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"La loro verità diventa, grazie alla libertà che mi concede la finzione, una nuova verità"

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Jon Haukeland • Regista

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- Cineuropa ha incontrato il regista norvegese Jon Haukeland, che presenta il suo terzo film What Young Men Do nelle sale del suo Paese

Jon Haukeland • Regista

Poco prima della sua partenza per il Festival di Bergen, dove andava a presentare il suo terzo lungometraggio What Young Men Do [+leggi anche:
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intervista: Jon Haukeland
scheda film
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, film in cui documentario e finzione si amalgamano bene, Cineuropa ha incontrato Jon Haukeland. Il festival, BIFF per gli amici, nel 2011 ha assegnato al regista norvegese il Premio Speciale della Giuria per Reunion – Ten Years after the War, premiato lo stesso anno con un Amanda, equivalente norvegese del César. Haukeland è noto inoltre per il film The Man Who Loved Haugesund

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Cineuropa: Ci sono delle somiglianze tra i suoi film?
Jon Haukeland: Indubbiamente... il mio interesse per le vittime, la loro psicologia, il rapporto vittima-carnefice, talvolta diversi modi di percepire la stessa realtà. What Young Men Do pone maggiormente l'accento sul comportamento dei giovani. Ho sempre voluto fare un film di formazione, di crescita. Seguiamo l'evoluzione di Noah, sedici anni, il personaggio principale. L'ho incontrato appena prima di un processo che temeva: era accusato di crimini commessi in gruppo, le cui vittime erano adolescenti più giovani di lui. All'epoca questo caso fu molto pubblicizzato in Norvegia. I commenti non sono mancati, esperti, giornalisti, polizia... così i giovani coinvolti nel caso non potevano esprimersi. Così ho deciso di fare un film per dar loro la parola. Avevo degli scrupoli tuttavia, soprattutto perché Noah era stato minacciato da ragazzi più grandi che temevano li denunciassimo: avevo il diritto di esporre alla luce del sole questi minori fino a quel momento protetti dall'anonimato? Ho scelto di temporeggiare.

E l sceneggiatura...
L'ho scritta ispirandomi alla documentazione raccolta e ho chiesto a questi giovani di interpretare i propri ruoli. Il più delle volte li ho prima lasciati improvvisare, perché sono loro che detengono la verità. Dipendevo davvero dalla loro esperienza, dalla loro conoscenza di certe situazioni, ma allo stesso tempo, il regista che sono doveva canalizzare le loro improvvisazioni, e li dirigevo come attori dilettanti. Hashim e Tim, gli amici di Noah, anche Walid la vittima, mi hanno sorpreso per la loro buona volontà e il loro vero talento. Preciso che nel film non c'è la vera Frida, l'amica di Noah; il ruolo l'ha interpretato un'altra ragazza. I miei attori, nel vero senso della parola, distinguono con difficoltà le scene interpretate dalle sequenze autentiche prese dal vivo. 

Il suo film è dunque un ibrido.
Non amo le categorie, le etichette. È soprattutto un film aperto che propone una storia raccontata in ordine cronologico con molto poco backtracking. È un po' un thriller psicologico. Non avendo il reato in sé, il furto, ai miei occhi, un reale interesse drammatico, ho scelto di filmare in dettaglio i momenti che precedono il passaggio all'atto, in cui Noah si trova ad affrontare un dilemma poiché è minacciato. C'è suspense, perché ci si chiede se sarà in grado di gestire le aspettative e le esigenze di tutti, che uso farà della sua libertà, se riuscirà a conciliare il mondo esterno e il suo universo interiore. Cambiare vita, certo, ma cosa cambiare e cosa diventare? Questo viaggio interiore di Noah è accompagnato dalla musica composta da John Birger Wormdahl e Bjarne Larsen. Essa riflette lo stato d'animo del narratore, come ha fatto Gus Van Sant in Paranoid Park. Van Sant mi ha inoltre ispirato per il suo modo di usare il rallentatore per isolare un momento particolare. E la canzone del film è del rapper Temoor.

Una catarsi per lei?
È piuttosto un modo per conoscermi meglio. Ho trovato utile scrivere prima un testo sulla mia vita, ma l'ho buttato via. Mi sono servito di me stesso per avviare il progetto, ma non parla di me. Non è neanche un metafilm: il mio metodo di lavoro non è integrato nella storia. Io scompaio e lascio lo spettatore a contatto diretto con Noah e la sua storia. Questi giovani mi hanno liberamente parlato della loro realtà, una fortuna per me, e la loro verità diventa, grazie alla libertà che mi concede la finzione, una nuova verità.

(Tradotto dal francese)

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