrentino, Sacro GRA è un saggio sull'identità immateriale spettacolare, con le sue apparizioni fugaci e fantasmatiche, i suoi botanici alchimisti, i principi ultra-kitsch, i paramedici figli di mamma, i pescatori che dispensano saggezza popolare. 

Prodotto da Marco Visilberghi con DocLab con la francese La Femme Endormie, il film è in uscita il 26 settembre distribuito da Officine UBU

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titolo originale: Sacro GRA
paese: Italia, Francia
rivenditore estero: Doc & Film International
anno: 2013
regia: Gianfranco Rosi
sceneggiatura: Gianfranco Rosi

premi/partecipazioni principali

Venezia 2013 Leone d'oro del miglior film
Rio de Janeiro International Film Festival 2013 
London Film Festival 2013 
Lisbon & Estoril Film Festival 2013 
Stockholm International Film Festival 2013 
Seville European Film Festival 2013 
Cinedays Film Festival 2013 
Auteur Film Festival, Belgrade 2013 
Vilnius International Film Festival 2014 
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