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VENEZIA 2014 Concorso

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The Cut: il genocidio armeno secondo Fatih Akin

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- VENEZIA 2014: L’ultimo film di Fatih Akin è in concorso a Venezia, e racconta la storia dell’epica ricerca di un padre muto, sopravvissuto al genocidio armeno, che attraversa il pianeta in cerca della famiglia

The Cut: il genocidio armeno secondo Fatih Akin

La settima arte non ha mai raccontato il genocidio armeno, avvenuto nel corso della Prima guerra mondiale. Il regista tedesco Fatih Akin ha realizzato The Cut [+leggi anche:
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intervista: Fatih Akin
intervista: Tahar Rahim
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, un film ambizioso sul tema, che però soffre di eccessivo didascalismo e di una sorprendente linearità laddove ci si sarebbe aspettati tutta la sottigliezza alla quale il regista di Soul Kitchen [+leggi anche:
recensione
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scheda film
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ci ha abituati. Il suo primo film in inglese è reso più impressionante dalla potenza del soggetto che dalle performance degli attori, ovviamente meno a loro agio con la lingua inglese che con la propria. E quando il personaggio principale perde la voce, la drammatizzazione diventa più esuberante per controbilanciare la sua scelta narrativa. La perdita della fede è rappresentata, ad esempio, da un uomo dalle dita bruciate, che lancia sassi al cielo, ma forse il pubblico avrebbe scelto una prova meno esagerata. Il film ne avrebbe guadagnato in realismo, anche se resta convincente in certi momenti, in particolare nelle sequenze più violente.

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Quando gli Ottomani decidono gli eliminare le minoranze cristiane dalla faccia dell’impero, il fabbro Nazaret (Tahar Rahim) viene allontanato dal villaggio di Mardin e dalla sua famiglia – moglie e due figlie gemelle – per ampliare le fila dei lavoratori costretti a costruire le strade nel deserto. Dopo il massacro del suo gruppo, del quale è l’unico sopravvissuto, Nazaret viene ferito alla gola e resta muto. Decide così di fuggire e affrontare un viaggio di dieci anni alla ricerca della famiglia, dal Libano agli Stati Uniti attraverso Cuba.

Il film è diviso in capitoli da carte che menzionano luoghi e periodi: struttura e tempo mettono insieme momenti di speranza e delusione in un ritmo regolare ma rendono macchinoso l’avanzamento del film, e addirittura ripetitivo nel terzo atto. Il fatto che Tahar Rahim sia muto lo costringe ad un intenso carico emotivo sul volto, e questo porta i suoi interlocutori a dire più di quanto dovuto (“Sono io, Levon, il tuo vecchio apprendista”, come recita una battuta tra le altre, pensata più per il pubblico che per l’interlocutore). Momenti così goffi non tolgono nulla al dramma storico che il film mette in scena con grande forza emotiva, all’attenzione di tutti. The Cut è però un film adatto più al circuito commerciale – o educativo – che a quello che unisce appassionati di regia e di narrazione cinematografica. 

The Cut è stato scritto da Mardik Martin, sceneggiatore americano di origini iraniane che non aveva più scritto nulla dall’eccellente Toro scatenato con Martin Scorsese, 34 anni fa. L’erculea co-produzione mette insieme un enorme numero di paesi: Germania, Francia, Polonia, Turchia, Italia, Canada e Russia. Il film è venduto da Match Factory.

(Tradotto dal francese)

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