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CANNES 2014 Quinzaine des Réalisateurs

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Alleluia: amanti seriali

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- CANNES 2014: Fabrice Du Welz colpisce e divide dando una bella sferzata alla selezione della Quinzaine. Il minimo che ci si potesse aspettare dall'autore di Calvaire

Alleluia: amanti seriali

Erano tante le speranze riposte nella carriera di Fabrice Du Welz dopo la presentazione nel 2004 di Calvaire [+leggi anche:
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, alla Semaine de la Critique. Eppure ci sono voluti dieci anni prima che il regista belga tornasse sulla Croisette con una bobina — vade retro digitale! — sotto il braccio. E' successo con Alleluia [+leggi anche:
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intervista: Fabrice Du Welz
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, selezionato alla Quinzaine des Réalisateurs del 67mo Festival di Cannes. Fra i due, c'è stato un esperimento male accolto (Vinyan [+leggi anche:
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) e una creatura su commissione, parricida e partorita con dolore (Colt 45, previsto nel 2014). Questo pesante bagaglio di frustrazioni spiega il proposito di Alleluia: girare rapidamente un film viscerale che avesse una certa continuità con Calvaire (le Ardenne, il ritorno di Laurent Lucas, del produttore Vincent Tavier…) e al contempo quella maniera libera, quasi punk, di girare un film quando si è in un rapporto di fiducia. Ci voleva un ambiente di lavoro molto sano per raccontare una storia malsana come questa, liberamente ispirata alla coppia soprannominata "gli assassini della luna di miele".

Oltre alla figura di Laurent Lucas, che Fabrice du Welz ha deciso di declinare in diversi film, salutiamo la presenza dell'attrice spagnola Lola Dueñas,vista di recente in Almodovar (Gli amanti passeggeri [+leggi anche:
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). Interpreta il ruolo di Gloria, una madre single, impiegata all'obitorio, che perde la testa per un piccolo imbroglione pieno di carisma (Lucas nel ruolo di Michel), abituato a spogliare le donne che seduce su Internet prima di sparire così come è arrivato. Nonostante il tradimento del suo amante, Gloria ritrova Michel che ama in modo pulsionale ed estremamente possessivo. La coppia si imbarca allora in un'epopea sanguinosa dal meccanismo macabro. Michel conquista la fiducia di ricche vedove stabilendosi a casa loro e facendo passare Gloria per sua sorella. Testimone delle scappatelle di Michel, Gloria sente una gelosia isterica ribollire dentro di sé e quando esplode, saranno fiumi di sangue.

Alleluia è un film di genere letteralmente ben tagliato. E' anche un'opera esplicita che ha un rapporto con il sesso quasi mistico, ma del tutto essenziale per spiegare il fuoco che brucia tra i due personaggi e che li consuma individualmente.

Il rispetto per la pellicola, la messa in scena audace, la fotografia ruvida e talvolta anche la recitazione degli attori, elevano il film agli archetipi del genere. Si può chiaramente parlare di bellezza quando Gloria canta — un interludio musicale deliziosamente incongruo che ricorda la coreografia in Calvaire — prima di segare il piede di un cadavere in primo piano. Dopo essere cresciuto, il film resta sospeso prima di ricadere. E' a livello di sceneggiatura, purtroppo, che i suoi battiti cardiaci perdono qualche colpo. Se è da salutare la semantica religiosa che arricchisce questa storia, sarà più difficile farlo con una costruzione in capitoli non solo ripetitiva, ma anche lacunare che fatica a mascherare i grandi buchi nella sceneggiatura. La temporalità non è chiara, la progressione nemmeno. Anche se sempre ben filmato, il finale sfocia un po' ferocemente nei titoli di coda. Ma se questo è il prezzo da pagare per rimettere Fabrice Du Welz in sella il più rapidamente possibile, vale molto più di quello di un biglietto del cinema che strapperemmo volentieri. Il suo talento di regista è come un purosangue che si è fatto sferzare abbastanza e cui non resta che sciogliere le briglie.

(Tradotto dal francese)

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