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"Ho lavorato su un personaggio scomodo"

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Stefano Mordini • Regista

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- CANNES 2016: Incontriamo l’italiano Stefano Mordini, regista di Pericle il nero, selezionato in Un Certain Regard

Stefano Mordini • Regista
(© L. Laumont / Festival de Cannes)

Prima della proiezione ufficiale di Pericle il nero [+leggi anche:
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intervista: Stefano Mordini
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in Un Certain Regard del Festival di Cannes, incontriamo il regista Stefano Mordini accompagnato dal produttore e protagonista del film Riccardo Scamarcio (Buena Onda). Scamarcio commenta con una certa ironica amarezza i magrissimi risultati di pubblico del film - 19,470 spettatori - uscito una settimana fa in Italia con BIM: "Dobbiamo essere comunque contenti. E' un progetto sperimentale che si è assunto dei rischi, non un film riconoscibile e rassicurante, come piace sempre di piu al pubblico". Resta il fatto che il film è stato scelto da una sezione prestigiosa del festival. "E' piaciuto  molto ai selezionatori, che sono gli stessi del concorso, e hanno parlato di due interpreti formidabili (Scamarcio e Marina Foïs). Ma ormai la dialettica intorno al cinema si è notevolmente abbassata, se confrontata agli anni 70, gli spazi di discussione ridotti. In una società mediatizzata devi comunicare in pochi caratteri". Scamarcio parla anche di un interesse da parte del mercato: "C'è curiosità intorno al film, chi lo vede rimane colpito da questo personaggio singolare e inizialmente molto sgradevole".

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Cineuropa: Mordini, il film prende ispirazione da un romanzo, che cosa le interessava del progetto?
Stefano Mordini: Inizialmente era stato proposto da Abel Ferrara a Scamarcio. Ho letto con curiosità il progetto di Riccardo. Era una splendida occasione di lavorare su un personaggio scomodo in un contesto difficile, confrontandosi con gli stilemi del genere. Abbiamo iniziato e aspettato che il progetto ci restituisse qualcosa. Ci sono state molto difficoltà iniziali nel trovare chi potesse incuriosirsi al film. Poi sono arrivati dei coproduttori importanti come i fratelli Dardenne con Les Films du Fleuve.

Il libro è ambientato internamente a Napoli e altre città italiane, la trasposizione in Belgio e Francia è stata una scelta nata dalla coproduzione?
No. L'idea di scrittura è partita dal contesto, ed il film era stato già pensato  in Belgio e Francia prima che i produttori Viola Prestieri e Valeria Golino lo sottoponessero ai Dardenne, i quali si fidano del loro modo di lavorare.

L'esordio in sala non è andato bene.
In generale il mercato fatica, è un momento storico in cui è difficile intercettare il pubblico, anche per la politica, non solo per l'arte. Ho dedicato la mia vita a tre soli film, non faccio le cose in fretta. Bisogna riparametrare i valori, non si possono impiegare tre anni di lavoro e poi giocarsi il successo di un film in tre giorni. Bisogna ricostruire un dialogo tra autori, produttori e critici. E poi affrontare il pubblico.

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