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Gemma Bovery: l'effetto Luchini

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- Tratto dall'omonima graphic novel di Posy Simmonds pubblicata nel 1999, Gemma Bovery ha conquistato il pubblico del festival del cinema francese di Angoulême

Gemma Bovery: l'effetto Luchini

Il nuovo film di Anne Fontaine si basa, soprattutto, sull'“effetto Luchini”. Fabrice Luchini inteso come fenomeno, il colto oratore, il grande promotore di lamentele e aspre critiche alla banalità del mondo che lo circonda. E in effetti, nelle scene iniziali di Gemma Bovery [+leggi anche:
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, lo vediamo proprio dove desideravamo: isolato nel cuore della rurale Normandia, per sua scelta, dopo essere rifuggito al passo frenetico e al fermento culturale della sua un tempo amata Parigi.

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Qui, Luchini viene descritto in panni simili a quelli indossati in Molière in bicicletta [+leggi anche:
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, il suo film precedente, in cui ha interpretato un ruolo analogo. Tuttavia, è evidente che Anne Fontaine abbia provato gusto nel trasformarlo in un panettiere artigiano nel quale il processo di panificazione innesca una gioia senza precedenti. È proprio questo aspetto a costituire il punto di forza del film. Grande ammiratore dei principali autori della letteratura francese, Martin (Luchini) ha preso le distanze dalla sua passione per i libri; se in segreto ricorda ancora i passaggi più salienti delle sue opere preferite, nell'atto pratico della panificazione ha trovato un piacere comparabile, e forse ancor più forte, a quello procuratogli dalla letteratura. Questo stato delle cose, sebbene alle volte si avvicini molto a un cliché, offre a Luchini un nuovo terreno di gioco e al film un approccio originale. 

Un giorno, varcando per la prima volta la porta della panetteria, una giovane inglese appena sbarcata di nome Gemma compare di fronte a Martin in tutto il suo splendore. Da quel momento in poi, egli perderà la testa per la ragazza, nella quale vede un perfetto alter ego della Madame Bovary di Flaubert. Martin non nutre più alcun dubbio su ciò che attende Gemma: il medesimo destino di amori infelici in vena nostalgica e romantica. Anne Fontaine omaggia i grandi classici del genere, soprattutto in quanto a umorismo, per mezzo di quella risata forzata che tanto si addice a Luchini quando interpreta il ruolo di seduttore frustrato e di esperto in fatto di sentimenti immaginari ed eternamente inibiti. Fontaine gioca anche con il nome della sua attrice protagonista, Gemma (Arterton), lo stesso del personaggio che interpreta. Tutto a dimostrazione di quanto la regista di Two Mothers [+leggi anche:
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 e Dry Cleaning tenda a condurci in un territorio di emozioni e riferimenti intrecciati.

Fontaine non esita a mettere alla prova il proprio pubblico, disseminando le conversazioni tra Gemma e Martin di continue esitazioni e trepidazioni, accentuate dalla pessima conoscenza della lingua inglese da parte di Luchini e dal francese più che approssimativo della giovane. È proprio questo espediente a mettere il bastone tra le ruote a Luchini, il grande oratore, che in questo modo non può crogiolarsi in ciò che costituisce il suo punto di forza come attore, soprattutto considerando che non condividerà mai un momento di intimità con la bella Gemma, riducendosi così al ruolo di osservatore e commentatore discreto degli amoretti della ragazza. La rappresentazione di questa insolita “castrazione” costituisce il fulcro del film.

Da perfetto francese tipico, Luchini conquista la simpatia dello spettatore. Re senza regno, è spalleggiato solo dallo scenario che lo circonda, il secondo punto di forza della storia. Molto raramente un piccolo villaggio della Normandia ha saputo essere tanto stimolante e soffocante al tempo stesso, come un vecchio guscio impenetrabile. Ancora una volta, Anne Fontaine dimostra di possedere un tocco raffinato e delicato. Classico ma estremamente personale, questo film è uno dei suoi lavori più riusciti.

(Tradotto dal francese)

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