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ROMA 2014 Cinema d’Oggi

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La foresta di ghiaccio: un noir ad alta quota

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- Il nuovo film di Claudio Noce svela i torbidi misteri di un piccolo e apparentemente tranquillo paese alpino. Con Emir Kusturica, Ksenia Rappoport, Adriano Giannini e Domenico Diele

La foresta di ghiaccio: un noir ad alta quota
Ksenia Rappoport in La Foresta di ghiaccio

Fa molto freddo ne La foresta di ghiaccio [+leggi anche:
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intervista: Claudio Noce
scheda film
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di Claudio Noce. Neve, vento gelato, occhi che lacrimano, piedi ghiacciati: sembra quasi di sentirselo addosso tutto quel freddo, in sala, guardando il film. E’ ambientato ad alta quota, tra le valli e le dighe del Trentino, fra montagne imbiancate, funivie e baite dove l’alcol scorre a fiumi, il secondo lungometraggio del regista romano (con Good Morning Aman [+leggi anche:
recensione
scheda film
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vinse il premio FICE come miglior autore esordiente a Venezia 2009), presentato al Festival di Roma nel concorso Cinema d’Oggi. Un thriller d’atmosfera, al ralenti, un po’ noir, che parla di terre di confine e traffico di clandestini, di un passato che torna e di una vendetta servita fredda, a distanza di vent’anni.

A sfidare il ghiaccio, nel film di Noce, ci sono Ksenia Rappoport, Adriano Giannini, Domenico Diele ed Emir Kusturica, alla sua terza apparizione in un film italiano (Andò e Robbiano i registi che lo hanno diretto prima d’ora). Un mistero si nasconde intorno alla diga che sovrasta un piccolo paese alpino al confine con la Slovenia. A indagarci è Lana (Rappoport), una tenace poliziotta che, spacciandosi per una zoologa a caccia di orsi, cerca di penetrare i segreti di questa comunità ruvida e diffidente, dove si muovono “uomini bestie”, barba incolta, volti scolpiti dal vento e sguardo enigmatico. Primi fra tutti, i fratelli Lorenzo (Giannini) e Secondo (Kusturica), trafficanti di clandestini, oggi per lo più africani, vent’anni fa bosniaci in fuga dalla guerra. Ma dopo l’arrivo di Pietro (Diele), giovane tecnico chiamato a riparare un guasto alla centrale elettrica, Lorenzo sparisce nel nulla. Pietro non è quello che dice di essere, e nel 1994, ad attraversare quella diga, bambino, c’era anche lui…

Un film di genere con un richiamo all’attualità (lo sfruttamento dei migranti) ma che non rinunciasse alle emozioni: questo puntava a fare Noce. Per questo ha costruito una sceneggiatura, con Francesca Manieri ed Elisa Amoruso, volutamente ellittica, che ci dice poco dei personaggi e del loro passato e che lascia in sospeso alcune sottotrame, puntando molto su una regia ricercata, la magnificenza del paesaggio e l’abilità degli interpreti, con il rischio però di perdere lo spettatore e confonderlo. Ma se è vero che un buon film è quello che sa creare un’atmosfera, La Foresta di ghiaccio sicuramente ci riesce: quel freddo ti rimane addosso, così come gli sguardi di quei montanari e quella natura che incombe silenziosa, teatro di traffici umani, odio e solitudine.

Prodotto da Ascent Film con Rai Cinema e con il sostegno di Mibact e Trentino Film Commission, La Foresta di ghiaccio sarà distribuito nelle sale italiane il 13 novembre da Fandango. Le vendite internazionali sono affidate alla francese Doc & Film International. Il film è stato già venduto, dopo il debutto a Roma, in Russia e nei paesi della ex Jugoslavia. Trattative sono in corso con Spagna, Francia e Portogallo.

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