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Marsella: di madre ce ne sono due

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- Esce in Spagna il secondo film di Belén Macías, un road movie sui conflitti che provoca l’affidamento dei minori

Marsella: di madre ce ne sono due

Sei anni sono passati da quando El patio de mi cárcel [+leggi anche:
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, opera prima di Belén Macías, ottenne quattro nomination ai Goya. Nel frattempo, la cineasta di Tarragona si è dedicata alla direzione di serie tv. Qualcosa di questo bagaglio si intuisce nella messa in scena del suo secondo lungometraggio, Marsella [+leggi anche:
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, una pellicola in formato road movie il cui rischio formale maggiore sta nel dosaggio, nei primi minuti e a base di flash-back, delle informazioni sul passato recente della bimba protagonista. Una volta appurato che si tratta di una bambina cresciuta presso una famiglia benestante che l’ha presa in affidamento, resta solo da mettere a confronto le due madri – quella biologica e quella acquisita – affinché il dispositivo drammatico si metta in moto.  

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Da una sceneggiatura scritta dalla stessa regista con Aitor Gabilondo e Verónica Fernández, il film porta sullo schermo un tema delicato che ha suscitato non poche polemiche, amplificate dalla stampa spagnola. Vi conosciamo Claire (interpretata dalla debuttante Noa Fontanals Fourgnaud), bambina di dieci anni che da quando ne aveva quattro vive sotto la tutela di Virginia (Goya Toledo), una donna con una buona posizione sociale che non ha potuto avere figli suoi. Ma quando Sara (María León, in un registro choni simile a quello che offrì in Carmina y amén [+leggi anche:
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), la madre naturale, riesce a uscire dalla sua dipendenza dalle droghe, il giudice le restituisce il diritto di maternità e così la donna va a prendere Claire, su un’auto prestata con dentro una sorpresa, per andare da Madrid a Marsiglia affinché la piccola conosca suo padre. Nel tragitto, madre e figlia si conosceranno e lo scontro fra le due donne che amano Claire con tutto il loro cuore s’inasprirà sempre di più.

Il tema di Marsella, nonostante le buone intenzioni, cade in vari luoghi comuni, oltre a presentare comportamenti poco credibili: qualche metafora (la banderuola) in stile letteratura di auto-aiuto; questi angeli custodi sotto forma di camionisti (cui danno carisma Eduard Fernández e Álex Moner); la maturità eccessiva di Claire (capace, ad appena quattro anni, di portare a termine azioni degne di un adulto); e, soprattutto, il comportamento delle due madri messe a confronto, molto più morbido rispetto a ciò che la realtà, in casi simili, ha dimostrato. 

Anche se Macías ci fa empatizzare con il personaggio di María León, una donna che si scontra con il lato più politicamente corretto della vita (borghese), alla fine il film opta per un sentimentalismo smielato che rovina qualsiasi cenno di critica a un sistema giuridico-sociale che dà più valore al vincolo di sangue che non alla formazione/esperienza emotiva, come nel film giapponese Like Father, Like Son di Hirokazu Koreeda.

Marsella esce il 18 luglio in Spagna, prodotto da Tornasol Films, Messidor Films e Balada triste de trompeta AIE, con la partecipazione di TVE e Canal Plus. Le vendite internazionali sono affidate a Latido Films.

(Tradotto dallo spagnolo)

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