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“L’industria cinematografica greca funziona come una lobby”

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Alexandros Avranas • Regista

di 

- Miss Violence, del regista greco Alexandros Avranas, è stato presentato in diversi festival ma è ancora in attesa di riconoscimento da parte del proprio paese

Alexandros Avranas • Regista

Le parole di Alexandros Avranas sono tanto crude quanto il suo film Miss Violence [+leggi anche:
recensione
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intervista: Alexandros Avranas
scheda film
]
, che racconta la storia di un’adolescente, proveniente da una famiglia normale di classe media, che decide di suicidarsi il giorno del suo compleanno. Partendo da questo evento tragico, il regista mette in scena il suo universo da incubo e ne approfitta per denunciare la situazione attuale del suo paese, una situazione che egli stesso è costretto a subire. Avranas ha studiato a Berlino e ha già conquistato quattro premi alla Mostra del Cinema di Venezia, tra cui spiccano un Leone d’Argento come miglior regista e la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile (Themis Panou). Dopo aver presentato di recente la sua pellicola al Festival del film di Reykjavik, il regista greco ha approfittato del suo passaggio al Festival di Kustendorf (Serbia) per confidare a Cineuropa che aspetta ancora un riconoscimento qualunque dal suo paese.

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Cineuropa: Oltre ai fatti reali raccontati in Miss Violence, cosa l’ha ispirata per questo film?
Alexandros Avranas: Quando studiavo a Berlino qualcuno mi parlò del suicidio di un’adolescente in Germania, così ho messo insieme questo con altri eventi realmente accaduti in Grecia per creare la mia storia. Anche se il film è duro, il mio auspicio è che lo spettatore possa identificarsi. Questo ha effetti sulla messa in scena e sulla sua estetica. Per quanto riguarda i riferimenti cinematografici, mi piacerebbe che il film avesse qualcosa di Pasolini, Haneke o anche Fassbinder, anche solo a livello inconscio.

Non si può non collegare il film alla situazione attuale in Grecia.
Non volevo che la storia si svolgesse in Grecia. Volevo fare un film internazionale, o almeno uno di quei film che per lo spettatore potrebbero svolgersi in un qualsiasi paese europeo. E’ vero però che c’è una chiave di lettura che rimanda alla società greca: in effetti traccio un parallelo tra i membri di questa famiglia, che non riescono a vivere senza l’uomo che li tratta ingiustamente, e i cittadini del mio paese che si lamentano dei loro politici eppure continuano a votare per loro.

Il suo primo lungometraggio, Without, non è mai stato distribuito in Grecia, malgrado abbia vinto cinque premi al Festival di Salonicco. Come mai?
E’ dovuto ad alcuni problemi dell’industria cinematografica e di una società chiusa, caratteristiche tipiche dei piccoli paesi, dove un autore giovane che riceve molti riconoscimenti si fa automaticamente dei nemici. Quando uno che ha studiato all’estero, un giovane che nessuno conosce e nessuno protegge, riesce a guadagnare un sacco di premi, la reazione tipica è il sentirsi chiedere: “E lui chi è?”. L’industria cinematografica greca funziona come una lobby.

E cosa succede quando quella persona riesce ad aggiudicarsi riconoscimenti prestigiosi come il premio del miglior regista alla Mostra del Cinema di Venezia?
Quello è il momento in cui la piccola società si sente obbligata, controvoglia, ad accettare il regista. Il trofeo veneziano è stato di particolare importanza per me: è la prova che non tutto è il risultato di spintarelle e interessi, che il cinema conta ancora qualcosa.

Riceverà finanziamenti greci per il suo prossimo film?
Per ora posso assicurarle che ho intenzione di girare in greco in Grecia. Ora, da qui a dire che il film sarà fatto con denaro greco… è tutta un’altra storia. Sarebbe fantastico, anche se si trattasse solo di un piccolissimo finanziamento. Per il momento sto lavorando alla sceneggiatura e bisognerà cominciare a girare in primavera o in estate, perché il sole e la luce ricoprono un ruolo fondamentale nella storia.

(Tradotto dallo spagnolo)

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