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"L’interesse dell’Europa risiede nella sua diversità, e il cinema non fa eccezione"

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Jochen Greve • Sceneggiatore

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- Cineuropa ha parlato con lo sceneggiatore tedesco e socio della SAA, Jochen Greve, della cultura in un periodo di crisi e dell’importanza dei diritti d’autore

Jochen Greve  • Sceneggiatore

Il nuovo studio presentato a Bruxelles il 2 dicembre è categorico: la cultura e la creazione faranno uscire l’UE dalla crisi. Christophe Depreter, presidente di GESAC, ha aperto la conferenza stampa dichiarando che è stato dimostrato che il settore della cultura e della creazione ha generato cinque volte più lavoro rispetto al settore delle telecomunicazioni in Europa. Jean-Noël Tronc, direttore generale della Sacem, ha dichiarato che questo settore è il futuro dell’Europa. Secondo lui, permette non solamente la crescita e la creazione d’impiego ma dona anche l’opportunità al Vecchio Continente di riservarsi un posto al sole sulla scena internazionale e di sfoderare la sua forza. Nonostante ciò, ha aggiunto, l’industria della cultura e della creazione è particolarmente vulnerabile, ed è per questo che si ha bisogno di una normativa più rigorosa. Henrique Mota, direttore generale della casa editrice Principia Editoria e vice presidente della federazione degli editori europei, ha parlato del settore dell’editoria europea come un leader mondiale e della necessità di proteggere i diritti d’autore per evitare il suo declino. Ha concluso dichiarando che quest’ultimi sono i garanti della diversità culturale. Infine, Jochen Greve, sceneggiatore tedesco e socio SAA, ha sottolineato il ruolo principale di questo settore in Europa ma anche la fragilità di coloro che lo fanno girare, ovvero gli artisti. Ha insistito sulla messa in atto di un buon sistema di protezione dei diritti d’autore. Cineuropa ne ha approfittato per parlare con Greve riguardo alla cultura in un periodo di crisi e all’importanza dei diritti d’autore.

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Cineuropa: Il nuovo studio dell’EY mette in luce un’industria culturale europea fiorente, nonostante la congiuntura economica. Le famiglie non hanno dunque ridotto il loro budget destinato alla cultura nonostante la crisi?
Jochen Greve: 
Anche gli anni ‘20 hanno conosciuto una profonda crisi economica. Tuttavia in quest’epoca si poteva già vedere che Hollywood e le industrie del cinema francese e tedesco prosperavano. La ragione è forse che le persone hanno ancora più bisogno di distrarsi quando i tempi sono duri. Secondo me, la creatività è il petrolio dell’XXI secolo. Oggi, non si ha più bisogno di carbone, di acciaio o di petrolio: oggi abbiamo bisogno di nuove idee, di creatività.

Certi governi hanno preso delle misure draconiane per far fronte alla crisi, e il settore della cultura è uno di quelli che ne ha più sofferto. Quali saranno gli effetti, a lungo termine, di questi tagli di budget per paesi come la Spagna o l’Italia? 
È l’immaginazione degli artisti che fa girare l’industria della creazione. Eppure per loro è difficile vivere solo con la propria arte. Il problema è che si rischia di dissuadere i giovani a lanciarsi in questo mestiere, e ciò potrebbe portare a una progressiva scomparsa della creazione. Ho saputo che in Italia, il 20% degli sceneggiatori non può vivere del proprio mestiere! E lo stesso in Spagna, anche se è un paese che ha una lunga tradizione cinematografica. Nel mio paese, in Germania, la situazione non è così drammatica, ma comunque, ci sono molte domande relazionate con i diritti d’autore. Oggi, gli artisti sono così forti dal punto di vista della creazione quanto sono deboli dal punto di vista economico.   

Secondo lei, internet è una fortuna o una minaccia per gli artisti? 
Quando ho cominciato il mio mestiere, speravo di poter arrivare a molte persone. Mi dicevo: più pubblico c’è, meglio è. Per questo, internet è un mezzo di diffusione formidabile! Ma non bisogna dimenticare che gli artisti devono essere pagati per quello che fanno. Il problema è che ogni artista è abbandonato a se stesso, come una piccola impresa di una sola persona. Dei buoni sistemi di diritti d’autore e di società collettive (un sistema che funziona molto bene in Francia e in Germania) devono essere messi in atto per aiutarli e per assicurar loro uno stipendio.

Il settore europeo della cultura e della creazione è competitivo rispetto a quello americano?
È innegabile che Hollywood produce dei buoni film. Ma oggi, le produzioni americane sono tutte uniformi. Si girano dei film che piacciono a tutti e si dà al pubblico quel che vuol vedere. Ma gli europei vogliono andare a vedere al cinema anche delle produzioni europee, per ritrovarvi la loro cultura. L’interesse dell’Europa risiede nella diversità e il cinema non fa eccezione. Ogni paese ha la sua tradizione cinematografica: gli scandinavi amano i drammi psicologici, i francesi hanno questa tradizione di piccoli cinema sui boulevard e amano le commedie romantiche, gli inglesi fanno dei film molto divertenti e i tedeschi dei film piuttosto intellettuali. Del resto, in Germania, abbiamo un senso dell’umorismo molto particolare (nel bene e nel male) che non si esporta bene. Per noi, il cinema deve essere un’arte costruttiva e non solo un divertimento. Penso sia un buon esempio della diversità culturale dell’Unione Europea. Sarebbe un peccato se tutto questo sparisse, per questo è importante proteggere gli artisti.

  

(Tradotto dal francese)

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