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"Stefan Zweig disprezzava il nazionalismo"

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Maria Schrader • Regista

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- Maria Schrader apre il suo cuore nel suo ultimo film Stefan Zweig - Farewell to Europe, storia sugli anni dell'esilio dell’autore austriaco Stefan Zweig. German Films ha intervistato la regista

Maria Schrader •  Regista

Quasi non riuscivo a trovarla all’inizio. E’ pomeriggio e Maria Schrader si è infilata nell’angolo più remoto di un ristorante italiano. Quando mi vede, si alza. “Qui si può parlare in pace”, mi dice con un accogliente sorriso. Soprattutto, vuole raccontarci del suo film, Stefan Zweig - Farewell to Europe [+leggi anche:
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, sugli anni dell’esilio dell’autore Stefan Zweig.

Poco più in là c’è la sede della società berlinese, la X Filme Creative Pool, che ha co-prodotto il film e lo ha lanciato con grande successo nelle sale tedesche all’inizio di giugno, attraverso la sua società di distribuzione X Verleih.

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Maria Schrader fa uno sforzo di concentrazione, risponde con precisione e fa alcune riflessioni. Ovviamente, il soggetto è la cosa che più le sta a cuore. Essendo un ebreo tedesco e un pacifista radicale, Zweig dovette scappare dai Nazisti, rifugiandosi prima a Londra e poi in America. Il film, scritto a quattro mani con Jan Schomburg, si concentra sugli anni dell’esilio in Argentina, a New York e in Brasile, fino al suicidio di Zweig nel 1942.

A prima vista, la scelta degli attori principali appare un po’ sorprendente, ma poi in realtà si rivela vincente: il cabarettista e attore austriaco Josef Hader, incarna alla perfezione il Weltschmerz di Zweig. “Josef Hader è lui per primo un autore e un artista originale” dice Schrader. “Non ha bisogno di ‘entrare nel ruolo’, risulta immediatamente credibile. La sua intelligenza, la sua sensibilità e la sua alta qualità lo mettono sul livello di Zweig stesso”.

La regista ha fatto ricerche approfondite per questo film, e le sorti di Stefan Zweig e quelle dell’Europa hanno tenuto impegnata la sua immaginazione per molti anni, prima come autrice e poi come regista. Soprattutto era affascinata dall’impegno dell’autore a favore di un’Europa libera e dallo spirito umanitario. “Lui l’ha sempre considerata molto più come una ‘patria spirituale’, piuttosto che reale. Disprezzava il nazionalismo.” Ogni singolo momento del film è ben riuscito. Lo Spiegel Online lo ha definito “un momento di gloria cinematografica” e “semplicemente uno dei migliori film dell’anno” e per Die Zeit mostra “brillantemente l’ultima fase della vita dell’autore, senza retorica o infingimenti.” Ma la regista non ha ricevuto solo il plauso della critica. Anche il pubblico tedesco vi ha riconosciuto chiaramente la questione dei rifugiati, così come la tardiva reazione degli ideali europei contro l’onnipervasivo sentimento di crisi e le manifestazioni di disgregazione.

Quest’estate il film ha avuto 150.000 spettatori dopo la prima settimana, e a luglio è stato anche insignito del Prize for Cinematic Art al Festival of German Film a Ludwigshafen.

Stefan Zweig - Farewell to Europe è la seconda opera di Schrader come regista, dopo il suo film d’esordio girato anni fa in Israele, Love Life [+leggi anche:
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, che era basato sull’omonimo bestseller di Zeruya Shalev.

Schrader si è fatta conoscere inizialmente come attrice, dopo una formazione al Max Reinhard Seminar di Vienna negli anni ’90. Ha recitato per Nobody Loves Me (1994) di Doris Dörrie, Rosenstrasse [+leggi anche:
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di Margarethe von Trotta e ripetutamente in film di Dani Levy, con cui ha iniziato a scrivere sceneggiature come quelle per I Was on Mars (1991), Silent Night (1995) e Meschugge (1998), di cui è stata anche co-regista. Ha ricevuto diversi premi per le sue performance, tra cui il Max Ophüls Prize, due volte il German e il Bavarian Film Awards, l’Orso d’Argento alla Berlinale 1999 per Aimée Und Jaguar (1999) di Max Färberböck, un film sull’impossibile storia d’amore tra due donne durante la seconda guerra mondiale.

A livello internazionale si è fatta conoscere recentemente come un’agente della DDR nella serie televisiva Deutschland 83 (2015), oltre che per le performance in diversi teatri in paesi di lingua tedesca; dal 2013 fa parte dell’ensemble del Deutsches Schauspielhaus di Amburgo. E’ stata premiata anche per i suoi lavori come performer in spettacoli sonori.   

Nonostante la sua grande versatilità, Stefan Zweig - Farewell to Europe non è solamente il progetto che più sta a cuore a Maria Schrader, ma segna anche il maggiore successo ottenuto finora. Insieme alle colleghe Nicolette Krebitz (Wild [+leggi anche:
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) e Maren Ade (Toni Erdmann [+leggi anche:
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), forma la migliore avanguardia del cinema tedesco, che è riuscita in qualcosa di estremamente difficile: suscitare entusiasmo sia nella critica che nel pubblico. 

(Tradotto dall'inglese)

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