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Sulla scia di due sirene

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Agnieszka Smoczyńska • Regista

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- La polacca Agnieszka Smoczyńska parla della sua opera prima, The Lure, presentata al Sundance nella competizione World Cinema Dramatic

Agnieszka Smoczyńska  • Regista

La polacca Agnieszka Smoczyńska parla della sua opera prima, The Lure [+leggi anche:
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, presentata al Sundance nella competizione World Cinema Dramatic.

Cineuropa: Al Festival del Cinema Polacco di Gdynia, dove ha vinto il premio della miglior opera prima, The Lure ha avuto l’effetto di una bomba. Ha sempre saputo che il film sarebbe andato controcorrente rispetto alle tendenze attuali della produzione in Polonia?
Agnieszka Smoczyńska: Sì, già a partire dalla sceneggiatura e dal trattamento, quelli che non credevano nel film erano più numerosi di coloro che lo sostenevano. L’accoglienza positiva a Gdynia è stata davvero una sorpresa, molto gratificante per tutta la squadra. Ha permesso di credere che l’idea un po’assurda alla base del film potesse difendersi da sola. Che due sirene mangiatrici di uomini potessero essere i personaggi principali... Che il film non dovesse essere necessariamente una commedia musicale, ma una destrutturazione del genere, ecc. Il soggetto ha diviso fin dall’inizio, ma sapevo che non lo avrei realizzato per tutti, ma solo per coloro che hanno una sensibilità simile alla mia.

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Da dove nasce l’idea delle due sirene?
Robert Bolesto, l’autore della sceneggiatura, voleva che facessimo un film su due suoi amici cresciuti nei locali all’epoca del comunismo in Polonia, perché i loro genitori appartenevano a un gruppo musicale che suonava in questi locali. E siccome anch’io ho passato gran parte della mia infanzia in questi bar poiché mia madre ne gestiva due, questa idea mi ha entusiasmato. Inizialmente volevamo raccontare la storia delle due ragazze, ma poi abbiamo deciso di dar loro la forma di sirene per il loro valore simbolico: un archetipo, una ragazza che cambia, una crisalide di donna. Allora abbiamo messo delle maschere ai personaggi. Ho pensato anche alla Sirenetta di Andersen e ho voluto farne una rilettura, una reinterpretazione.

Il film si destreggia con le forme e con i generi, dal racconto per ragazzi alla commedia musicale, passando per il dramma psicologico e il thriller. Ma c’è anche la storia della relazione ambigua tra due sorelle.
È un elemento chiave. E vorrei sottolineare che abbiamo preso molto sul serio i personaggi. Anche se il tono è comico, la storia e soprattutto la relazione tra le due sorelle sono molto importanti, molto significative. Le due sirene sono come due extraterrestri, incapaci di vivere l’una senza l’altra, perché se una sparisse, l’altra resterebbe l’unica rappresentante della sua razza.

Le femministe polacche amano questo film, perché ritengono che accentui la forza delle donne e mostri l’uomo piuttosto passivo, impotente. Lei è d’accordo?
Non proprio. Non direi che gli uomini sono presentati come impotenti. Prima di mostrare la loro forza selvaggia, le ragazze vengono sfruttate come giocattoli, come delle Barbie, trattate come scherzi della natura negli show. L’autore della sceneggiatura è un uomo e non credo sia femminista. Ma apprezzo il fatto che il pubblico trovi i propri contesti, le sue strade e interpretazioni. 

La storia si svolge negli anni ’80, con tutte le contraddizioni dell’epoca: il bar, la danza e l’illusione di liberazione e libertà, ma anche la repressione con le forze armate e un membro dei servizi segreti.  Ma sono solo sfumature. Perché ha deciso di non trattare lo sfondo storico più nel dettaglio?
La storia non si svolge proprio negli anni ’80, ma come se si fosse negli anni ’80. È un periodo molto particolare della storia della Polonia e ci ha portato a non insistere sul punto di vista storico. Ma ci tenevo a mantenere la prospettiva di una sirena, quindi di una ragazza senza entrare nel linguaggio del documentario. Al di là di tutte le maschere e convinzioni, infatti, volevo raccontare soprattutto una storia seria e sincera sulle nostre emozioni. 

(Tradotto dal francese)

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