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Tre Oscar, "ma gli errori rendono le cose più vere"

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Dante Ferretti • Scenografo

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- Dopo otto mesi a Taiwan sul set di Silence di Martin Scorsese, il grande scenografo Dante Ferretti è in Italia e aggiunge ai numerosi premi il Globo d'oro alla carriera della stampa estera

Dante Ferretti  • Scenografo

11 nomination, tre Oscar. Nel curriculum di Dante Ferretti, 72 anni, considerato tra i maggiori scenografi viventi, ci sono film di Pasolini, Fellini, Neil Jordan, Anthony Minghella, Brian De Palma, Tim Burton e Kenneth Branagh (Cenerentola [+leggi anche:
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, 2015). Dopo otto mesi a Taiwan sul set di Silence di Martin Scorsese, Ferretti è in Italia e ha appena aggiunto ai suoi numerosi riconoscimenti il Globo d'oro alla carriera della stampa estera in Italia. Quella con Scorsese è la collaborazione numero nove. Un progetto con una gestazione di 9 anni, per la quale ha ricreato un pezzo di Nagasaki, il porto di Macao, tre villaggi, una chiesa. "Una cosa enorme, tanto per cambiare". Ora anche Steven Spielberg gli ha chiesto se sia interessato ad una sceneggiatura per un film da lui diretto: "Eravamo alla cena per il compleanno di Scorsese”. Nel frattempo a Cinecittà lavora all’Attrezzeria 14, quella di Fellini, al progetto di un borgo francese che fungerà da set per la serie televisiva su Diabolik. Mentre l'architetto Renzo Piano gli ha chiesto di realizzare una parte del progetto per la nuova sede dell'Academy a Los Angeles, dove Ferretti è di casa.

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Cineuropa: È soddisfatto per questo nuovo riconoscimento?
Dante Ferretti: Accolgo bene i premi alla carriera ma mi auguro non siano gli ultimi! Io sono come Benjamin Button, ringiovanisco con gli anni. 

Cosa pensa della nuova generazione di registi italiani?
Mi piace molto: Matteo Garrone, Paolo Sorrentino, Francesco Munzi, sono tutti bravi. Io lavoro poco in Italia perché a me piace disegnare e costruire, qui da noi invece si usano molto le location e questo spesso rende le scenografie troppo omogenee.  C'è comunque una nuova generazione di scenografi, per lo più miei ex assistenti, molto bravi. Ad esempio Dimitri Capuani, lo scenografo del Racconto dei racconti [+leggi anche:
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di Garrone.

Lei ha attraversato i luoghi di Pier Paolo Pasolini e l'immaginifico di Terry Gilliam, tenendo come bussola costante Martin Scorsese. Come riesce a realizzare questi mondi e a dar forma alle visioni di registi così diversi?
Comincio con l'osservare e vivere il periodo in cui è ambientato il film. Non leggo semplicemente la sceneggiatura e vado in giro a guardare. No, io sono uno che vive quel periodo! Ho scoperto Roma quando avevo 22/23 anni, allora non vedevo la città al livello del mio sguardo… ho cominciato a vedere anche la parte superiore, e ho cominciato a guardare meglio le costruzioni, scoprire i palazzi, i tetti… gli strati delle varie epoche, come man mano cambiavano gli stili. Per questo adoro gli 'errori', perché fanno sì che le cose siano vere, non siano tutte ricostruite, perfette. Sono un 'megalomane massimalista', però mi piace tanto anche fare degli errori perché rendono le cose vere. 

Quali maestri in architettura o design l’hanno ispirata nel corso degli anni?
Per realizzare il Salò di Pasolini mi sono ispirato a Fernand Legèr, e poi sono andato in un  negozio di Roma dove ho preso delle carte da parati del periodo fascista. Abbiamo preso un casale vicino Mantova e l'abbiamo trasformato con quelle carte e con quella interpretazione dello stile dell'epoca. A PPP piacque molto.

Cosa cambia per uno scenografo lavorare sul set di un film europeo o lavorare negli States? Vi sono differenze legate solo alle dimensioni della macchina produttiva o ci sono approcci diversi al lavoro?
Sicuramente la differenza sta nel modo di produzione perché a volte si possono fare ottimi film anche con un basso budget, dipende molto dalla storia, dal regista. E quando ammiro un regista può consegnarmi anche una sceneggiatura di pagine bianche. 

La sua passione per l’opera lirica l'ha portata tra le altre cose a realizzare The Fly, tratto dal film diretto da David Cronenberg. Com'è stata questa esperienza?
Scorsese mi ha detto che Cronenberg voleva fare un'opera da The Fly a teatro e che aveva molto piacere che lo facessi io. Ci siamo incontrati e siamo andati subito d’accordo. Gli ho illustrato la mia visione di Parigi e Los Angeles e a lui è piaciuta molto. Aggiungo che con registi come Peter Greenaway e David Lynch non ho mai lavorato perché hanno visuali già troppo connotate.

Come sta cambiando l'arte della scenografia nell'era del digitale e di scenografie sempre più frequentemente realizzate al computer? E' un po' come l'e-book e il libro stampato, quest'ultimo continuerà ad esistere, come l'alto "artigianato" della sua opera?
Tantissimi film ormai usano il blue screen ma anche se vanno disegnate comunque, non sono molto interessato a queste scenografie. E' un tipo di cinema che non amo molto, non mi ci rispecchio, sono meno giovane di questo modo di fare cinema.

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