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“La finestra televisiva deve essere reinventata”

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Florence Gastaud • Delegata generale dell’ARP

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- La delegata generale dell’ARP, Florence Gastaud, analizza la posta in gioco nei dibattiti sul presente e il futuro dell’industria cinematografica in Francia

Florence Gastaud  • Delegata generale dell’ARP

Incontro con Florence Gastaud, delegata generale dell’ARP (società civile degli Autori-Registi-Produttori), una tra le organizzazioni professionali più influenti del cinema francese, a qualche giorno dai 25esimi Incontri Cinematografici di Digione (dal 22 al 24 ottobre 2015) che saranno presieduti da Jacques Audiard.

Cineuropa: il prefinanziamento del cinema francese conta sulla buona salute dei canali televisivi che stanno subendo profondi cambiamenti. C’è da preoccuparsi?
F
lorence Gastaud: Abbiamo nuovi interlocutori nei grandi gruppi audiovisivi: Vincent Bolloré di Canal+, Delphine Ernotte a France Télévisions e tra qualche mese Nonce Paolini verrà sostituito a TF1. Aspettiamo di conoscere la visione e la politica per il cinema di questi nuovi dirigenti. Ma si tratta anche di un momento per dimostrare loro che il cinema può portare a un nuovo sviluppo dei canali. Ne abbiamo tutto l’interesse. Peraltro, ci sono ovviamente delle questioni economiche. Per il momento, se ci sono riduzioni, saranno di una portata accettabile, ma bisogna osservare l’andamento nei prossimi cinque anni. Siccome gli obblighi di finanziamento poggiano sui fatturati di alcuni canali, effettivamente si può essere un po’ preoccupati.

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Quali sono le prospettive di crescita auspicate?
Per il momento non c’è un mercato emergente o un media che verrebbe in aiuto di un altro. Ma è proprio l’occasione per riflettere sul tipo di diritti che si concedono ai canali. Riassumendo, oggi il legame col cinema rappresenta una percentuale di fatturato che dà diritto alla diffusione televisiva. I grandi gruppi audiovisivi sono diventati dei grandi gruppi formati da più canali. Non bisognerebbe addossare gli obblighi sui gruppi piuttosto che sui canali? Poichè i canali del digitale terrestre non hanno un fatturato abbastanza consistente per finanziare film, in compenso si potrebbe garantire un certo livello di finanziamento, se si ragionasse al livello dei gruppi, e permettere loro di avere più libertà in materia di diffusione dei loro canali. È nel nostro interesse che i gruppi siano forti, e alcuni hanno la capacità di essere grandi gruppi europei dei media. I nostri obblighi non devono indebolirli, devono invece partecipare al loro dinamismo. Dunque se si concede più libertà di diffondere i nostri film, si può ritornare a essere per loro un elemento interessante da finanziare.

Secondo alcuni distributori, il VOD sarebbe troppo poco redditizio.
Durante questi ultimi anni si è parlato spesso di finanziamenti. È vero che è preoccupante e che bisogna porsi delle domande, ma si è spezzato il legame che esiste tra finanziamento e diffusione. Si dimentica un po’ che bisogna innanzitutto mostrare il cinema. Più il cinema diventerà un genere raro, meno valore avrà. Quando la cronologia dei media è stata organizzata, era il contrario: si rendeva l’opera rara ed era quello che le conferiva valore, facendo leva sull’attesa. Oggi con Internet l’attesa non è più la stessa e la rarità dell’opera le fa del male. Bisogna invece mostrare il cinema più spesso, dappertutto, più che si può. E’ comprensibile che un distributore pensi che il VOD non è redditizio, ma a forza di dirlo, si vedono solo serie televisive sul VOD e il genere cinema si fa sostituire, perché si rende più rara la diffusione delle nostre opere. Noi pensiamo che bisogna tornare a mostrare meglio. Il mercato del VOD è ancora in una fase di sviluppo, ma temo che non raggiungerà mai il livello del video fisico. Non bisogna fare affidamento su di esso per ragioni economiche, bensì come mezzo per mostrare le opere. Proprio perché non è redditizio, bisognerebbe riflettere con i canali perché la finestra televisiva sia reinventata. Le televisioni hanno ancora un potere prescrittivo enorme. Un bel risultato per un film è 5 milioni di telespettatori e se in più ci sono 500.000 clic... Forse è necessario riflettere sul fatto che i canali abbiano qualche diritto di VOD, mostrarli in modo diverso, per organizzare meglio i contenuti.

Dal lato delle sale, il numero di copie relativamente sproporzionato di alcuni titoli fa porre delle domande.
Si dice che ci sono troppi film, ma matematicamente parlando, il numero di schermi è sufficiente per il numero di film. Per una certa categoria di film, esiste una forte inflazione delle uscite. Non si tratta solo di blockbuster, ma piuttosto del cinema d’autore in espansione. Si ha l’impressione che i distributori si dicano “ci sono 15 giorni di diffusione, quindi bastono per 15 giorni” e anche nel marketing questo fa aumentare i costi di edizione. Ovviamente, questo atomizza gli ingressi, cosa che fa male ai film e si ragiona con un turn-over troppo rapido. Senza entrare nei dettagli, pensiamo che sia necessario puntare sugli impegni di programmazione incrociati distributori-sale, magari in zone da definire, poichè una zona ultra concorrenziale e concentrata come Parigi non c’è il deserto cinematografico. Una migliore ripartizione delle copie dovrebbe permettere di lavorare più nel profondo i film. È uno dei settori più difficili da cambiare, visto che ci sono degli usi e costumi enormi in programmazione, ma ognuno ha la sensazione che si è alla fine di un’era e che esiste un problema di uscita dei film. A poco a poco, le persone ne diventano consapevoli e questo provocherà cambiamenti.

(Tradotto dal francese)

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