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"Una commedia deve essere posizionata nel tempo e nello spazio”

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Josef Hader • Regista

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- Cineuropa ha incontrato l’attore austriaco Josef Hader, attualmente nelle sale tedesche con Wild Mouse, sua prima opera da regista

Josef Hader • Regista
(© Gerhard Kassner / Berlinale)

In occasione della 67a edizione del Festival di Berlino, che lo ha visto partecipare in concorso con Wild Mouse [+leggi anche:
recensione
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intervista: Josef Hader
scheda film
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, primo film nel quale si cimenta davanti e dietro la cinepresa, il popolare comico e attore viennese Josef Hader si è intrattenuto con Cineuropa per raccontare un po’ di più di questa satira esuberante e sopra le righe che ha come protagonista un critico musicale in crisi dopo la perdita del lavoro. In Austria, Filmladen ha organizzato per Wild Mouse un’uscita simultanea alla proiezione berlinese.

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A tre settimane di distanza, Majestic lancia ora il film sugli schermi tedeschi.  

Cineuropa: Alcuni registi realizzano dei film che vorrebbero vedere, altri mirano a condividere emozioni e idee. Con quale intenzione principale ha deciso di prestarsi alla regia?
Josef Hader: Faccio certamente parte del primo gruppo. Quando scrivo i miei sketch o una sceneggiatura, sono il mio primo spettatore. Può apparire stupido, detto così, ma davvero rido alle mie battute o, almeno, solo la prima volta, poi continuo a lavorarci sopra. Creo ciò che vorrei vedere, con la speranza che possa piacere anche alla gente. 

È stato difficile indossare le vesti di regista e interprete allo stesso tempo?
Assolutamente sì. L’idea di fare un film mi ronzava in testa da un po’, ma non ero abbastanza sicuro di me. Poi ho iniziato a scrivere il copione di Wild Mouse, per la prima volta da solo, senza l’aiuto di altri sceneggiatori, e dopo la prima o terza versione mi sono detto: "ho messo tutto me stesso in questo progetto…forse questa volta posso riuscirci!”. Ci ho riflettuto ancora e ho intuito che sarebbe stata la mia ultima occasione per lanciarmi in un nuovo mestiere, un mestiere certo difficile, ma anche entusiasmante. Devo ammettere che a volte ho creduto di aver raggiunto il limite, ma in fin dei conti è stata una bella esperienza.

Possiamo definire Wild Mouse come una satira sociale con alcuni elementi personali – malgrado venga mantenuto un valore universale e il contesto della crisi mondiale sia ben presente, attraverso le notizie della radio?
Sono convinto che quando si fa un film, che si tratti di una commedia o di un dramma o di una commedia drammatica, bisogna posizionarlo nello spazio (non amo le commedie che rimandano a un luogo imprecisato) e nel tempo, perché lo scopo è quello di parlare di una certa società in un determinato momento. Con questo film, volevo parlare di me e dell’ambiente in cui vivo, di questo ceto medio-alto che è politicamente corretto, mangia cibo biologico, fa sport… È vero che si sente parlare dei conflitti in Medio Oriente alla radio, ma non si capisce davvero cosa significa, chi sono i cattivi e chi i buoni, e credo che questo ci paralizzi. Possiamo immaginarci diversi e migliori dei nostri genitori, ma in verità siamo esattamente uguali.

Georg, che lei interpreta nel film, è circondato da gente in crisi, per quanto la loro disperazione sia meno evidente della sua.
Il film parla di individui appartenenti ad un ceto medio-alto, che attraversano una crisi esistenziale nello stesso tempo ma con problemi che non coincidono tra loro. Qui sta l’aspetto tragicomico della vicenda. In questo piccolo mondo prende vita una galleria di personaggi alquanto improbabili. Nascono dei legami, alcuni destinati a durare (come l’amicizia tra Georg e Erich), altri che si esauriscono nel giro di una notte, ma la vera tragedia dipende dal fatto che tutti desiderano cose diverse, che però non collimano tra loro.

Gran parte del film si svolge in un luna park: è infatti una delle attrazioni (le montagne russe) a ispirare il titolo Wild Mouse. Come le è venuta l’idea di girare in quel luogo?
Ho pensato quasi subito al parco di divertimenti Prater, vicino a Vienna, per arricchire l’immagine e il suono. Volevo riunire molte atmosfere diverse nel film, ma senza utilizzare una colonna sonora originale, e in più Prater è davvero un altro mondo. Mi piaceva inoltre l’idea di portare un critico musicale in uno dei peggiori posti di Vienna per scelta musicale, roba da far venire il mal di testa. Oltre che in città e al luna park, volevo anche che la scena finale venisse girata nella calma, in mezzo al bianco della neve, perché la neve cambia tutto, dall’immagine al suono.

(Tradotto dal francese)

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