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"Ho fatto questo film per capire chi sono"

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Hadi Ghandour • Regista

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- Il regista Hadi Ghandour, che vive a Parigi, parla della sua opera prima, The Traveller, che ha avuto la sua anteprima mondiale nella Competizione Opere Prime del Black Nights

Hadi Ghandour  • Regista
(© BNFF)

Il regista di origine libanese ma residente a Parigi Hadi Ghandour ha incontrato Nisimazine per parlare della sua opera prima, The Traveller, che ha appena avuto la sua prima mondiale nella Competizione Opere Prime del Black Nights.

Nisimazine: Il titolo del film è The Traveller, e lei ha viaggiato molto. Ciò l'ha ispirata a fare un film su questo tema?
Hadi Ghandour: Sì, sicuramente. Viaggiare fa parte della mia vita fin da quand'ero piccolo. Non ho mai veramente sentito di appartenere a un unico luogo, e così le esperienze che ho vissuto mi hanno come spinto a fare questo film, per scoprire chi sono, tramite il personaggio di qualcuno che non aveva mai viaggiato, che è invece la situazione opposta.

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Non è paradossale che il personaggio principale sia un agente di viaggi, che in teoria conosce ogni posto nel mondo, ma non ha mai viaggiato?
Esatto. Ha sempre sognato di viaggiare ma non l'ha mai fatto davvero, e poi il suo sogno si avvera, e dovrà affrontare tutte queste domande sulla sua provenienza. Si tratta di un'esperienza profonda. E queste domande le ho affrontate anch'io molto spesso, quindi questo paradosso è alla base del film.

Viaggiare è un'esperienza fisica - cambiare luogo - ma è anche psicologica, nel senso del viaggio interiore. Il protagonista viaggia da un mondo all'altro, dal Libano a Parigi. Perché Parigi? È un posto speciale per i libanesi?
Beirut è spesso chiamata la "Parigi del Medio Oriente", quindi i libanesi hanno sempre visto Parigi come una versione idealizzata di ciò che una città dovrebbe essere. Ci sono stati legami storici tra i due Paesi, e ho trovato interessante che il personaggio viaggiasse in una sorta di dimensione parallela interna - dalla "Parigi del Medio Oriente" alla "vera" Parigi, per scoprire se stesso e il significato di intraprendere un viaggio. Ed è assolutamente vero: il viaggio interiore utilizza il mezzo del viaggio. Ogni viaggiatore viaggia nella propria mente, più che attraverso l'atto fisico del viaggiare.

Così scopre un nuovo modo di vivere e scopre se stesso. D'altra parte, lei è una persona che deve aver esplorato la propria identità nazionale e culturale.
Sono nato in Giordania, i miei genitori sono libanesi, e sono cresciuto in Belgio, quindi sono belga, europeo. E sono sempre stato in scuole internazionali. Sono andato al college in America, e poi ho lavorato lì per otto anni, quindi mi sento anche americano. Dopo di che, sono stato a Dubai, Londra, Il Cairo... è un costante movimento.

Questo film e i suoi personaggi sono un altro viaggio per lei?
È stata un'esperienza folle, solo realizzare il film con una troupe proveniente da tutto il mondo. In questo momento, a Tallinn, abbiamo 15 persone del team, e vengono da New York, dalla Serbia, dal Libano e da Parigi - è incredibile.

E come si sente ora, a Tallinn, dove il film ha la sua anteprima mondiale?
È bello essere qui: la città è fantastica, la prima ha registrato il tutto esaurito, e il pubblico ha reagito bene. C'erano persone provenienti da tutto il mondo, e penso che si siano identificate nella storia.

In collaborazione con

 

(Tradotto dall'inglese)

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