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“Volevo mostrare la Bucarest che non esiste più”

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Andrei Creţulescu • Regista

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- LOCARNO 2017: Cineuropa ha incontrato Andrei Creţulescu, il cui elegante esordio cinematografico, Charleston, è in mostra al Concorso internazionale di Locarno

Andrei Creţulescu • Regista
(© Locarno Festival/Sailas Vanetti)

Con la sua opera prima, Charleston [+leggi anche:
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, Andrei Creţulescu cambia strada rispetto al cupo cinema rumeno. Gli abbiamo chiesto delle attuali necessità dell’industria cinematografica rumena e delle sfide che gli ha posto il suo primo lungometraggio, che conta elementi della cosiddetta New Wave rumena. Il film è in anteprima mondiale nel Concorso Internazionale del 70o Festival del Film Locarno.

Cineuropa: Dopo aver realizzato diversi cortometraggi, qual è stato l’aspetto più difficile dello scrivere e dirigere un lungometraggio di due ore?
Andrei Creţulescu: In un certo senso, la risposta è già nella domanda… La fase di sviluppo è quella che richiede più tempo e prevede come minimo la scrittura di una sinossi, se non di un trattamento completo, che ti aiuta a trovare il giusto ritmo per la storia e a mettere insieme idee sulla trama e sui personaggi, all’interno di una struttura di base. Ma una volta che sai tutto quello che c’è da sapere sulla storia, e una volta che hai veramente tutto il film davanti agli occhi, il resto è facile. Dirigere è la mia parte preferita.

Ha impiegato quattro anni per realizzare il film. La versione finale di Charleston assomiglia ancora a quella che aveva in mente quando ha iniziato?
Questo mi riporta alla risposta precedente: sì, il Charleston che la gente vedrà nei cinema è lo stesso che avevo effettivamente in testa prima di scrivere la sceneggiatura. Ovviamente, alcune cose sono state cambiate nel corso dei lavori, ma storia e personaggi sono rimasti gli stessi. Hanno lo stesso aspetto e parlano nello stesso modo in cui parlavano nel 2013, quando ho finito la sceneggiatura. E, fortunatamente, sono riuscito a scritturare gli attori che volevo. Il solo casting che abbiamo dovuto fare è stato quello per il gatto nero del protagonista. Ma, alla fine, anche il gatto che abbiamo scelto si è rivelato esattamente identico al personaggio del gatto che avevo scritto.

Bucarest appare molto diversa in Charleston, rispetto agli altri film rumeni. Era sua intenzione mostrare una città invitante, ordinata e accogliente, invece della tetra capitale che siamo abituati a vedere nei film rumeni?
Non la definirei invitante o ordinata, nonostante immagino lo sia, in un certo senso. Nella mia testa, mi piace definirla raffinata, intellettuale e bohémien. Volevo mostrare la Bucarest che non esiste più, tranne che per piccole realtà. I miei personaggi non appartengono veramente alla Bucarest di oggi, perché la storia è ambientata completamente nei quartieri vecchi della città: nelle case di inizio secolo, nei giardini pubblici, in locali eleganti, ecc. La Bucarest dove sono cresciuto e che amo è in pessime condizioni, e mi dispiace molto. Ecco perché ho deciso di aggiungere una sottotrama alla storia principale. 

In Romania è in corso un dibattito molto animato su una nuova legge sul cinema. Da neo-regista di lungometraggi, secondo lei, quale questione dovrebbe avere la priorità nella nuova normativa, tenendo conto della scena cinematografica rumena? 
I cinema. I multiplex vanno bene, non fraintendetemi, ma mi manca vedere un film in una sala tradizionale, di quelle di una volta. Vorrei che il mio film fosse visto da più persone possibile.

Sta lavorando ad altri film? Ci può dire qualcosa?
Ho due opere in lavorazione, entrambe in fase di sviluppo ed entrambe estremamente violente.Vi dirò solo questo: in confronto, i miei “sanguinosi” cortometraggi Kowalski e Ramona sembreranno delle favole per bambini.

(Tradotto dall'inglese)

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