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Intervista: Philip Gröning • Regista

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"Una sfida che lanciamo al pubblico"

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- Philip Gröning ha presentato in concorso a Venezia La moglie del poliziotto. Premio Speciale della Giuria

Intervista: Philip Gröning • Regista

Cineuropa ha raccolto le impressioni del regista tedesco Philip Gröning in occasione della sua visita alla 70a Mostra di Venezia, dove era presentato in concorso il suo ultimo film, La moglie del poliziotto [+leggi anche:
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Quali sono le tematiche che ha voluto sviluppare nel film?
Un tema è l’universalità, sia nel lato oscuro rappresentato dalla violenza coniugale, sia nell’amore che unisce una famiglia. È un film sulla violenza domestica ma anche un film sull’amore tra madre e figlia. Nel film i due aspetti assumono pari importanza. Un altro tema è poi lo squilibrio. È anche una storia che potrebbe svolgersi dovunque.

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Come ha lavorato sulla suddivisione in capitoli?
Ogni capitolo è una scena. È la situazione, quindi, che determina la durata del capitolo. Volevamo che il pubblico entrasse e uscisse da queste scene, perciò le abbiamo suddivise dando a ognuna un punto di entrata e di uscita. I capitoli permettono di mantenere un certo distacco. Non è un film che vuole imporsi. La distanza, importante per lasciare gli spettatori liberi di giudicare, è anche una sfida che lanciamo al pubblico, che segue con attenzione una storia senza essere preso in ostaggio.

Si è ispirato a riferimenti stilistici?
Nessun riferimento stilistico. Faccio il film come meglio mi pare e seguendo le intuizioni che mi sembrano più giuste rispetto alla storia o ai personaggi. Ci sono passaggi più artistici e altri più naturalistici, ma lo stile per me è dettato dal racconto e dall’emozione dei personaggi.

Il film non è manicheo. La violenza è piuttosto frutto di una patologia…
Non volevo mostrare un uomo cattivo. È un uomo normale che ha  carenze affettive. Il rischio di cadere nella violenza è reale per tutti quando una carenza provoca un’alterazione esistenziale. La vita di tutti i giorni inizia a svuotarsi quando si diventa violenti. Il cambiamento inizia molto banalmente, e a volte è insidioso e lento a svilupparsi, ma si finisce per distruggere la vita degli altri e allo stesso tempo la propria. La si può paragonare a una malattia che altera la personalità. In questa coppia, l’uomo e la donna sono entrambi vittime.

Perché aver usato il ripetersi di scene di canto?
Il canto — in primis una filastrocca come quelle cantate nel film — è una specie di trasferimento affettivo. La figlia insegna a cantare ai genitori. I genitori insegnano a cantare alla figlia. Si verifica una trasmissione, ed è questo l’aspetto che mi interessava in particolare. Poi sono anche momenti di pausa per lo spettatore, utili quando l’emozione è troppo forte e bisogna prendere il fiato prima di rituffarsi nel racconto.

(Tradotto dal francese)

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titolo internazionale: The Policeman's Wife
titolo originale: Die Frau des Polizisten
paese: Germania
rivenditore estero: The Match Factory
anno: 2013
regia: Philip Gröning
sceneggiatura: Philip Gröning, Carola Diekmann
cast: Alexandra Finder, David Zimmerschied, Pia Kleemann, Chiara Kleemann

premi/partecipazioni principali

Venezia 2013 Premio speciale della giuria
cinando

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