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Naked Island: una storia di gulag jugoslavi

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- La regista esordiente Tiha K. Gudac ha realizzato un documentario forte sulla prigionia dei suoi nonni nel gulag jugoslavo durante gli anni '50.

Naked Island: una storia di gulag jugoslavi

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, il primo lungometraggio della regista croata Tiha K. Gudac, ha vinto il Premio Heart of Sarajevo al Miglior Documentario e la Menzione Speciale allo scorso Zagreb Film Festival.

Il documentario, incentrato sui nonni della regista e suoi loro amici detenuti come prigionieri politici nel gulag della Jugoslavia sull’isola di Goli Otok (letteralmente: Naked Island, Isola Nuda), è una storia molto personale e toccante, ma allo stesso tempo anche istruttiva, politicamente significativa e universale.

All’inizio del film, la Gudac rievoca la sua infanzia spensierata in compagnia dei nonni ma anche un segreto su cui non doveva fare domande: perché il corpo del nonno è coperto di cicatrici? Intervista poi la mamma, la sorella, la nonna, il papà e una delle amiche della nonna, scoprendo a poco a poco un passato oscuro legato alle questioni politiche del comunismo in Jugoslavia.

È opinione ampiamente diffusa che la Jugoslavia non fosse davvero uno stato totalitarista; il Presidente Tito, è considerato come uno dei maggiori leader del periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, poiché è riuscito a trovare un equilibrio tra est e ovest. Però, mentre questo potrebbe essere considerato vero per il lasso di tempo che va dagli anni 60 in poi, le conseguenze delle sue dispute con Stalin nel 1948 hanno gettato un’ombra scura sulla vita di molte persone.

Quando Tito pronunciò il famoso “No” a Stalin nel 1948, diede effettivamente inizio al periodo noto come Informbiro (che durò fino al 1955), che vedeva i due Paesi sull’orlo della guerra. Ciò non avvenne poiché Tito ottenne il supporto dei Paesi dell’ovest, ma ebbe come conseguenza un’ondata di misure totalitariste in Jugoslavia, in cui le cui personalità di spicco finivano sotto sorveglianza per i rapporti con l’URSS, seguite dai servizi di sicurezza e intercettate durante le conversazioni telefoniche. Questo, a sua volta, insinuò la paranoia tra i cittadini, che avrebbero consegnato amici e vicini per paura di essere essi stessi imprigionati.

Tra i prigionieri ci fu il nonno della Gudac, proprietario all’epoca di una grande fabbrica, e sua moglie. La regista ha arricchito il documentario con filmati tratti dagli archivi, vecchie foto di famiglia e interviste. Naturalmente, è sua nonna, lei stessa prigioniera a Goli Otok, che fornisce il maggior numero d’informazioni, alcune delle quali (riguardanti le torture che furono costretti a infliggere gli uni agli altri) sono davvero sconvolgenti, mentre i dialoghi con la madre e la sorella si rivelano i più toccanti.

A un certo punto, la Gudac riesce a fare in modo che il film si ripieghi su se stesso, nel momento in cui la madre rifiuta il fatto che, come famiglia, stiano ancora vivendo con le cicatrici del passato – scoppiando in lacrime durante la visita con la figlia dell’isola tristemente famosa. 

Naked Island è stato prodotto dalla Factum, che ha sede a Zagabria. 

(Tradotto dall'inglese)

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