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VENEZIA 2014 Biennale College Cinema

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Blood Cells: una Gran Bretagna post traumatica

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- I debuttanti inglesi Luke Seomore e Joseph Bull hanno presentato il loro primo film alla Biennale College di Venezia – sezione Cinema

Blood Cells: una Gran Bretagna post traumatica

Le infernali immagini di apertura di Blood Cells [+leggi anche:
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mostrano in maniera ossessionante come questo film sia nato dalla ferita aperta che il morbo della mucca pazza ha lasciato su tutto il territorio britannico. Immagini di questo genere sono dolorosamente impresse nell’immaginario comune britannico degli ultimi dieci anni, così come i problemi che ne sono emersi in tutto il Regno Unito, entrambi durevoli e di ampia portata. Non c’è da sorprendersi, quindi, che scrittori come Luke Seomore e Joseph Bull si sentano pronti soltanto adesso ad affrontare le difficili questioni che all’epoca venivano trascurate. Non bisogna nemmeno sottovalutare che tutte le lotte descritte siano principalmente raffigurate come conseguenza di questi eventi.

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La trama del film, che rappresenta una delle tre proposte della 71ma Biennale College della Mostra del Cinema di Venezia e che ha partecipato alle proiezioni di selezione della Sala Web, raffigura efficacemente  il susseguirsi di eventi personali  che i contadini britannici sono stati obbligati ad affrontare in seguito allo sterminio di bestiame, nel quale si sono trovati coinvolti sia emotivamente che finanziariamente.  Gli abbattimenti imposti dal governo come misura di sicurezza, hanno comportato incertezze finanziare e sociali diffuse, che a loro volta hanno portato disperazione e sconforto. Questo film è molto sofisticato nel rappresentare l’arido percorso della disperazione. Blood Cells si rivela un film dall’atmosfera paludosa in cui, lentamente, vengono trasmesse appieno le fasi dell’abbandono. Ciò che vediamo, va in scena come una versione britannica della Beat Generation, in cui il protagonista, Adam, erra senza una mèta apparente tra le lunatiche e dispotiche città britanniche. E la sua dipendenza britannica, l’alcol, è sempre a portata di mano, pronta ad attenuare il dolore di un’espulsione, che potremmo chiamare biblica, dall’Eden agrario in cui è cresciuto.

Anche se i frammenti di una giovinezza ripercorsa possono sembrare idilliaci, in questo film il passato è tuttavia invadente e si intrufola nel presente in modo inopportuno. La questione di come facciamo i conti con un passato del genere assume la stessa importanza vitale che aveva già nei precedenti movimenti culturali britannici, da Oscar Wilde a T. S. Eliot. Nel dare una risposta a questa domanda, lo scottante filo conduttore e i frettolosi crescendo sonori sembrano suggerire forzatamente che alla fine il passato riuscirà a sopraffarci tutti, rendendo il mondo un luogo soffocante.

Gli esponenti della società britannica che vediamo non sono necessariamente così sgradevoli, ma le realtà grigie e lugubri di questa società la rendono tesa e opprimente, trasformando in fantasmi le persone che ci hanno vissuto in un passato gioioso. In questo film uno dei traumi ricorrenti del passato va in scena in maniera quasi freudiana: questa fondamentale fonte di sofferenza viene ripresa ancora e ancora e gli elementi sono entrambi soppressi o rilasciati involontariamente. Non è una sensazione molto soddisfacente, ma è una di quelle che fanno crescere dentro una risposta emotiva, come il mercurio che sale nel termometro. 

(Tradotto dall'inglese)

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