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“Devo avere tutto sotto controllo per sentirmi creativo”

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Hlynur Pálmason • Regista

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- LOCARNO 2017: Abbiamo incontrato il regista islandese Hlynur Pálmason, che ha presentato Winter Brothers in competizione per il Pardo d’oro

Hlynur Pálmason • Regista
(© Locarno Festival/Sailas Vanetti)

Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con il regista islandese Hlynur Pálmason sulla sua ispirazione, sulla necessità del controllo creativo, sui personaggi del suo film e sul suo prossimo lavoro. La sua opera d’esordio, Winter Brothers [+leggi anche:
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, è sulla bocca di tutti alla 70° Festival del Film Locarno

Cineuropa: Era sua intenzione trattare il tema della famiglia, con questa storia?
Hlynur Pálmason: A mio avviso, la famiglia è un tema che offre sempre abbondante materiale e che interessa a tutti, ma non era mia intenzione farne una presa di posizione. Lo considererei un fallimento, dal momento che l’unica cosa che mi riesce bene è seguire i miei interessi. Al centro della mia storia c’è un personaggio che vuole essere amato, tutto qui. È buffo come i film a volte prendano una strada tutta loro e ci sorprendano.

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Il fattore sorpresa è qualcosa da cui trae ispirazione?
Penso di essere molto attratto dalle cose nascoste. Ho bisogno di una linea di condotta quotidiana, perché non so mai cosa accadrà con ogni film o come finirà. Non ho mai un’idea precisa della trama in mente; aspetto e vedo dove va il film, e poi lo seguo. Penso che sia questo a ispirarmi. 

Perché ha scelto di ambientare Winter Brothers in un posto così remoto?
In realtà è a sole due ore da Copenhagen, ma avevo già fatto un’esperienza simile per i miei corti. Ho imparato da loro e volevo che fossero, paradossalmente, espressivi e spontanei allo stesso tempo; sentivo che il solo modo per ottenere questo era creare un mondo in cui avrei potuto fare tutto quello che volevo, sempre lasciandomi la possibilità di togliere qualche elemento. Potevo vivere in un solo modo, con un posto per lavorare e uno per dormire in soli 2 km2 e accessibile 24/7, così da poter controllare tutto.

Quindi, il controllo è un elemento indispensabile alla sua creatività?
Per essere anche minimamente creativo, ho bisogno di avere tutto sotto controllo e di sentirmi completamente libero. Avevo solo 7 settimane per le riprese, quindi dovevo essere libero al 100%. Se il tempo era buono potevo uscire per girare scene specifiche, e potevo rientrare immediatamente se cambiava qualcosa. Volevo che il film fosse coeso ma anche spontaneo.

Il personaggi di Emil, interpretato da Elliott Todd Crosset Hove, contribuisce a indirizzare il film in questo senso, come lo ha creato?
Ho collaborato con Elliott per la prima volta in The Painter, il film con cui mi sono laureato, e me ne sono immediatamente innamorato. Era ogni giorno diverso, quindi ogni giorno dava qualcosa di nuovo; perciò ho voluto questa mancanza di una storia d’amore e lui come protagonista. In lui c’è questo vistoso contrasto tra la sua intensità, talvolta ambigua, e una pura e fragile ingenuità, che trovo davvero stimolante. Sapendo che avrei voluto lui nel ruolo principale, è stato al mio fianco anche quando scrivevo la sceneggiatura. Non abbiamo ma parlato di quello che pensavamo, era più un mio seguire quello che lui interpretava, aggiungendo nuovi elementi da sviluppare. Sembrava più strutturata, questa maniera di procedere. 

Come è stato produrre il film?
Ho avuto una collaborazione eccellente con i miei coproduttori, perché eravamo una squadra e tutti seguivamo gli alti e i bassi della produzione. Non credo di avere la ricetta in tasca, è una questione di pratica. Dopo questa esperienza, il mio prossimo film avrà un’organizzazione differente, così ogni volta imparo qualcosa di nuovo. Cerco di mantenere quello che funziona e cambiare quello che non funziona, ma ho sempre bisogno di avere tutta la situazione sotto controllo. Non ho intenzione di cambiare la mia squadra, in particolare il mio montatore Julius Krebs Damsbo che è sempre sul set, e la direttrice della fotografia, Maria Von Hausswolff.

Cosa ci può dire del suo prossimo progetto?
Vi posso dire che si chiamerà White White Day, che sarà una produzione islandese-danese, e che quindi ritorno alle origini. Al momento stiamo girando la scena di apertura; abbiamo iniziato l’estate scorsa e finiremo la prossima. Fatto questo, le riprese saranno un po’ in tutte le stagioni, per cui serviranno due anni in tutto.

(Tradotto dall'inglese)

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