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"C'era una storia particolare e unica da raccontare: un microcosmo multiculturale insolito"

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Vito Robbiani • Regista

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- Cineuropa incontra il regista ticinese Vito Robbiani che ha recentemente presentato il suo documentario Stella Ciao alle Giornate di Soletta

Vito Robbiani  • Regista

Vito Robbiani nasce in Svizzera nel 1972. Dopo degli studi in comunicazione e scienze dell'informazione all'università di Nizza (Sophia Antipolis) lavora, dal 1994, come regista per la Radiotelevisione svizzera (RSI) e altre televisioni europee. Nel 1996 fonda in Ticino la casa di produzione Mediatree. Cineuropa incontra il regista ticinese per parlare del suo documentario Stella Ciao [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Vito Robbiani
scheda film
]
, un ritratto insolito di un luogo effimero come il presente stesso.

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Cineuropa: Come è nata l’idea di Stella ciao?
Vito Robbiani: Anni fa, quando lavoravo presso la redazione di “Pardonews” durante il Festival del Film Locarno, mi è capitato di alloggiare presso la pensione Stella d’Oro di Tenero. Una cosa che mi ha subito colpito è la presenza tra gli ospiti di molte persone di orgine africana. Silvio Deidda (il gestore) mi ha spiegato che erano dei richiedenti l’asilo in attesa di risposta dallo Stato, che lui ospitava temporaneamente. La convivenza tra turisti e rifugiati mi ha incuriosito, così ho iniziato a girare senza sapere bene cosa avrei fatto con quelle riprese. L’esistenza dell’albergo, che aveva più di cento anni, era minacciata da un cantiere che stava prendendo piede tutto attorno (uno dei numerosi progetti residenziali “high standing” che stanno invadendo il territorio della Svizzera italiana). L’accumularsi di tutti questi elementi mi ha dato la percezione che c’era una storia particolare e unica da raccontare: un microcosmo multiculturale insolito, un luogo socialmente interessante, e nel contempo una bella metafora del nostro tempo.

Ci può parlare della realtà ticinese rispetto all’universo audiovisivo (sono rari i film svizzeri girati in questa regione)?
Bisogna dire che se consideriamo le dimensioni del Canton Ticino, dove vivono appena 350.000 persone, la realtà legata all’audiovisivo è considerevole. C’è una scuola di cinema (CISA), un corso di laurea in Comunicazione visiva presso la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera italiana, due importanti festival internazionali (Festival del Film Locarno e Castellinaria), oltre a tre festival minori, senza dimenticare la presenza della RSI Radiotelevisione svizzera, che funge da partner produttivo indispensabile per i produttori indipendenti della nostra regione. Insomma, tante realtà importanti che mettono l’immagine in movimento al loro centro.

Dall’altro lato è vero che, rispetto a realtà più grandi della nostra, le produzioni di film e documentari in Ticino non sono molte.

Potrebbe parlarci brevemente del suo percorso di documentarista?
Non so se si tratta di un vero percorso, ho studiato scienze della comunicazione a Nizza (Francia), poi mi sono dedicato al giornalismo e in parallelo al montaggio e infine alle riprese. L’incontro con Gianfranco Rosi sul set del documentario Face Addict di Edo Bertoglio, è stato per me fondamentale. I suoi film sono fonte di grande ispirazione. 

L’atmosfera di Stella Ciao è dominata a tratti da una monotonia fredda e sensuale. Come ha lavorato (con Ariel Salati) sulle immagini per ottenere questo effetto?
Ariel Salati è un bravissimo operatore steadicam, e con lui abbiamo lavorato alcune giornate vagando tra le mura dell’albergo quando era ancora in funzione, e poi appena prima di essere demolito. Avevo pensato di usare queste immagini come momenti di riflessione, volevo che fossero le immagini che illustrassero il respiro dell’albergo. Poi al montaggio con Samir Samperisi ci siamo accorti quanto questo linguaggio fosse distante dalle mie riprese e dallo spirito del film, e a malincuore le abbiamo tenute solo per il trailer. Penso che a volte bisogna osare sulle inquadrature e sulle sue durate, in realtà avrei voluto osare ancora di più, ma alla fine un film deve trovare il suo giusto equilibrio.

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