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CANNES 2002

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Cannes panorama geopolitico

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- Da molto tempo il nocciolo duro del programma è costituito dalla selezione francese e da quella statunitense, che da sole occupano circa un terzo del palinsesto

Cannes panorama geopolitico

Giudicare la qualità di un festival prima del suo inizio è un controsenso. Il fatto che sulla stampa, quotidiana e periodica, ci sia una certa tendenza a praticarlo, lo trasforma in un vizio assurdo. Meglio quindi procedere sul piano statistico, vedere cioè la quantità di film ripartita per paese o per aree geopolitiche, cinematografiche ben s´intende. Ragionando per paesi, bisogna dire che da tempo immemorabile il nocciolo duro del programma è costituito dalla selezione francese e da quella statunitense, che da sole occupano circa un terzo del palinsesto. Non va dimenticato comunque che stiamo considerando l´intero programma, selezione ufficiale e Certain Regard, ma anche Quinzaine e Sermaine, nonché i cortometraggi. Si potrebbe obiettare che il Festival propriamente detto, quello di cui si occupa la sua direzione, comprende solo la selezione ufficiale e Certain Regard, mentre Quinzaine e Semaine vivono di vita propria e separata. Lo diciamo perché a Venezia ciò non avviene: tutto fa capo alla direzione della Mostra. Nessuno imputerà mai a Jacob e a Frémaux l´eventuale fallimento della Quinzaine sul piano della qualità. In compenso spesso si è venuta a creare una inevitabile rivalità fra le due parti, tenuto conto che la Quinzaine è nata sulla scia della contestazione sessantottina, quando al Festival si imputava di essere una «vetrina dell´esistente», dove per «esistente» stava per «cinema dell´industria», per «cinema conservatore», «vecchio», fatto in tanto più riprovevole per un festival, in quanto erano gli anni in cui si celebravano i fasti del «nuovo cinema», le nouvelles vagues sparse un po´ dappertutto nel mondo. Basta scorrere i programmi dell´epoca e si capirà perché gli inviati, specie quelli delle riviste di cinema, non mettevano quasi piede al Palais, preferendo stazionare nelle sale di rue d´Antibes, dove allora si teneva la Quinzaine. Poi i due programmi andarono livellandosi, un po´ perché il «nuovo» perse progressivamente il suo fascino (o, meglio, perché parecchi cineasti, diciamo «alternativi», divennero i nuovi «baroni» del cinema dell´industria e non ci fu un ricambio dello stesso livello), un po´ perché lo stesso festival ufficiale si accostò, sia pure con prudenza, al nuovo, talché oggi è difficile distinguere tra le strategie della Quinzaine e quelle del Certain Regard (e, in certe annate, anche quelle della competizione ufficiale).
Quindi, tornando al nostro discorso, il considerare come un tutto unico l´intero programma, sebbene le direzioni siano due, anzi tre, se ci mettiamo la Semaine de la Critique, non deforma l´immagine del festival. Ed è anche consentito dire che le due colonne portanti sono quella francese (la «padrona» di casa) e quella statunitense. Con un´avvertenza: che sul piano industriale, appare più potente quella francese di quella statunitense. Ciò si spiega col fatto che la presenza di Hollywood, Hollywood in quanto rappresentante delle Major, è molto ridotta (perlopiù la si vede nei film fuori-concorso), mentre si dà molto spazio alla produzione alternativa. Dal suo canto la produzione francese svela orgogliosamente le sue ambizioni internazionali. Ai film al cento per cento francesi, infatti, bisognerebbe aggiungere nel computo quelli in cui la produzione francese è motrice dei film provenienti da altri continenti, di cui detiene solo in parte i diritti di proprietà. Di conseguenza Cannes non sarà più la «vetrina dell´esistente», come si lamentavano i cineasti e i critici militanti che operavano negli anni Sessanta, ma è certamente una grande vetrina del cinema francese e dei produttori francesi, è un grande riflettore sulla loro attività, con incalcolabili ricadute sul piano economico. Se oggi il cinema francese viene secondo dopo quello statunitense sul piano della potenza industriale, lo deve in parte anche ai servigi che gli ha reso il festival di Cannes.
La domanda è se i vantaggi di cui gode il cinema francese ricadono almeno in parte anche sulle cinematografie degli altri paesi facenti parte della UE. Per il momento non si vedono: le cinematografie della UE continuano a camminare con alterna fortuna sulle proprie gambe. Quest´anno emergono la Gran Bretagna con 9 film e l´Italia con 6, mentre risultano penalizzate la Spagna e la Scandinavia. Fuori della UE, il cinema europeo è da anni al suo minimo storico. I benefici ricadono semmai sul cinema asiatico (Iran, Cina, Corea; Hong Kong, Taiwan, ecc.), che si giovano assai per la loro diffusione all´estero della coproduzione francese, quasi sempre presente. E Cannes diventa il loro inestimabile trampolino di lancio.

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