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"C'è sempre più bisogno che i registi siano coinvolti nell'intero ciclo di vita dei propri film"

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Dan Clifton • Presidente, Federazione dei Registi Cinematografici Europei (FERA)

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- Cineuropa ha incontrato Dan Clifton, presidente della Federazione dei Registi Cinematografici Europei per parlare del rapporto attuale tra la parte creativa e il resto dell'industria

Dan Clifton  • Presidente, Federazione dei Registi Cinematografici Europei (FERA)

La Federazione dei Registi Cinematografici Europei (FERA), l'organizzazione che rappresenta i registi cinematografici nell’industria, è stata recentemente al centro di una questione importante: in un sistema in continua evoluzione, in che modo i registi possono assumere maggiore controllo e consapevolezza delle proprie creazioni? Creata nel 1980, la federazione sostiene i registi in quanto creatori principali di opere audiovisive, impegnandosi a salvaguardare i loro diritti economici una volta che l'opera entra nel vortice dell'industria e finisce nelle mani di organizzatori di festival, agenti di vendita, distributori, esercenti e così via. FERA è presente ad alcuni dei più importanti festival del cinema ed eventi per affrontare le questioni relative a questa situazione. Recentemente, il Tallin Black Nights Film Festival ha ospitato il dibattito intitolato "I registi e il mondo della distribuzione in continua evoluzione: è ora di prendere in mano la situazione?," in cui i registi Laila Pakalnina (Dawn [+leggi anche:
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), Franz Müller (Happy Hour [+leggi anche:
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) e Christina Rosendahl (The Idealist [+leggi anche:
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) hanno condiviso le proprie esperienze e opinioni. Abbiamo incontrato Dan Clifton, moderatore del dibattito e presidente di FERA per discutere di questi importanti temi. 

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Cineuropa: L'industria è fondamentale per il cinema, ma i registi ne rappresentano la fonte principale. In che modo possono essere maggiormente coinvolti al suo interno?
Dan Clifton: Attualmente esiste uno squilibrio nella catena del valore, in cui l'investimento creativo dei registi non viene adeguatamente riconosciuto. Ciò significa mettere un freno non solo alla creatività, ma più in generale alla crescita delle industrie dell'audiovideo: per favorire la crescita del settore audiovisivo, è necessario premiare la creatività e costruire carriere sostenibili per gli autori. Quindi in termini di maggiore coinvolgimento, un punto di partenza è la volontà di ristabilire un equilibrio. 

Quali sono le principali problematiche attuali nel percorso che va dalla creazione alla promozione dei film?
Si tratta dei ben noti problemi di investimento e distribuzione, oltre a un ambiente estremamente competitivo in seguito alla crescita aggressiva del video on demand. Ma c'è un'altra nube all'orizzonte. Le proposte della Commissione in merito alla territorialità vanno sì accolte con uno spirito positivo, poiché in quanto registi siamo entusiasti del fatto che le nostre opere possano raggiungere una visibilità maggiore, ma è il modo in cui si vuole realizzare tutto ciò che ci sembra folle. Attendiamo quindi di ricevere le proposte concrete una volta che saranno pubblicate. 

Quali sono le attività che FERA ha intrapreso per cercare una soluzione a questi problemi?
Attualmente, siamo impegnati attivamente con i nostri partner autori (ECSA, EFJ, EWC, FSE) per garantire che le proposte della Commissione sul Mercato Unico Digitale affrontino il problema di una retribuzione equa e di contratti adeguati per i registi e gli altri autori (la relazione di FERA e FSE “Author's Remuneration: A Problem at the Heart of Copyright” è disponibile in inglese qui). Siamo lieti che il vicepresidente della Commissione Andrus Ansip riconosca l'esigenza di affrontare il problema di una remunerazione equa per gli autori nell'ambito delle proposte sul Mercato Unico Digitale. Più in generale, attualmente siamo impegnati nella mobilitazione dei nostri rappresentanti nei rispettivi paesi per fare pressione ai governi e ai membri del Parlamento europeo e garantire che venga esaminato questo punto importante della riforma. 

Recentemente è emersa una nuova figura: parliamo dei registi che si occupano anche di produrre e distribuire i propri film. Si tratta di un'evoluzione voluta?
Non credo che ci sia nulla di particolarmente innovativo riguardo al fatto che i registi debbano essere in grado di ricoprire diversi ruoli; dopotutto, è nostro desiderio vedere realizzate e distribuite le nostre opere. Tuttavia, per la continua crescita del mercato digitale, c’è sempre più bisogno che i registi siano coinvolti nell'intero ciclo di vita dei propri film: si trovano nella posizione giusta per sostenere le proprie opere e promuoverle al pubblico. Quindi non credo che si tratti di sostituire i ruoli tradizionali di produttore o distributore, ma piuttosto di assistere a un'evoluzione di questi ruoli grazie a nuove collaborazioni in cui tutti i protagonisti all'interno della catena del valore possano collaborare per garantire il successo di un film.

(Tradotto dall'inglese)

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