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Jan Ole Gerster • Regista

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- Jan Ole Gerster, regista del successo tedesco Oh Boy, parla della sua carriera di regista e della produzione del suo film

Jan Ole Gerster  •  Regista

Sembra strano da dire riguardo a uno dei nuovi film indipendenti tedeschi di maggior successo, ma la storia di Jan Ole Gerster e del suo debutto, Oh Boy, fatto di ambizioni, sofferenze e infine successo, ha tutte le caratteristiche di un buon vecchio classico di Hollywood. Nemmeno Gerster riesce a credere ai suoi risultati: “A volte, quando vedo il film, penso che non sia un gran che” racconta ridendo.

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La maggior parte degli spettatori non è d’accordo, soprattutto chi lo ha proposto per la nomination. In apparenza un film sulla ricerca di una tazza di caffè da parte di un uomo, Oh Boy registra una giornata di Niko Fischer, un vagabondo inattivo che cerca di trovare il suo posto nel mondo. Bellissime le riprese in bianco e nero sullo sfondo delle strade senza tempo di Berlino, per un film enigmatico e divertente, allo stesso tempo stranamente tragico, pieno di aneddoti velati che non portano da nessuna parte, ma che indugiano a lungo.

La passione di Gerster per il cinema è nata presto. Cresciuto nell’ex regione mineraria del Siegerland, si è immerso nei film. Alla fine degli anni ’90 aveva sviluppato ambizioni di regia e passato al setaccio i titoli di coda di tutti i film del noleggio locale. Infine, ottenuto un colloquio con Manuela Stehr, cofondatrice di X Filme, viene accettato come tirocinante nel 2000. Ci tiene ad aggiungere: “Ora è a capo della società di distribuzione che ha distribuito Oh Boy”.

Gerster vi lavora per tre anni, e la sua prima conquista arriva nel 2003 con Good Bye, Lenin! [+leggi anche:
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intervista: Wolfgang Becker
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Di Wolfgang Becker. Si innamora del film grazie una delle prime stesure. “[Becker] aveva bisogno di un assistente che fosse ben collegato all’ufficio. Conoscevo i colleghi, conoscevo il progetto. Mi invitò da lui per conoscermi”.

Gerster viene invitato a dirigere un documentario, Der Schmerz Geht, Der Film Bleibt (2004), sulla produzione di Good Bye, Lenin!, e tenta senza successo di iscriversi alla German Film and Television Academy. Ma il secondo tentativo va a buon fine. Nel film presentato per la domanda fa recitare solo un attore, il suo amico Tom Schilling, che poi reciterà anche in Oh Boy.

Per un po’ Gerster diventa uno di quei creativi che scompaiono nel buco nero di Berlino, con le ambizioni soffocate dall’inerzia. Ma alla fine si accorge che tutto questo potrebbe servirgli da ispirazione. “Mi sono reso conto che non andare a scuola, vagabondare per Berlino, girare per bar poteva diventare la trama del mio film. Ho completato il copione davvero all’ultimo minuto, stavo per essere buttato fuori. Sembravano dire: ti abbiamo chiesto per cinque anni di fare dei brevi film, e tu ti presenti con un lungometraggio. Credi di poterlo usare per laurearti? E io ho risposto “Certo che sì!”.

Tom Schilling viene scritturato come protagonista e suggerisce di consultarsi con Marcos Kantis, che era stato coinvolto in Good Bye, Lenin! e aveva poi creato Schiwago Film. Kantis raccolglie poco a poco i fondi, e ovviamente anche Gerster fa la sua parte: “Ho incontrato Andreas Schreitmüller alla Berlinale. Mi sono intrufolato nella reception di ARTE e gli ho chiesto se potevo mandargli il mio copione. Un paio di settimane dopo, ho ricevuto una telefonata di un redattore di ARTE che voleva conoscermi. Poi tutto ha iniziato a funzionare…”.

Il budget era limitato, ma nell’estate del 2010 Gerster inizia le riprese, che inizialmente sono durate 22 giorni coinvolgendo un cast notevole, con nomi come Justus von Dohnányi e Michael Gwisdek. Quella che Gerster credeva sarebbe stata la parte più difficile, si è rivelata in realtà estremamente piacevole, a differenza del montaggio.

A distanza di poco più di un anno, dopo una serie quasi ininterrotta di recensioni entusiastiche e successi al botteghino, Oh Boy si è aggiudicato 21 premi, più 14 nomination. Solo ora Gerster trova il tempo di pianificare la prossima mossa. Oltre a lavorare su un nuovo copione, sta valutando le opzioni per un romanzo americano del quale non si sa il nome. Ammette inoltre di aver discusso con Schilling di un possibile ritorno a Niko Fischer nei prossimi anni, pensando a come Truffaut aveva affidato ripetutamente a Jean-Pierre Léaud il ruolo di Antoine Doinel dopo il successo iniziale ne I 400 colpi.

Indipendentemente dalle prossime mosse, è ormai chiaro che la perseveranza di Gerster lo ha premiato. È troppo presto per il lieto fine, ma questa è già una promettente, rassicurante conclusione a un primo capitolo di successo.

(Tradotto dall'inglese)

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