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“La rivoluzione digitale è il punto di partenza”

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Günther Oettinger • Commissario per l’economia e le società digitali

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- BERLINO 2015: La Berlinale è servita a Günther Oettinger, Commissario per l’economia e le società digitali, per discutere la riforma sul copyright e il mercato unico digitale

Günther Oettinger  • Commissario per l’economia e le società digitali

Alla Berlinale, Günther Oettinger, il nuovo Commissario incaricato per l’economia e le società digitali ha incontrato per la prima volta i membri dell’industria cinematografica europea. Tra le questioni più rilevanti si è discusso anche della riforma sul copyright  e di un mercato europeo unico digitale. 

Cineuropa: L'Unione Europea sta preparando una vasta gamma di riforme europee sul copyright, ma la legge sui diritti d’autore varia da Paese in Paese. Come riuscirà lei a unificare tutto sotto un unico denominatore senza distruggere la diversità culturale?
Günther Oettinger: Non vogliamo europeizzare e centralizzare  l’intera questione sul copyright, ma i fondatori possono essere protetti meglio in Europa, seguendo un metodo europeo. Alcune delle regole  nazionali vengono ignorate dagli operatori del mercato che agiscono al di fuori dell’Europa. Stiamo preparando quindi un copyright per il settore digitale che potrà essere fatto rispettare dalla legge. La proprietà intellettuale tedesca non ha nessun valore, è nulla e questo perché non viene rispettata da Google. Tutto ciò spiega perché il mercato unico digitale è il nostro punto di forza. Le compagnie che vogliono operare in Europa devono rispettare le regole, inclusa la legge sul copyright digitale.

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Come potrà garantire che vengano inclusi tutti i partecipanti?
Abbiamo organizzato numerosi incontri e siamo al corrente di tutte le effettive preoccupazioni degli operatori che fanno parte di questa catena del valore : dal fondatore, editore, provider e società di gestione collettiva fino al consumatore. 

Quando sarà presentata questa legge sul copyright?
Nelle prossime settimane durante i numerosi incontri organizzati, discuteremo con tutti i partecipanti e cercheremo di presentare  una proposta legislativa in estate o autunno, che verrà nuovamente discussa in pubblico. Sarà poi compito del Consiglio e del Parlamento dibattere su una legislazione formale. 

L’industria europea cinematografica ottiene la maggior parte dei suoi profitti grazie ai mercati segmentati. Se i territori e i confini nazionali spariranno, secondo la politica del mercato unico,  le grandi società per azioni saranno le uniche a sopravvivere. Come può questo essere in linea con i principi dell’ Unione Europea, ad esempio quello di sostenere le piccole e medie aziende? Le imprese transnazionali possono generare gli stessi guadagni di quelle nazionali?
Il punto di partenza non è la politica ma una rivoluzione digitale. I mercati  tedesco, francese e polacco non esistono più, ma esiste un mercato globale. Le nuove generazioni di giovani non guardano più  il notiziario delle 20.00 ma piuttosto si creano un loro programma o scelgono di guardare altro su Netflix. Dobbiamo reagire contro la rivoluzione digitale che colpisce gli utenti e gli operatori del mercato di oggi e di domani. Il nostro obiettivo è quello di mantenere in Europa il prodotto netto, e questo include anche le piccole e medie imprese. Non vogliamo utilizzare un approccio aggressivo per l’introduzione del mercato unico e per questa ragione stiamo discutendo con le associazioni cinematografiche per poter mantenere il valore aggiunto. É cruciale sottolineare che non è la politica che mira al cambiamento ma è piuttosto a causa dei  cambiamenti tecnici che assistiamo a una richiesta d’azione. 

Sono stati fatti molti sforzi da parte della Commissione Europea per rinunciare a canali di sfruttamento per il grande schermo come ad esempio la Comunicazione sul Cinema. Sarebbe questa rinuncia l’obiettivo sul lungo termine a favore del mercato unico?
Dovremmo fare il possibile per conservare tutti i principi di finanziamento. Ma se riflettiamo nel senso opposto, dovremmo accettare lo sviluppo tecnico che sta per avvenire. La partecipazione al Festival internazionale  del cinema di Berlino e a quello di Cannes, è un modo per valorizzare il futuro dei  film europei. Questo riguarda in particolare l’identità culturale e lavorativa che vogliamo mantenere ma non americanizzare.

Le basse vendite di televisori, un fatturato minimo prodotto dai Video on Demand (VoD) e l’alto livello di sovrapproduzione rendono molto difficile il rifinanziamento dei film europei. La priorità non dovrebbe essere la salvaguardia del canale di distribuzione per poter rifinanziare i film?
È proprio per questa ragione che continueremo a cercare finanziamenti per i film, sia a livello nazionale che a un livello europeo. Verificheremo inoltre il modo in cui i VoD potrebbero entrare a far parte del fatturato secondo la Direttiva sui servizi di media audiovisivi, anche se non è chiaro come questo possa accadere (forse tramite l’applicazione di un’imposta) o chi ne sarà il responsabile. Stiamo reagendo ai cambiamenti tecnici  cercando di mantenere, il più possibile, il valore aggiunto ma non posso garantire che questo accadrà per ogni singolo film dei 1000 che escono all’anno. Tuttavia garantire la diversità deve rimanere il nostro obiettivo principale.

Verranno attuate delle misure di rifinanziamento per i settori economici che perderanno la loro base economica a causa della globalizzazione? Esistono dei punti scoperti nel settore IT che possono essere ricoperti dalle aziende europee?
Non dovremmo sentirci inferiori. Dopotutto ci sono più europei che americani. Con una strategia chiara, avremo la possibilità di vincere sul mercato digitale. Essere “piccoli” non vuole solo dire svantaggi, dobbiamo imporre al popolo americano le nostre regole, e dobbiamo migliorarci. Amazon, Google e Facebook avrebbero potuto essere creati in Europa ma noi non c’eravamo e questo ci ha portati ad iniziare tutto da zero. Vent’anni fa Google non esisteva, e non sappiamo se sarà ancora qui fra dieci. Grazie ad aziende come Siemens e Nokia, siamo stati i leader nel settore dei cellulari. In questo senso, tramite le start-up e una strategia europea digitale basata su regole precise che tutti dovranno rispettare, possiamo costruire una base solida  per ripartire da quel punto e competere. 

Le uniche imprese che stanno guadagnando online sono le Telco (operatori di telecomunicazioni), partecipando ai profitti dei fondatori. Quali sono le misure che l’Unione Europea sta considerando per introdurre nuove imposte che verranno versate dalle Telco al fine di contribuire al sostegno dei film?
Nemmeno le Telco guadagno molto: le azioni della Telecom tedesca ristagnano. In questo senso, non c’è nessuno che sta guadagno una fortuna. Dobbiamo trovare un equilibrio equo e raggiungere quella situazione dove tutti possono rimanere nelle catena del valore aggiunto. Abbiamo bisogno delle Telco; sono regolamentate dalla Federal Network Agency la quale assicura che ci siano dei profitti. Ci aspettiamo che questi profitti vengano investiti nell’infrastruttura della rete. Credo che fino ad ora ci sia stato un buon equilibrio, equilibrio che dovrà però essere costruito in un modo nuovo in quanto la tecnologia digitale necessita di relazioni tra l’utente e il fondatore.

Manterremo l’eccezione culturale nei negoziati TTIP (partenariato transatlantico su commercio e investimenti)?
Sì la manterremo.

(Tradotto dall'inglese)

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