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Alan Rickman patla del suo secondo film, Le regole del caos
In Italia dal 4 giugno

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Alan Rickman • Regista

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- Le regole del caos, il secondo film da regista di Alan Rickman, è stato proiettato nei festival di tutto il mondo e ora esce in vari mercati europei

Alan Rickman  • Regista

Dopo il debutto con L’ospite d’inverno nel 1997, l’attore Alan Rickman torna alla regia con Le regole del caos [+leggi anche:
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intervista: Alan Rickman
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, dramma romantico con protagonista Kate Winslet. Questa produzione britannica ruota attorno a Sabine, una donna che sfida le differenze di genere e di classe quando si candida a disegnare e costruire uno dei principali giardini del nuovo palazzo di re Luigi XIV a Versailles. Il film di Rickman è stato proiettato in festival come quello di Marrakech e il FebioFest di Praga, dopo aver chiuso lo scorso settembre la programmazione del Festival del Cinema di Toronto. Dopo ogni sua proiezione, risulta rigenerante constatare come una produzione europea ambientata nella Francia del XVII secolo attragga un pubblico giovane. E’ il nutrito gruppo di ammiratori che l’interprete, specializzato nel teatro di Shakespeare, ha ereditato dopo la sua partecipazione alla saga di Harry Potter, dove interpretava l’enigmatico professore Severus Snape. Il film esce nelle prossime settimane in un buon numero di mercati europei, tra cui Regno Unito e Germania.

Cineuropa: Il suo primo lavoro da regista, L’ospite d’inverno con Emma Thompson, è un dramma intimista che, a parte avere anch’esso come protagonista una donna, è un progetto molto diverso da A Little Chaos.

Alan Rickman: Mi piace dirigere le donne perché hanno un grande senso dell’umorismo, una cosa imprescindibile per un buon attore. Tornare alla regia mi ha messo dinanzi alla sfida di essere molto diverso rispetto al mio primo film. La storia di Le regole del caos è roboante, necessita molti mezzi tecnici e visivi, come ad esempio coordinare squadre di comparse fino a ottanta persone. Di questo tratta il film, di una semplice storia d’amore in cui tutto intorno è complicato. Il caos non ha senso senza un po’ di ordine che lo compensi e viceversa. Quella di Sabine e l’architetto La Notre (interpretato dall’attore belga Matthias Schoenaerts) è la storia di due persone che devono scoprire chi sono come individui prima di unirsi. Stavolta, girando ho imparato che il processo di pre-produzione è cruciale affinché il film proceda in modo adeguato. Specialmente in questo caso, in cui avevamo così pochi giorni di riprese (appena quaranta) e un budget anch’esso limitato per un progetto del genere.

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Sono passati quasi vent’anni tra un progetto e l’altro.
Ho tardato a dirigere di nuovo perché un cineasta investe un anno e mezzo in ogni progetto, mentre gli attori sono coinvolti per appena qualche mese di riprese. Ma, da un’altra parte, come attore sei responsabile di tutto quello che fai in un film, mentre quando sei dietro la macchina da presa deleghi alla tua squadra. A me invece piace coinvolgere i miei attori quando dirigo, chiedere la loro opinione e che la responsabilità sia condivisa. E’ come mi piace che i registi trattino me.

Il fatto di trattarsi di un film storico è stata una sfida in più?
Anche se Kate Winslet, la direttrice della fotografia (Ellen Kuras) ed io siamo andati nei giardini di Versailles a fare le nostre ricerche, la precisione storica non è stata tra le nostre ossessioni. Innanzitutto, il film ha come protagonista una donna con una carriera professionale, cosa poco credibile per l’epoca. Ma è proprio questo anacronismo una delle intenzioni del film.

Perché ha deciso di incarnare anche il monarca Luigi XIV, epitome del lusso e della raffinatezza dell’epoca?
Non era mia intenzione comparire anche come attore nel film. Ho sempre creduto che quando fai le due cose insieme è molto facile abbassare il livello di pretesa da te stesso. Ma sicuramente in questo modo la produzione ha risparmiato abbastanza soldi.

Quali criteri segue nella scelta di un ruolo come attore?
Anche se non sempre posso scegliere, ho un rapporto molto particolare con le sceneggiature che mi sottopongono. Spero sempre che nasca una chimica interna, una cosa che non so spiegare con esattezza. Sono stato di recente giurato al Festival di Marrakech e ho valutato molti nuovi registi, e mentre guardavo i loro lavori pensavo che mi sarebbe piaciuto lavorare con molti di loro. Mi sono reso conto che c’è molto talento là fuori e a volte noi attori dobbiamo fare il nostro dovere e conoscere chi sta dietro i testi che ci inviano. 

(Tradotto dallo spagnolo)

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