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Bruno Zambardino • Docente Economia ed Organizzazione dei Media e dello Spettacolo

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- Cineuropa incontra Bruno Zambardino, docente di Economia ed Organizzazione dei Media e dello Spettacolo all’Università La Sapienza di Roma

Bruno Zambardino  • Docente Economia ed Organizzazione dei Media e dello Spettacolo

La rivoluzione transmediale in atto porta a una fruizione dell’audiovisivo che sta ridefinendo i modelli di consumo. Ne abbiamo parlato con Bruno Zambardino, che da dieci anni insegna Economia ed Organizzazione dei Media e dello Spettacolo all’Università La Sapienza di Roma e ha pubblicato qualche mese fa il libro Dal possesso all’accesso - L’industria audiovisiva ai tempi dello streaming.

Cineuropa: La maggior parte dei film EU non riesce a raggiungere il pubblico potenziale. C'è una difficoltà aindividuarlo in fase progettuale. Non si recuperano gli investimenti e c'è un evidente problema culturale oltre che di mercato. La commissione Europea spinge per rivedere le normative nel senso di una convergenza piena e un coinvolgimento dei nuovi attori. Secondo lei quali sono i punti più efficaci sui quali si sta lavorando a livello di politiche europee di sostegno all'audiovisivo?
Bruno Zambardino: L’ICT non può essere più considerato un settore specifico, bensì il fondamento di qualsiasi sistema economico moderno. Internet, le tecnologie digitali e i device mobili stanno infatti ridisegnando le tradizionali tecniche di comunicazione, di ricerca e scambio delle informazioni rendendo la rete il luogo privilegiato in cui gli individui e le imprese interagiscono e concludono transazioni.

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Si tratta di una vera e propria rivoluzione che sta forgiando su scala mondiale e a una velocità inarrestabile il contesto economico-sociale in cui viviamo portando con sé immense opportunità per l'innovazione, la crescita e l'occupazione.

Tale constatazione, unita anche alla considerazione che i benefici connessi all’avvento della società digitale possono essere meglio sfruttati in presenza di un maggior coordinamento su scala europea, ha spinto la Commissione Europea a porre tra le priorità da perseguire la creazione di un unico mercato digitale in cui venga assicurato ai consumatori l’accesso ai servizi e ai contenuti mediante i propri dispositivi elettronici liberamente all’interno del territorio europeo, senza limitazioni nazionali e/o discriminazioni geografiche ingiustificate e venga garantito alle imprese un level playing field in cui poter offrire i propri beni e servizi nell’ambito di un quadro regolamentare armonizzato, che consenta loro di essere maggiormente competitive anche su scala globale. La strategia sul mercato unico digitale (Digital Single Market, DSM) è stata adottata il 6 maggio 2015 e accolta molto positivamente dalle parti in causa. La strategia delineata dalla Commissione si fonda su tre pilastri e sedici diverse azioni. Punti centrali sono la revisione delle regole in materia di TLC, la questione della territorialità dei diritti e un ammodernamento delle regole nel campo dei media audiovisivi. E proprio il 30settembre scorso si è chiusa la consultazione pubblica lanciata il 6 luglio dalla Commissione Europea per verificare quali parti della direttiva 2010/13/UE sui servizi di media audiovisivi fossero attualmente idonee a rientrare nell’ambito del programma di controllo dell’adeguatezza e dell’efficacia della regolamentazione.

Sei le grandi questioni-chiave: garantire condizioni di parità per i servizi di media audiovisivi; fornire un livello ottimale di tutela dei consumatori; assicurare la tutela dell’utente e il divieto di incitamento all’odio e di discriminazione; promuovere il contenuto audiovisivo europeo; rafforzare il mercato unico; rafforzare la libertà e il pluralismo dei mezzi di comunicazione, l’accesso alle informazioni e l’accessibilità al contenuto per le persone con disabilità.

Punti che già da soli sono più che sufficienti a giustificare una riscrittura radicale del frame work regolatorio concepito in era analogica.

Il primo punto riguarda il perimetro troppo ristretto cui si applica la direttiva (trasmissioni tv, servizi a richiesta e “tv-like”) e l’urgenza di estenderlo anche alle piattaforme e intermediari on-line per la condivisione di video che, come noto, sono oggi disciplinati dalla direttiva sull’e-commerce che li esenta, a determinate condizioni, da responsabilità per il contenuto che trasmettono. Intenzione della Commissione è indagare a fondo sul ruolo svolto da tali soggetti per comprendere se e in che modo possano essere coinvolti nella promozione e valorizzazione delle opere audiovisive in termini di programmazione e investimento (anche tramite accordi di coregolamentazione tra le parti).

Il secondo tema dirimente strettamente collegato al primo è rappresentato dall’annosa questione dell’ambito geografico in cui gli operatori sono stabiliti. La questione in questo caso è valutare se far rientrare nell’ambito della direttiva quelle imprese che pur rivolgendosi ai pubblici dei vari Stati Membri sono stabiliti al di fuori dell’UE. Una soluzione potrebbe essere quella di richiedere a questi fornitori di registrarsi o designare un rappresentante in uno Stato membro (ad esempio, il principale paese a cui si rivolgono).

Val la pena ricordare che la Commissione era già intervenuta in questo ambito appena due anni fa, adottando il libro verde “Prepararsi a un mondo audiovisivo della piena convergenza: crescita, creazione e valori“. La decisione di aprirsi nuovamente al confronto dimostra che lo scenario dei consumi audiovisivi e il relativo sistema dell’offerta e di finanziamento dei contenuti sta subendo trasformazioni radicali e, in più, con una rapidità sorprendente. L’avanzata del digitale si conferma dunque il principale vettore di innovazione per le realtà più radicate e refrattarie al cambiamento del sistema audiovisivo occidentale.

Si ringrazia TAKE - BLS

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