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Nuova legge Cinema: uno sguardo al futuro

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Rosa Maria Di Giorgi • Senatrice

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- La Senatrice Rosa Maria Di Giorgi ha appena ultimato il complesso ruolo di relatrice del testo governativo su cinema e audiovisivo, prossimo all’approvazione definitiva in Parlamento

Rosa Maria Di Giorgi • Senatrice

Dopo aver presentato lo scorso anno un disegno di legge di riforma, la Senatrice Rosa Maria Di Giorgi ha appena ultimato il complesso ruolo di relatrice del testo governativo su cinema e audiovisivo (disponibile qui), prossimo all’approvazione definitiva in Parlamento.

Cineuropa: La legge quadro sul riordino del cinema, approvata in prima lettura al Senato, andrà ad incidere sul mercato appellandosi alla normativa europea.
Rosa Maria Di Giorgi: L'Unione Europea attribuisce alle opere audiovisive e, in particolare, cinematografiche una rilevanza fondamentale, capaci di incarnare l’immensa ricchezza delle tradizioni e dell’eredità culturale dei diversi Stati membri. Essa, dunque, riconosce l’eccezione culturale: si tratta di un nodo nevralgico per la comprensione dell’intero provvedimento. Gli interventi previsti avranno una notevole incidenza sul mercato ma non vanno interpretati come aiuti di Stato, vietati dalle norme sulla concorrenza, piuttosto inseriti tra le eccezioni culturali, previste dal Trattato. Nell’universo audiovisivo, a fianco dei soggetti più affermati esistono giovani imprese che devono ancora percorrere la strada che, auspicabilmente, le porterà al successo. In questa fase vanno aiutate: è un compito che spetta allo Stato.

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È previsto un aumento del 50% del fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema, da circa 200 a 400 milioni.
Un risultato davvero positivo, ottenuto dal Governo e dal ministro Franceschini. In questo modo si istituirà il Fondo per lo sviluppo degli investimenti: ogni anno il livello di finanziamento sarà commisurato all'11% delle entrate IRES e IVA del settore; ove crescesse il mercato, è previsto un aumento dei parametri per ridefinire coerentemente le risorse nella manovra annuale di bilancio.

Il ddl prevede la creazione del Consiglio superiore del cinema e dell'audiovisivo.
Nella nostra idea il Consiglio nasce come un nuovo organismo agile, composto da specialisti del settore. Avrà una funzione di verifica, monitoraggio e valutazione degli effetti degli investimenti nei diversi settori, allo scopo di indirizzare le politiche del Ministero in sede di elaborazione dei decreti. Abbiamo suggerito questo emendamento per assicurare un dialogo stabile con gli operatori del settore e i diversi livelli di Governo, dallo Stato alle Regioni. 

Come cambiano i finanziamenti per i film e le sale d’essai più a rischio dei piccoli centri?
Nella legislazione vigente era l’incasso al botteghino il parametro di riferimento per l’attribuzione dei finanziamenti, un metro di giudizio insufficiente. È necessario ripartire da nuove definizioni: ad esempio, accanto alla definizione di "film d'essai" come "film di ricerca e sperimentazione" abbiamo introdotto quella di "sala d''essai", non prevista nel testo originale, per intendere una "sala che programma complessivamente una percentuale annua maggioritaria di film d'essai, variabile sulla base del numero di abitanti e degli schermi in attività". Abbiamo poi cercato di inserire dei parametri per garantire tipologie di contributi selettivi diversificati. L'accesso ai contributi delle opere già realizzate sarà condizionato da diversi fattori: dal reinvestimento nel settore alla partecipazione a festival internazionali ai premi ottenuti, non soltanto dagli incassi al botteghino. In passato il Ministero investiva 20 milioni annui su questa tipologia, noi abbiamo aumentato la cifra, che in termini assoluti è di circa 70 milioni di euro e in percentuale va dal 15 al 18% del Fondo. 

Il credito d’imposta, già previsto dallo Stato, sarà allargato alle imprese “esterne” al settore.
Con il disegno di legge abbiamo tentato di raddoppiare gli investimenti, facendo salire il valore complessivo del tax credit dai 150 milioni dell'anno scorso a ben 260 milioni. Le aliquote variano dal 15 al 40% a seconda delle tipologie e delle finalità. Da un lato ci sono i fondi diretti, dall’altro queste risorse a cui lo Stato rinuncia per reimpiegarle nel mondo del cinema. I crediti di imposta saranno rivolti alle imprese di produzione, di distribuzione e di esercizio, alle industrie tecniche e di postproduzione e all'adeguamento strutturale e tecnologico delle sale. Sono previste altre due tipologie, entrambe fondamentali: una sulla promozione di opere italiane ed europee nelle sale e un credito di imposta per l'attrazione in Italia di investimenti esteri. Il sesto ed ultimo credito di imposta si rivolge poi, come ha ricordato, alle imprese esterne all’industria del cinema e dell'audiovisivo, che abbiano investito il proprio capitale per la produzione e la distribuzione di opere cinematografiche e audiovisive. 

Come sintetizza la svolta che il cinema italiano avrà da questa legge?
Ritengo che il ddl risponda non solo alle aspettative, ma soprattutto ai bisogni e alle criticità del mondo del cinema. Oltre al trait d’union tra investimenti diretti e tax credit, un altro punto da sottolineare è la grande attenzione riservata alla conservazione del patrimonio cinematografico, attraverso un attento piano di digitalizzazione. Abbiamo voluto puntare inoltre sulla formazione del pubblico di domani: abbiamo pensato a una riserva di non meno di 12 milioni l'anno da destinare alle scuole, vincolando una quota pari al 3% del Fondo per lo sviluppo degli investimenti. Vogliamo che nella scuola, attraverso i corsi di formazione che verranno realizzati a partire da una convenzione tra Mibact e Miur, si innalzi il livello culturale. Per pensare a costruire il cinema del domani, e non solo a risolvere le criticità dell’oggi.

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