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"Trovo affascinante il veder coesistere natura e civiltà, primitivo e tecnologico”

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Pål Øie • Regista

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- Cineuropa incontra il regista norvegese Pål Øie, il cui ultimo film Villmark 2 è uscito in Norvegia

Pål Øie  • Regista

È in apertura del Festival del Film di montagna a Gjendesheim che Villmark 2 [+leggi anche:
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scheda film
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, del regista norvegese Pål Øie, è stato proiettato per la prima volta davanti a un pubblico numeroso, composto principalmente da giovani, accorso per vedere questo horror. Dopo una palpitante proiezione all’aperto, la notte, passata in campeggio, è stata tranquilla, senza l’arrivo di troll o bestie selvagge, forse con grande delusione degli amanti delle sensazioni forti non virtuali. Era lo scorso 11 settembre. Il giorno prima Pål Øie ha accettato di incontrare Cineuropa in un bar di Oslo molto civilizzato.

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Cineuropa: Villmark (Dark Woods) è uscito 12 anni fa. Il finale era aperto.
Pål Øie: Sì, e dopo molto tempo volevo dargli un seguito. Le idee non mi mancavano, ma restava tutto a livello di desiderio. Il legame che mi unisce alla natura è molto forte. Allora sono tornato al lago misterioso che si vede nel film e ho scoperto che avevano intenzione di demolire Harastølen, un enorme fabbricato bianco molto alto, difficilmente accessibile, che si trova lì nei dintorni. L’ho trovato fantastico in tutti i sensi e dotato di un incredibile potenziale visivo. Il luogo si è imposto su di me e ho iniziato subito a scrivere la sceneggiatura, completata poi da Kjersti Rasmussen. Prima della distruzione degli edifici, come sapete, è necessario eliminare tutti gli elementi tossici, amianto e mercurio in particolare. In Villmark 2 lo si spoglia per renderlo inoffensivo ed è qui che questa casa gigantesca, che nella realtà è diventata poi un sanatorio, ospedale psichiatrico, centro d’accoglienza per rifugiati, diviene paradossalmente una minaccia. Trovo affascinante il veder coesistere natura e civiltà, primitivo e tecnologico. L’uomo moderno deve confrontarsi con le forze della natura nel bene e nel male. E questo è uno spunto di riflessione.

Come in Dark Woods la storia gira attorno a cinque personaggi.
Esatto. Voglio precisare che non è indispensabile aver visto Dark Woods per capire Villmark 2, in cui la protagonista è Live, interpretata da Ellen Dorrit Petersen. Anders Baasmo Christiansen, attore molto conosciuto dai norvegesi, è Ole, che insieme ad altri è incaricato di pulire il vecchio sanatorio. È molto piacevole lavorare con attori che vengono dal teatro. Come nella maggior parte dei miei film, nel cast c’è un attore svedese, qui Tomas Norström.

Le riprese sono durate a lungo?
35 giorni in tutto, di cui 20 a Budapest dove ero già stato tre volte per dei sopralluoghi e dove ho dovuto gestire una squadra di 75 persone. Non è stato facile. In Norvegia il mio compito è stato più semplice: riprese con luce naturale e una squadra ridotta, senza controfigure. Ci sono voluti più di tre anni per fare il film, perché cercare di conciliare le proprie ambizioni e i mezzi di cui si dispone richiede tempo e pazienza. 

Ha una solida formazione universitaria, in particolare in campo musicale.
Sì, suono la batteria, ho fatto parte di gruppi pop e rock e recentemente ho suonato con i miei vecchi compagni di Stranda, la mia città natale, a cui sono molto legato anche se abito a Bergen da una trentina d’anni. Questa conoscenza della musica mi ha aiutato molto nel lavoro di regista, ad esempio al momento di scegliere gli effetti sonori, molto importanti per creare l’atmosfera. A questo proposito, il ruolo dell’ingegnere del suono Hugo Ekornes e del compositore Trond Bjerknes è essenziale. Il mio senso del ritmo e della musicalità mi è stato utile al momento del montaggio per dare al film il respiro e il ritmo che volevo. Per la prima volta, contrariamente al mio solito, sono rimasto costantemente a fianco del montatore Sjur Aarthun, che è anche il direttore della fotografia.

Non aveva fiducia in lui?
Al contrario. Ci capiamo molto bene: noi due e il produttore Einar Loftesnes abbiamo creato una nostra società di produzione, la Handmade Films in Norwegian Woods. Ma... è vero che, con le innovazioni tecnologiche e le numerose possibilità offerte dal digitale, il montaggio è più semplice e molto meno caro, poiché si può lavorare sui computer portatili. Allo stesso tempo, però, con le valutazioni più precise e la gamma dei colori più ricca, le scelte sono spesso difficili, anche perché il mio pallino per la perfezione è sempre latente. Da qui l’interesse per una stretta collaborazione con il montatore. Ci abbiamo messo cinque mesi per finire il montaggio, quando solitamente ne bastano due, un lavoro stancante ma appassionante.

(Tradotto dal francese)

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