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CANNES 2014 Un Certain Regard

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Jauja: Viggo Mortensen in mezzo alle tenebre

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- CANNES 2014: La star mette il suo talento d'attore al servizio del cinema astratto di Lisandro Alonso per un viaggio enigmatico visivamente affascinante

Jauja: Viggo Mortensen in mezzo alle tenebre

C'è voluta una coproduzione di non meno di sette paesi (Argentina, Danimarca, Francia, Messico, Stati Uniti, Germania e Brasile) per un regista radicale come Lisandro Alonso, che ha presentato oggi Jauja al Certain Regard del 67mo Festival di Cannes. E se si aggiunge l'apprezzato finlandese Timo Salminen alla direzione della fotografia, la carismatica star internazionale americano-danese Viggo Mortensen come protagonista e un racconto criptico che si immerge nelle aree spoglie della Patagonia del 1882, si può immaginare la stranezza dell'avventura. Sommiamo a questo una regia che riposa su lunghissime inquadrature fisse dalla profondità di campo infinita in cui entrano ed escono i pochi personaggi in tempo reale, panoramiche leggere e una natura di una potenza visiva smisurata, e non avrete ancora che un'idea molto relativa dell'impacabile rigore di un film divorante.

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Membro di una spedizione di soldati danesi inviati dall'altra parte del mondo alla Conquista del deserto, il capitano ingegnere Gunnar Dinesen (Viggo Mortensen) vede sua figlia Ingeborg scappare con una giovane recluta. In un clima generale in cui l'ordine è di sterminare gli indigeni della regione e in cui corrono voci su un ufficiale scomparso o diventato pazzo (leggenda che fa pensare al Kurtz di Cuore di tenebra di Joseph Conrad), il capitano si lancia alla ricerca di sua figlia, con fucile, sciabola e pistola pronti all'uso. Onde che si infrangono ai piedi di una scogliera, pianure di un verde brillante, colline punteggiate da piccoli fiumi, montagne sovrastanti laghi, rocce irregolari e un'area mineralizzata e pietrificata: la caccia del capitano, prima a cavallo, poi a piedi, sempre più esausto, avanza verso l'Inferno, una tappa cruenta e un incontro senza tempo (sulle tracce di un cane in veste di Cerbero e di una donna che emerge dal nulla) per un'epopea in cui la ruota del tempo gira al rallentatore, facendo di Jauja un'esperienza molto particolare e un western occulto in cui gli uomini non sono altro che pedine di più vasti e insondabili disegni. Un'immersione nel grande mito universale di cui Lisandro Alonso restituisce la perfezione schiacciante.

(Tradotto dal francese)

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