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Impressions of a Drowned Man: il suicidio, questo ciclo eterno

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- Kyros Papavassiliou rivisita il poeta greco Kostas Karyotakis in un film insolito scelto per gli Hivos Tiger Awards

Impressions of a Drowned Man: il suicidio, questo ciclo eterno

Il regista cipriota Kyros Papavassiliou presenta il suo primo lungometraggio Impressions of a Drowned Man [+leggi anche:
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al 44° Festival di Rotterdam. In concorso per gli Hivos Tiger Awards, il film è una curiosa opera sulla ricerca dell’identità e su una fatalità imposta. Ma cosa succede se l'identità, contro ogni aspettativa, è quella di un poeta morto? E se il destino imposto fosse il riproporsi di un suicidio?

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Sono questi gli interrogativi da cui Papavassiliou ha costruito l’insolita sceneggiatura del suo film. Un uomo (Thodoris Pentidis) si risveglia su una spiaggia e si accorge di aver perso la memoria. Seguendo un altro uomo, che confessa di essere un attore, giunge a una città vicina. Lì, tutti coloro in cui si imbatte - da una ex fidanzata fino ai suoi genitori – gli confermano che sì, lui è Kostas Karyotakis, un poeta greco che si è suicidato nel 1928. Ma se è così, che ci fa lì? Per ogni anniversario della sua morte, Karyotakis torna nel presente a rivivere i suoi ultimi momenti prima di suicidarsi di nuovo. O almeno, così vogliono farci credere.

Senza ben chiarire se la trama insolita sia dovuta alla schizofrenia del personaggio o ad un mondo di realtà parallele, il film sviluppa la sua azione tra un’atmosfera fantastica e numerose incursioni poetiche esplicite che non cessano di evocare – anche con didascalie sullo schermo – parti delle opere e la lettera del suicidio del poeta.

In realtà, Karyotakis tentò senza successo il suicidio per annegamento. Poi finì per spararsi. Nella sua nota di suicidio c'è un post scriptum, citato nel film, che consiglia a chiunque sappia nuotare di non tentare di annegare, visto che, nel suo caso, l’organismo aveva ostacolato la sua volontà. Poi aggiunge: "Forse un giorno, se ne avrò la possibilità, scriverò le impressioni di un annegato". Nel film, la possibilità si presenta, anzi è imposta, ma il supposto poeta non sembra coglierla, e rifugge dal suicidarsi nuovamente. Sembra che dopo quasi 90 reincarnazioni per l'anniversario della sua morte, Karyotakis voglia rifiutare finalmente il destino e sfuggire al museo dei poeti suicidi: un museo tetro in cui Papavassiliou colloca sotto lo stesso tetto le riproduzioni di Sylvia Plath, Vladimir Majakovskij e Paul Celan, tra quelli che hanno visto nella morte volontaria l'unica cura per le proprie inquietudini.

Benché originale e ben documentato, Impressions of a Drowned Man ha un approccio contemplativo ed eccessivamente kafkiano che non riesce a sedurre completamente lo spettatore. Se è vero che si riesce ad entrare nel suo gioco labirintico, è anche vero che la sensazione che ci lascia, alla fine, è quella di uno sgradevole vuoto, come le stanze vuote delle ultime scene del film.

(Tradotto dallo spagnolo)

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