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"Non ha senso che il tuo destino lo decida qualcun altro"

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Asier Altuna • Regista

di 

- SAN SEBASTIÁN 2015: Cineuropa ha chiacchierato con il regista basco Asier Altuna, autore di Amama, secondo film in basco nella storia a competere per la Conchiglia d'Oro

Asier Altuna  • Regista

Amama [+leggi anche:
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, del regista basco Asier Altuna, è il secondo film in basco che, dopo Flowers [+leggi anche:
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, presentato qui lo scorso anno, compete nella Sezione Ufficiale del San Sebastián International Film Festival. Cineuropa ha parlato con il regista del dramma di radici profonde e conflitti familiari, ambientato in un villaggio basco, ma di portata universale. 

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Cineuropa: Ha prodotto personalmente il film: per necessità...?
Asier Altuna: La nostra società di produzione, Txintxua Films, è nata dieci anni fa per realizzare il mio documentario Bertsolari [+leggi anche:
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: è stata una necessità, perché il film aveva bisogno di un lentissimo processo di sviluppo. Non avremmo mai immaginato allora che avremmo potuto produrre un lungometraggio di finzione. Tutto è stato abbastanza naturale ed è un vantaggio poter controllare i tempi. La mia socia Marian Fernández è una produttrice che tiene molto ai film e dà loro molto affetto: Amama è austero, ha poco budget, ma è molto elegante. 

Da dove viene l'idea del film: è stato ispirato da qualcuno o desiderio personale?
Mi è sempre interessato il mondo rurale, per vicinanza personale: vengo da lì, poiché sono nato in un villaggio, anche se vivo in città. Penso che sia una fonte di conflitti: è un mondo molto cinematografico. È un argomento che mi affascinava e avevo bisogno di raccontare questa fine di uno stile di vita: agricoltori che smettono di essere utili per il loro lavoro. Il villaggio è come un'isola, il centro del mondo, autosufficiente sotto ogni aspetto: economico e spirituale. È un mondo di mani che cesseranno di essere così selvagge, desideravo immortalare questo momento in particolare. La trama di questo film me l'ha suggerita una poesia di Kirmen Uribe che parla del rapporto di incomunicabilità tra un padre e una figlia; ognuno vive in un polo opposto e la figlia pensa che suo padre non abbia sentimenti perché non le ha mai detto "ti voglio bene"; ma in modo artigianale, con le mani, il padre comunica in un modo molto bello ... Poi ho abbellito quest'idea con boschi e alberi. 

Parla anche di ruoli familiari imposti.
Sì, la questione degli zaini troppo pesanti che si sente da una vita! Non solo nel mondo rurale, ma anche in città, nelle aziende familiari... C'è qualcosa di logico sul fatto che questo mondo finisca: oggi non ha senso che il tuo destino lo decida qualcun altro. Due generazioni fa succedeva ancora, anche se non era troppo esplicito: ti arriva qualcosa da tutto ciò, lo si eredita. Da qui l’immagine della nonna (Amama) portata in spalla dal nipote, perché tutti abbiamo antenati sopra di noi. 

La nonna osserva tutti questi cambiamenti in silenzio.
Il cambiamento che si è verificato negli ultimi decenni è stato brutale. A volte penso che il film sia arrivato un po’ tardi, ma allo stesso tempo penso di no, perché esistono ancora questi contrasti: vedi quelle signore di novant’anni che girano in città, e pensi: dov’è il loro mondo? In quale universo vive in realtà questa signora? 

Ha girato in basco perché dà credibilità alla trama, ma non è un limite al momento di vendere il film all’estero?
Credo nella credibilità e localizzo le storie in un luogo, se lì si parlasse il castigliano, girerei in castigliano, o in inglese o in cinese…Trovandoci nel villaggio di Gipuzkoa, era assai più logico che i personaggi parlassero Basco e per la distribuzione in Spagna il film uscirà sottotitolato e anche doppiato, perché ci sono sale che non proiettano film sottotitolati. Abbiamo curato molto il doppiaggio: l’abbiamo realizzato con attori bilingue.

(Tradotto dallo spagnolo)

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